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Noi partite IVA massacrate dall'indifferenzaCerto, nessuno è contento se 19 operai della Fiat di Pomigliano d’Arco saranno licenziati per far posto a quelli iscritti alla Fiom “riassunti” da una sentenza del giudice. E nessuno sarà contento se nei prossimi mesi il gruppo automobilistico non sarà in grado di riassorbire, in tutto o in parte, le migliaia di lavoratori attualmente in cassa integrazione.

Detto questo di cosa stiamo parlando? I dipendenti Fiat in Italia sono circa 25.000 (sui 205.000 a livello mondiale), pari allo 0,1% degli occupati (circa 23 milioni – Istat gennaio 2012), i metalmeccanici nel loro complesso 2 milioni circa, un po’ meno del 9% degli occupati, di cui 1.600 nella grande industria (e gli iscritti alla Fiom sono 350.000, l’1,5% degli occupati totali). E quante sono invece le “partite Iva” individuali? Quasi 5 milioni se si contano le professioni ordinistiche, 2,5/3 milioni se si considerano solo quelle non regolamentate. Un peso sull’occupazione ben maggiore di quello dei metalmeccanici. Con la differenza che se questi ultimi hanno una forte rappresentanza sia sindacale sia politica, le prime sono “figlie di nessuno”.

I metalmeccanici certo non navigano nell’oro, i loro stipendi netti sono decisamente inferiori rispetto a quelli dei colleghi tedeschi. Ma possono contare su tutte le legittime conquiste delle lotte sindacali degli anni ’60-’70: contributi pensionistici, ferie pagate, malattia, maternità, cassa integrazione (che riduce la retribuzione, ma dà comunque la sicurezza – finché dura – di una entrata a fine mese). Nessuno gliele vuol togliere. Vorremmo solo sommessamente far notare che la grande massa di lavoratori autonomi a cui noi ci rivolgiamo non ha alcuna di queste tutele. Se un idraulico, un consulente informatico, un traduttore si infortunano, non sono in grado di eseguire o consegnare nei tempi concordati il lavoro acquisito né di prendere nuovi in carichi fino a quando non saranno guariti. E si potrebbero fare tanti altri esempi di situazioni analoghe. Per loro non c’è cassa integrazione o malattia pagata. Non c’è niente.

Quello che irrita è il bombardamento mediatico che regolarmente si scatena in occasione di uno scontro tra Fiat e Fiom: scontri che vanno molto al di là della loro effettiva dimensione economica per acquisire significati “simbolici” e politici. Pochi dicono che meno di metà degli operai Fiat è iscritta a un sindacato e quelli iscritti a Fiom sono solo circa il 12% del totale. Ci troviamo di fronte al caso di una minoranza rumorosa e iper rappresentata, mentre la maggioranza dei lavoratori a partita Iva è silenziosa e insieme sottorappresentata.

Le elezioni si avvicinano e i partiti – tutti – sembrano voler accrescere rumore al rumore in una valenza più mediatica che sostanziale, mentre continuano a non accorgersi che nel Paese c’è un “popolo” ben più numeroso di lavoratori soli, non rappresentati, figli di un welfare minore perché il welfare maggiore si è tutto concentrato sulle categorie garantite della grande industria e dell’impiego pubblico.

Se qualcuno avesse la forza e la lungimiranza di rappresentare quel “popolo” non solo vincerebbe le elezioni, ma – cosa ben più importante – modernizzerebbe il paese.

titolo: Noi partite IVA massacrate dall'indifferenza
autore/curatore: Francesco Bogliari
fonte: La mia partita IVA
data di pubblicazione: 08/11/2012
tags: partita iva, fisco, previdenza, istat

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