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L'ascesa delle nuove professioniC’è il naturopata e il musicoterapeuta, l’erborista e l’esperto in medicine integrate e poi il consulente di investimento, quello fiscale, il bibliotecario, il geografo o l’esperto in radioprotezione. Sono solo alcuni dei profilili nati negli ultimi vent’anni sulla spinta di un contesto economico dinamico e in espansione e, dicono gli addetti ai lavori, destinati nel futuro a rafforzare ancor di più la loro presenza nel tessuto produttivo. Accanto alle professioni ordinistiche (e guai a confonderle con queste), dunque, si sono sviluppate anche in Italia numerose professioni senza il riconoscimento legislativo e che, nella quasi totalità dei casi, hanno creato autonome associazioni di tipo privatistico.

Con un’importanza economica crescente che fino ad oggi non ha trovato corrispondenza in una disciplina organica della materia. Per cui la crescita del settore si è svolta in assenza di regole, penalizzando in alcuni casi i professionisti più seri e preparati e, in altri offrendo ai consumatori prestazioni e servizi non sempre corrispondenti a quelli richiesti. A cambiare questo stato di cose ci ha pensato una legge ad hoc «Disposizioni in materia di professioni non organizzate», approvata dal Parlamento il 19 dicembre 2012 e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che punta a garantire una visibilità e una certezza giuridica a questi nuovi soggetti, incentivando, dice Roberto Falcone, presidente della Lapet, e uno dei sostenitori del provvedimento, «anche la possibilità per tanti giovani di entrare nel mercato del lavoro, grazie all’eliminazione di inutili barriere all’accesso ma garantendo nello stesso tempo la tutela dell’utente. Sarà solo il professionista più qualificato a reggere sul mercato».

Alcuni numeri
Ma quanti sono nel complesso questi professionisti? Le stime sono incerte perchè si tratta di un universo vasto e spesso non formalizzato. Secondo il Colap le professioni non regolamentate raccolgono oltre due milioni di professionisti e contribuiscono a creare il 7% del pil nazionale, percentuale che sale al 21% se si considerano le aziende collegate. Il Censis invece stima il fatturato complessivo di queste professioni (in totale oltre 3 milioni) in un 11,5% del pil. Questi soggetti per il 65,40% svolgono la propria attività esclusivamente come lavoratore dipendente, per il 18,2% anche come collaboratore di altre società o enti.

Significativo anche il numero delle associazioni, tanto più che si tratta di censimenti non di recente uscita: secondo il Colap sarebbero 200 (dati 2010); mentre la banca dati gestita dal Cnel ne conta 196 (dati 2005). Il panorama delle attività è il più vario: ce ne sono alcune relative ad ambiti professionali finora molto informali, mentre altre che confinano con il campo di azione di ordini esistenti. È anche se la legge ha escluso le attività già sottoposte a disciplina ordinistica, c’è chi teme che i confini si rivelino labili, confondendo così l’utenza.

Ma non tutti la pensano così. «Quello della confusione», sostiene ancora Falcone, «è il solito argomento pretestuoso. Con questa legge, infatti, il cittadino saprà semplicemente di poter scegliere tra professionisti ordinistici e non ordinistici. Tutto qui. Più chiaro di così. E la qualità degli stessi sarà certi?cata con un’attestazione che ha validità pari al periodo per il quale il professionista è iscritto all’associazione. Un percorso controllato e certi?cato».

I compiti dei professionisti
La legge non impone nulla al professionista, ma indica un sentiero da seguire. Non esiste, dunque, l’obbligo di essere iscritto a un’associazione, ma chi sceglie di farlo deve attenersi ad alcune regole. Il provvedimento introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica. Il professionista può quindi scegliere in che forma esercitare la propria professione, se in forma individuale, associata o societaria o nella forma di lavoro dipendente. Ma non saranno certo indenni da controlli, perchè dovranno comunque decidere tra le diverse soluzioni: iscriversi a un’associazione, applicare le norme Uni chiedendo una certificazione, oppure scegliere la via del fai-da-te, cioè un’autoregolamentazione volontaria valutata in conformità alle norme Uni definite, per le singole professioni, da organismi di certificazione accreditati.

E quelli delle associazioni
Le associazioni promuovono la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta, vigilano sulla condotta professionale degli associati e de?niscono le sanzioni disciplinari per gli associati che violano lo stesso codice. Possono rilasciare ai propri iscritti delle attestazioni su diversi aspetti, dalla regolare iscrizione del professionista, ai requisiti e standard qualitativi, fino al possesso della polizza assicurativa, non senza aver prima effettuato le necessarie veri?che.

Ma queste attestazioni non rappresentano tuttavia requisito necessario per l’esercizio dell’attività professionale. Per i settori di competenza, le stesse associazioni infatti possono promuovere la costituzione di organismi di certi?cazione della conformità a norme tecniche Uni.

titolo: L'ascesa delle nuove professioni
autore/curatore: Benedetta Pacelli
fonte: Italia Oggi
data di pubblicazione: 14/01/2013
tags: nuove professioni, associazioni professionale, riconoscimento senz'albo, ddl 3270, colap

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