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Uno dei temi più interessanti di ogni progetto di riforma delle professioni anche di quello in atto da parte del governo Berlusconi, che, come ricorda qualcuno è almeno il venticinquesimo da quando esiste la Repubblica Italiana, è la dicotomia tra i professionisti che hanno glia un Albo e un Ordine e quelli che, invece, non ce l´hanno. Va da sè che la prima richiesta di ogni gruppo di “nuovi” professionisti sia quello di ottenere un Albo, che poi significa anche un riconoscimento pubblico e anche maggior potere nella trattativa con i partiti e il Parlamento. Inoltre, in genere con l´Albo si gestisce anche l´accesso alla professione e questo dà ulteriore potere.

Dall´altra parte, i “vecchi” professionisti, quelli già “protetti” da un Albo, sono tentati, in generale, di scavare dei fossati tra loro e le nuove professioni che avanzano, mentre tentano di conservare o addirittura allargare i loro privilegi (magari con l´esclusiva su certe funzioni, come quella che adesso gli avvocati di nuovo rivendicano sulle liti stragiudiziali).

La dialettica fra vecchi e nuovi, presente certo in ogni altro Stato, ha in Italia una particolare connotazione, perchè di Albi parla proprio la Costituzione. In altri paesi, di diversa tradizione, come la Gran Bratagna, non esistono gli albi ma soltanto le “associazioni” tra professionisti. Dunque in quei paesi e negli altri che hanno la stessa tradizione, quando una nuova professione emerge, essa si fa strada semplicemente raccogliendo i componenti in nuove associazioni, che poi si faranno valere a livello politico ed istituzionale.

Qui da noi le cose sono maledettamente più complicate. E anche il tentativo di ogni governo di creare un minimo comun denominatore, con leggi anche a vantaggio dei professionisti, si arena sempre di fronte al mare magnum delle diversità che sembrano inconciliabili.

titolo: La guerra sotterranea
autore/curatore: \
fonte: La Repubblica
data di pubblicazione: 17/05/2010

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