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Il Decreto del fareI primi provvedimenti di questo Governo sono volti a rilanciare l’economia del nostro Paese; primo fra tutti il decreto del “fare”, approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei Ministri. Leggendo il Decreto va subito rilevato che non c’è nessun riferimento specifico al mondo delle professioni. Ancora una volta non si dà rilevanza ad un settore che oggi potrebbe rispondere meglio di altri alla crisi, all’economia in cambiamento e al nuovo mercato del lavoro.

Con la legge 4/2013 il legislatore dà rilevanza sociale, economica e produttiva alle professioni associative. Ma la vera valorizzazione di esse deve passare attraverso una revisione dell’approccio “tradizionale” delle politiche di ripresa. I provvedimenti economici, di sviluppo, di politiche del lavoro devono includere anche questo settore che oggi è in grado di dare tanto in termini occupazionali, di produttività, di contributo al PIL, favorendo la necessaria crescita.

La riflessione che intendo proporre prende spunto da qualche provvedimento del decreto per arrivare ai tipi di intervento che sarebbe necessario porre in essere per dare la giusta attenzione e valorizzazione alle professioni associative.

FONDO DI GARANZIA. (Agevolare l’accesso al credito dei professionisti associativi.)
Il Fondo di garanzia sostiene lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese Italiane concedendo una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti concessi dalle banche. Oggi il decreto del Fare rafforza il fondo di garanzia rendendo più facile l’accesso al credito per le PMI. Il ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, ha infatti individuato le modalità e i criteri semplificati di accesso all’intervento del Fondo centrale di garanzia in favore delle startup innovative e degli incubatori certificati.

Dal provvedimento resta fuori tutto ciò che non è spiccatamente impresa ed in particolare le professioni associative. La proposta CoLAP sul Fondo di Garanzia è finalizzata a costituire all’interno del Fondo stesso una parte speciale (sperimentalmente anche piccola) destinata a sostenere gli start up professionali, i processi di innovazione, il consolidamento di studi in difficoltà.

Il ministero dello sviluppo per valutare l’accesso al fondo oltre a considerare l’affidabilità, la solvibilità, la validità del progetto etc., dovrebbe prendere in considerazione tra le variabili determinanti il possesso, da parte del professionista richiedente, dell’attestato di qualificazione professionale e di standard qualitativi (per semplificare attestato di qualità). Tale attestato può divenire una garanzia in termini di professionalità, deontologia e competenze del professionista richiedente. Il nostro settore si è sempre autofinanziato tutto, dalla formazione, all’innovazione, è riuscito con le sole sue forze a dare molto; ma con un supporto serio e strutturato da parte dello Stato potrà dare sicuramente di più.

SEMPLIFICAZIONE e SUSSIDIARIETA’. (Delegare ai professionisti associativi).
Oggi l’Italia e in particolare la Pubblica Amministrazione hanno bisogno di semplificare per innovare. La difficoltà spesso registrata da parte della PA di rispondere ai bisogni dell’utenza e alla velocità dell’economia e del business in modo efficace e tempestivo ci impongono una riflessione seria sulla questione delle semplificazioni. Le professioni sono un importante corpo di competenze, conoscenze e saper fare diffuso su tutto il territorio nazionale, in grado, quindi, di affiancare la PA nel suo operato migliorando l’efficienza e l’efficacia delle risposte e degli interventi.

La proposta CoLAP sul tema semplificazione e deleghe è quella di riconoscere a diversi professionisti associativi (parlo di tributaristi, esperti di pratiche amministrative, visuristi, amministratori di condominio, etc.) la facoltà di svolgere servizi oggi assegnati alla PA. Ci sono in piedi già interessanti progetti, come l’agenzia delle imprese dove sperimentalmente questo si potrebbe provare. La semplificazione passa per l’investitura di soggetti privati di attività fino ad oggi gestite dal pubblico.

E ancora una volta la legge 4/2013 ci viene incontro, permettendoci di meglio identificare , attraverso l’attestazione il soggetto in grado di garantire competenze, professionalità, standard qualitativi. Ora occorre solo fare lo sforzo di trovare il sistema più efficace per gestire tali deleghe.

LAVORO. (Promuovere l’occupazione di giovani e donne. Urgente la questione delle Partite Iva).
Il pacchetto lavoro proposto dal Governo ha l’ambizione di rilanciare l’occupazione, in particolare individuando soluzioni volte a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne attraverso sgravi fiscali e flessibilità in entrata. Molti dei nostri professionisti sono giovani e donne e sentono urgente il bisogno di manovre in grado di aiutarli ad avviare la professione, migliorare le proprie condizioni di lavoro, mettere al servizio dell’utenza le competenze acquisite nel proprio percorso formativo e implementare la loro competitività nazionale ed internazionale. Va comunque detto che oggi, seppur allarmante il problema dell’occupazione giovanile e femminile, un’altra piaga economica e sociale è rappresentata dagli over 40 e over 50 che fuoriescono dal mercato del lavoro dipendente, il loro riposizionamento diventa un problema a dimensioni crescenti. Le nostre professioni sono un impiego interessante e attrattivo per molti di questi neo disoccupati.

Nel provvedimento in esame troviamo assunzioni agevolate, riduzione delle pause nei contratti a termine, incentivo dell’apprendistato interventi che possono sicuramente rappresentare un primo passo per il miglioramento delle condizioni del lavoro dipendente, troppo poco è stato fatto per i lavoratori autonomi. Occorre agire con una certa urgenza su: previdenza, incentivi all’avvio di studi, defiscalizzazione, e ammortizzatori sociali per studi in crisi.

Iniziamo dal più iniquo dei rapporti la previdenza. Oggi con la riforma Fornero i professionisti con partita iva non iscritti ad un ordine professionale subiscono un prelievo contributivo senza paragoni, ben il 27% contro un 14% di un professionista autonomo iscritto ad una cassa privata. Quest’aliquota è destinata a salire per arrivare nel 2018 ad una aliquota del 33% completamente a carico del lavoratore, tale evoluzione inciderà fortemente sulla competitività del professionista associativo e sulla sua capacità di rimanere attivo sul mercato, un provvedimento iniquo che incentiverà sicuramente il sommerso.

La proposta del CoLAP è quella di rivedere la contribuzione della gestione separata dell’INPS agendo per step evolutivi. In primis occorre distinguere chi versa in quella cassa da parasubordinato e chi come libero professionista, per il parasubordinato l’aliquota inps grava solo per 1/3 sul lavoratore, per il professionista praticamente tutta. Tenendo presente questa distinzione si potrebbe rivedere la percentuale di contribuzione. Raggiunto questo obiettivo si devono rivedere i piani e i rendimenti di investimenti della gestione, per poi arrivare alla liberalizzazione della previdenza e delle casse previdenziali.

Il CoLAP 2.0 ha l’obiettivo di ricondurre le professioni associative in tutti i provvedimenti economici, sociali, lavorativi che verranno proposti, perché dopo la legge 4/2013 siamo riconosciuti come una forza rappresentativa e forte da cui il Paese può attingere molto in termini di occupazione, crescita e benessere.

titolo: Il Decreto del fare
autore/curatore: Emiliana Alessandrucci
argomento: Politica professionale
fonte: Il Giornale delle Partite IVA, Anno 5, Numero 31, Luglio-Agosto 2013, p. 18
data di pubblicazione: 02/08/2013
keywords: colap, riforma fornero, previdenza, inps, gestione separata

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