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Counseling Day 2023


 
Gli ordini professionali non ci stanno e a distanza di pochi mesi dalla legge che disciplina per la prima volta le professioni non regolamentate, tornano ad alzare il livello dello scontro. Al centro delle critiche ci sono loro: tributaristi, pedagogisti, grafologi, traduttori, periti, interpreti, amministratori di condomini e molti altri, tutti rappresentanti di mestieri che non rientrano nelle tipologie degli ordini professionali, ma in qualche caso ci si avvicinano al punto da essere considerati una minaccia per la concorrenza e soprattutto per l’autorevolezza della professione legata a un Ordine.

Eppure la legge 4 del 2013, approvata nel gennaio scorso, riconosce ai cosiddetti “non regolamentati” la possibilità di costituire associazioni a carattere professionale di natura privatistica, di adottare un codice di condotta, di rilasciare attestazioni ai loro iscritti, e soprattutto ne istituisce l’elenco presso il ministero dello Sviluppo Economico. Un motivo in più che soffia sul fuoco della polemica, con gli ordini che continuano a parlare di minaccia per la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

L’ultimo a puntare il dito contro le professioni non regolamentate è il presidente del consiglio nazionale degli Psicologi, Giuseppe Luigi Palma, che definisce “abusive” figure come i «consulenti filosofici, pedagogisti clinici, e altre analoghe pseudo-psicologiche, che cercano di esercitare anche quelle che sono funzioni professionali tipiche dello psicologo e afferenti ai contenuti e metodi della formazione scientifico-professionale psicologica». Figure non qualificate, secondo il numero uno degli psicologi italiani, che «cercano di “auto assegnarsi” funzioni riservate per legge alla professione di psicologo». Il duro attacco non si ferma qui, ma chiama in causa l’intero sistema sanitario italiano. «Il fatto che la professione di psicologo sia stata esplicitamente ricompresa tra le professioni sanitarie – sottolinea Palma – rende la sanità italiana al passo con l’evoluzione dei tempi. Ma, proprio come per i medici, la tutela del cittadino deve avvenire attraverso la garanzia fornita dal valore pubblicistico delle professioni ordinistiche».

Accuse rispedite al mittente, almeno da parte dei rappresentanti delle professioni “libere”, che leggono il loro successo e la loro crescita numerica come una modificazione del mercato del lavoro che risponde alla modernità e al cambiamento dei tempi. Per questo enorme esercito di lavoratori, la legge 4 del 2013 è un ottimo punto di partenza. Emiliana Alessandrucci, presidente del Colap, il coordinamento delle libere associazioni professionali, parla di «un mercato più meritocratico, più trasparente nell’offerta dei servizi, e anche più conveniente per il cliente finale». Un buon punto di partenza che tuttavia mostra ancora alcune lacune. «Ad oggi il ministero dello Sviluppo Economico – spiega la presidente del Colap – svolge solo un controllo burocratico sulle associazioni che fanno richiesta dell’attestato di riconoscimento. Manca un’attività di vigilanza più capillare che tuteli questo genere di professionisti da eventuali impostori». In ogni caso, conviene Emiliana Alessandrucci, la norma è un importante passo in avanti in risposta ai cambiamenti che si stanno consumando nel mondo del lavoro. «La crisi del mercato – spiega – favorisce la diffusione delle nostre professioni perché il posto fisso è sempre più lontano e anche le professioni ordinistiche stanno vivendo un momento di difficoltà». Ma la vera discriminante – a detta di molti ordini professionali – non è il riconoscimento professioni nuove, ma quello di figure che offrono al pubblico competenze già svolte dagli ordini professionali esistenti.

«Noi commercialisti – commenta Domenico Posca, presidente dell’Unione italiana commercialisti – siamo tra i più colpiti, perché la nuova legge riconosce figure come i tributaristi iscritti alle camere di commercio che in realtà svolgono le stesse funzioni di professionisti entrati nel mercato del lavoro solo dopo lunghi studi e il superamento dell’esame di Stato». Alla base di tutto rimane tra l’iscritto all’ordine e il “non regolamentato” una differenza che, almeno i professionisti classici, ritengono abissale. Una posizione confermata da Marina Calderone, presidente del Comitato unitario delle professioni, secondo la quale «essere professionista significa aver fatto un determinato percorso: il conseguimento di un titolo di studio universitario valido, la frequenza di uno studio professionale per i 18 mesi di tirocinio, il superamento dell’esame di abilitazione e, solo dopo tutti questi passaggi, l’iscrizione all’Albo professionale». Tutti passaggi effettivi che rivelano competenze accertate, dietro le quali però si cela una guerra di trincea per la difesa di un mercato divenuto troppo povero per soddisfare le esigenze e le aspirazioni di tutti.

titolo: Professioni, lotta continua tra chi ha l’ordine e chi no
autore/curatore: Daniele Autieri
fonte: La Repubblica
data di pubblicazione: 04/11/2013
tags: legge 4, ordini professionali, colap, professioni non regolamentate, psicologi, cnop

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