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Un piccolo virgulto che deve sbocciareSe vi fosse capitato, in qualche viaggio in Africa, di percorrere tratti desertici, vi sarà certo accaduto di vedere, tra i sassi e le sabbie rossastre, ogni tanto spuntare qualche arbusto dai rami ritorti ed incolori, portatori di qualche rada foglia, nato al di fuori di ogni logica: forse un masso poco lontano lo aveva protetto dai venti desertici predominanti, forse un seme particolarmente motivato era riuscito ad avere ragione del clima ostile, forse una piccola coda di nuvola, spersa non si sa perché ad una latitudine impropria, aveva rovesciato su quel seme qualche goccia di pioggia.

Fatto sta che l’arbusto stava li, orgoglioso di mostrarsi ai viaggiatori, certo che avrebbero compreso l’importanza del suo successo, il miracolo della sua nascita.

E la stessa sensazione che ho provato quando il Parlamento ha approvato la “nostra” legge, fortemente voluta sola da noi, con l’avversità di tutti.

Non la volevano gli ordini professionali al completo, in quanto convinti di avere essi soli il diritto di definirsi professionisti, anche se sotto c’erano anche questioni più prosaiche, come il timore delle concorrenza.

Non la voleva la Confindustria che motivava la sua opposizione sostenendo che la legge avrebbe portato con se una nuova “regola” sulle professioni e quindi per i campioni della libera concorrenza, quando applicata agli altri, avrebbe comportato una riduzione della libertà d’impresa.

Non la volevano i Sindacati, se non avesse previsto una possibilità di “controllo” da parte loro.

Non la voleva il vertice del partito di maggioranza relativa, timoroso di perdere il consenso degli ordini professionali: è stato un colpo di fortuna, aver trovato una pattuglia di suoi parlamentari particolarmente aperti al nuovo.

Non la voleva sino in fondo neppure il maggior partito di opposizione, che pure la ha sostenuta, tanto che si è affrettato a votare compatto, il giorno dopo, la riforma forense, provvedimento antitetico alla nostra legge.

Insomma, non la voleva nessuno nonostante tutti, grazie al tanto lavoro di informazione fatto, avessero compreso che la legge era profondamente giusta, che rimborsava anni di disattenzione verso una parte del tessuto produttivo italiano, che favoriva l’informazione corretta ai cittadini, ma ognuno aveva una buona ragione per non impegnarsi davvero nel portarla avanti.

La sua approvazione è stato un miracolo, come la nascita dell’arbusto nel deserto: è legge dello Stato con il numero 4 dell’anno di grazia 2013.

Ed allora dobbiamo farle spiegare tutti i suoi effetti che, a ben vedere, vanno ben al di là di quanto scritto negli undici scarni articoli. Sarà la nostra missione dei prossimi mesi, dei prossimi anni: la seconda colonna che sorregge il sistema professionale italiano, quella rappresentata dalle professioni associative, dovrà ingrossarsi sino a raggiungere la prima, quella che compie ora i 100 anni. Altrimenti non vi sarà equilibrio e il rischio di crollo assai alto.

Il primo passo nella strada che dovremo percorrere dovrà essere quello di iniettare il concetto di professione associativa nell’intera legislazione italiana. La via più sicura per questa operazione è la scrittura ex novo dello Statuto del professionista.

Non dovrà limitarsi, come si legge in alcune proposte di questi giorni, ad introdurre piccole facilitazioni di tipo fiscale e formativo, pure utili, ma dovrà, molto più ambiziosamente, fissare i nuovi concetti su cui si dovrà basare l’attività del professionista.

Ricordava una recente nota del Consiglio Nazionale degli Architetti che Da anni in Italia, come nel mondo, è in corso una trasformazione del mercato dei servizi professionali, … la realtà dei nostri mestieri è profondamente cambiata … soprattutto nella richiesta di servizi integrati, di mobilità sul territorio, di uso di tecnologie avanzate, di maggiore responsabilità etica … questa profonda trasformazione … avrebbe dovuto, già da tempo, riflettersi negli approcci e nelle strategie degli organismi interprofessionali, facendone dei fondamentali nodi di un coordinamento capace di guidare il cambiamento.

Noi condividiamo in toto l’analisi e il fatto che venga da un Consiglio Nazionale di un Ordine ci fa sperare che sia possibile aprire ora, a legge approvata, un dialogo costruttivo e sinergico con quel mondo: per fare il meglio per i nostri professionisti, per favorire lo sviluppo delle loro attività, per proporre una politica nuova per le professioni dimostrando così di aver ben compreso la gravità del ritardo e metabolizzato la lontananza dei recenti provvedimenti di riforma da ciò che servirebbe al futuro dell’Italia.

titolo: Un piccolo virgulto che deve sbocciare
autore/curatore: Giuseppe Lupoi
argomento: Politica professionale
fonte: Il Giornale delle Partite IVA, Anno 5, Numero 27, Marzo 2013, p. 18
data di pubblicazione: 22/03/2013
keywords: colap, legge 14 gennaio 2013, counseling

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