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In Senato è in discussione una proposta di legge di riforma dell'ordinamento della professione forense. Un test per tutta la legislazione delle libere professioni. Di questa discussione colpisce un sostanziale radicamento del confronto sul tema delle tariffe minime e dell'accesso alla professione. Molto poco, o niente, si discute di organizzazione del lavoro di specializzazione, di qualità della prestazione professionale, insomma di innovazione. Sembra che a nessuno interessi conoscere di che ha bisogno la società, il mercato, delle modalità e norme di esercizio delle professioni negli altri paesi europei.

Se le cosiddette 'lenzuolate' di Bersani furono isolati colpi di frusta contro una staticità antica a tutela di chi già c'è ed occupa un posto da posizioni di forza, oggi sembra di ritornare al passato quando la disciplina fiscale delle libere professioni era intesa come liberazione dal fisco. Insomma non si discute nemmeno che una diversa disciplina fiscale possa essere occasione per passare dal professionista singolo 'taumaturgo' e 'tuttologo' a forme societarie che aggreghino professionisti e specializzazioni sempre più elevate.

Insomma è possibile che nessuno si sia domandato se un buon progetto edilizio può essere frutto di un singolo o invece sia la sintesi di architetto, esperto strutturista, esperto impiantista, specializzato in ergonomia e discipline ambientali, e via discorrendo?

Perché non si parla di società di professionisti, di incentivi fiscali e facilitazioni finanziarie per passare dallo studiolo alla 'factory'? Forse perché così si può continuare a lavorare in nero, ad evadere le tasse, a sfruttare i giovani invece di vedere finalmente buste paga e bilanci certificati?

Tutto questo ovviamente avviene in mezzo alla richiesta di istituzione di nuovi albi e nuovi ordini, insomma si potrebbe dire alla istituzione di nuove lobbies, funzionali al mantenimento dello status quo. D'altra parte a destra non possono che essere contenti, in parlamento ci sono solo avvocati e commercialisti praticamente, ma a sinistra non si pensa che una riforma reale del diritto delle professioni, l'incentivazione alla formazione di strutture societarie, sarebbe una vera riforma ecosostenibile?

Ovviamente c'è da sperare poco, ma d'altra parte perché sperare, non è interesse della maggioranza non avere una politica della casa e spremere gli studenti fuori sede? Non è interesse della maggioranza appropriarsi della ricchezza e scaricare i costi sullo stato fino a quando questo non imploderà abolendo tasse razionali come l'ici? Non è interesse della maggioranza impedire una riforma del regime dei suoli e degli espropri? Non è interesse della maggioranza sostenere fino alla fine l'ambientalismo del 'no nel mio giardino?

Torna a mente il tutto cambia perché tutto rimanga uguale di gattopardiana memoria, e anche se queste parole dovessero essere grida nel deserto bisognerebbe però continuare a gridare, perché almeno la speranza di un cambiamento non ce lo devono togliere.

titolo: Riforme insostenibili
autore/curatore: Mauro Parigi
fonte: Green Report
data di pubblicazione: 12/05/2010

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