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Poteva Infoiva cominciare la settimana dedicata alle professioni non regolamentate in Italia, senza ascoltare il presidente di CoLAP, l’ing. Giuseppe Lupoi, che da anni si batte per dare futuro e dignità a un esercito di professionisti in bilico tra un riconoscimento che non arriva e una professionalità sempre più elevata? Certo che no, ecco l’intervista...

Libere associazioni professionali: quale futuro alla luce della prossima riforma delle professioni?
La legge di regolamentazione delle associazioni professionali rappresenta in assoluto una grande opportunità di crescita e di ammodernamento del sistema delle professioni in Italia, in quanto pone al centro l’utenza e la qualità dei servizi professionali. Con questa legge, infatti, le associazioni assumono un ruolo fondamentale come strumento di garanzia nei confronti dell’utenza e come soggetto in grado di valorizzare le competenze dei professionisti associativi; soltanto quelle in possesso di ben definiti requisiti (democraticità interna, deontologia, rappresentatività, formazione permanente, polizza assicurativa) potranno essere inserite nell’elenco web tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Quale sarà, in questo senso, il compito del CoLAP?
Sarà proprio quello di vigilare affinché soltanto le associazioni davvero in grado di rispondere ai requisiti richiesti dalla legge possano essere inserite in questo elenco e che tutto sia fatto con correttezza, trasparenza e veridicità. L’elenco e la legge nel suo complesso dovranno rappresentare uno strumento di eccellenza e servire da stimolo alla crescita, all’implementazione e al miglioramento di tutte le associazioni e dei loro professionisti.

E il CoLAP, che cosa si aspetta dalla riforma delle professioni?
Il CoLAP si aspetta che la riforma dia dignità e status agli oltre 3 milioni di professionisti non regolamentati che quotidianamente prestano i loro servizi professionali e sono utili alla collettività. Si tratta di un universo professionale che è stato fino ad oggi oggetto di immotivate accuse di abusivismo da parte degli ordini professionali. Finalmente con questa legge si da piena legittimazione al secondo pilastro sul quale si regge un sistema professionale moderno: accanto agli ordini, enti pubblici dove si iscrivono obbligatoriamente i titolari di una patente statale per l’esercizio di determinati atti di professione indicati dalla legge, ci sono le associazioni professionali, soggetti privati con il compito di promuovere e valorizzare le competenze dei professionisti che volontariamente decidono di aderire.

Qual è, oggi, l’umore dei vostri associati?
Certamente variabile, ma allo stesso tempo in fibrillazione. Sono anni che attendono la regolamentazione e sanno di non essere mai stati così vicina ad ottenerla: mai di un testo di legge di regolamentazione delle associazioni professionali si era discusso in una Aula parlamentare e tanto meno era stato votato con maggioranza quasi bulgara da ben due rami del Parlamento. Il nostro lavoro è stato di far comprendere ai parlamentari le potenzialità di questo mondo ed i benefici economici e sociali di una sua regolamentazione. Diciamo che siamo fiduciosi. Quel che è certo è che dall’esito di questa legge dipenderà il nostro umore futuro, quando saremo chiamati a votare in primavera. Per quel tempo sapremo sicuramente chi è davvero un nostro sostenitore e chi si è soltanto professato tale.

Perché in Italia il corporativismo è così forte, a suo avviso?
La principale causa dell’immobilismo e della perdita di competitività del nostro Paese sono proprio la forza delle corporazioni. Quelle degli ordini sono tra le più forti. Basta fare un giro sui siti di Camera e senato per vedere che la stragrande maggioranza dei componenti è iscritto ad un ordine professionale (avvocati, commercialisti, giornalisti).

Che cosa significa per voi questo stato di cose?
Significa che non abbiamo una rappresentazione reale della società ma una espressione delle lobby di potere e delle corporazioni. Ed il concetto di lobby non sarebbe nemmeno sbagliato; lo è però quando muove la politica soltanto per fare i propri interessi personali a scapito della collettività ; lo è quando mira soltanto a difendere il proprio orticello e le proprie posizioni di potere a danno del sistema economico e sociale. Per farle un esempio: lo scandalo della controriforma forense che ancora tiene banco in Parlamento e che sembra venga approvata entro Natale, che aumenta le riserve di legge alla consulenza legale, cosa inaudita in ogni parte del mondo!

I limiti e i vantaggi del sistema ordinistico italiano, secondo il CoLAP
Gli ordini professionali sono ormai anacronistici. Il loro principale limite è quello di legittimarsi solo per il fatto che i loro iscritti hanno superato un esame di stato una volta nella vita e solo questo fatto di considerarsi composti da “bravi professionisti”. Questo è sbagliato e fuori tempo. Oggi, in una società come la nostra che vive di “sapere” ed è in continua evoluzione, dove nascono sempre nuove esigenze che richiedono un continuo aggiornamento delle competenze professionali per stare sul mercato, questo sistema è superato e limitativo. Faccio spesso un esempio: un laureato in medicina un giorno supera l’esame di stato e diventa medico. Ad un certo punto della sua vita decide di trasferirsi in India e fare il santone. Al suo ritorno in Italia , diciamo dopo venti anni, lui è e continua ad essere un medico. Surreale non crede? Lei si sentirebbe sicuro di lasciare nelle mani di questo professionista la sua vita?

Me lo dica lei...
Oggi, con la riforma degli ordinamenti professionali del Governo Monti, in apparenza le cose stanno cambiando. Gli ordini hanno accettato una sorta di verifica nel tempo della formazione del professionista, però, avendo voluto tenere in loro mano tutto il percorso formativo, lo hanno condannato al fallimento: l’esperienza degli ECM insegna al riguardo. Forse da questa riforma potremo ricavare dei vantaggi…al momento vantaggi del sistema ordinistico italiano non mi sovvengono (e lo dico da iscritto ad un ordine).

CoLAP è un coordinamento che “dà fastidio” a tanti: perché?
Dà fastidio perché introduce logiche meritocratiche e competitive, perché massifica l’innovazione e anticipa il cambiamento, in un sistema statico che tende a equiparare tutte le competenze.

Che cosa chiedete a al prossimo governo per “contare di più”?
Semplicemente che si dia avvio ad un processo di riforma capace davvero di rendere merito al nostro Paese e ai nostri professionisti e che ci permetta di competere alla pari con gli altri stati europei dove il sistema associativo esiste ed è un sistema vincente.

titolo: Dignità e status ai professionisti non regolamentati
autore/curatore: Davide Passoni
fonte: Infoiva
data di pubblicazione: 10/12/2012
tags: riforma professioni, riconoscimento associazioni professionali, ordini professionali

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