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Counseling Day 2025


 
Il consiglio dei ministri ha dato il via libera alla riforma generale delle professioni, che interessa quattordici figure professionali. Avviato e poi rinviato a un altro consiglio dei ministri, invece, il ridisegno delle regole per i commercialisti.

Le professioni interessate dal riordino vanno dagli architetti ai consulenti del lavoro, dai geometri ai periti, dagli attuari agli ingegneri. Il testo lascia fuori avvocati e commercialisti, notai, tutte le professioni sanitarie, ma anche chimici fisici e biologi.

Tutti i provvedimenti approvati dal governo, che arrivano a distanza di tredici anni dall’ultima legge organica per le professioni, sono disegni di legge delega. Avranno quindi poi bisogno dei decreti delegati, affidati all’esecutivo. Ora andranno tutti in Parlamento per l’approvazione. Ma i tempi per varare le nuove regole di fatto sono stretti e rischiano di non centrare l’obiettivo prima della fine della legislatura. Per esercitare la delega, il governo ha infatti ventiquattro mesi di tempo, che scattano a conclusione dell’iter parlamentare.

Il Ddl si propone innanzitutto di mettere ordine nel labirinto di competenze e attività riservate che si sono stratificate e sovrapposte negli ultimi anni, fra le categorie, in modo da evitare le «invasioni di campo». Nella relazione illustrativa, si spiega che non saranno attribuite nuove competenze, ma occorre «perimetrare le attività in base alle norme vigenti» facendo attenzione soprattutto ai casi in cui le materie e le competenze sono a cavallo tra varie categorie.

Nel disegno di legge sono elencati oltre venti principi guida, tra cui parità di genere nella governance e nelle liste elettorali per gli Ordini e i Consigli nazionali, equo compenso, revisione delle regole per la formazione continua, riforma dell’esame di stato. I consigli di disciplina non saranno più nominati dai presidenti dei tribunali, ma per vie «interne» dagli Ordini.

Tra le novità più significative, c’è appunto l’estensione dell’equo compenso a tutti i rapporti con i clienti e non solo a quelli “forti” come banche e assicurazioni. Si consente poi alle categorie che ne faranno richiesta di avviare un percorso di riconoscimento delle varie specializzazioni interne e delle certificazioni di competenze. Prevista anche una estensione delle tutele per il rinvio delle scadenze tributarie e contributive in caso di malattie gravi, infortuni o maternità.

L’ultimo intervento organico sulle professioni risale al 2011 con il decreto legge 138, attuato poi nel 2012, che ha dettato regole generali, valide per tutte le professioni, sugli Albi, il tirocinio, la formazione continua e i procedimenti disciplinari. Da allora il comparto, che comprende oltre 1,6 milioni di professionisti, ha visto tanti interventi a macchia di leopardo.

Il governo Meloni si è sempre mostrato molto vicino al mondo dei liberi professionisti. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha presieduto a lungo l’ordine nazionale dei consulenti del lavoro, toccati ora dalla riforma. La necessità di svecchiare le regole del sistema degli ordini nel suo complesso, comunque, è da tempo sottolineata da più parti. L’associazione Professioni italiane, presieduta da Rosario De Luca (marito di Calderone, a cui la ministra ha ceduto la presidenza dei consulenti del lavoro) ha presentato al governo una piattaforma unitaria con richieste di intervento per potenziare il ruolo sussidiario dei professionisti rispetto allo Stato e riformare l’accesso.

titolo: Cosa c’è nella nuova riforma generale delle professioni
autore/curatore: Redazione
fonte: Linkiesta
data di pubblicazione: 05/09/2025
tags: riforma professioni, professioni intellettuali, riserve professionali

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