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Noi senza Ordine, ribelliamoci!Non esistono statistiche ufficiali, perché l’Istat li conta in un modo, l’Inps in un altro, l’Agenzia delle entrate in un altro ancora. Ma c’è una certa condivisione sul fatto che si tratti di più di 2 milioni e mezzo di persone. Sono i professionisti “non ordinistici”, cioè che esercitano professioni non regolamentate da Ordini o Collegi.

Stiamo parlando di pubblicitari, designer, grafici, fotografi, traduttori e interpreti, sociologi, consulenti di marketing e formazione aziendale, periti e consulenti assicurativi, consulenti editoriali, archeologi, biotecnologi, tributaristi, pedagogisti, mediatori familiari, optometristi, enologi ed enotecnici, grafologi, guide turistiche, operatori del fitness, fisioterapisti, operatori di shiatsu, fisioterapisti, psicomotricisti, counselor, ecc. Centinaia di specializzazioni e, appunto, oltre 2 milioni e mezzo di operatori.

Uno dei motivi della loro debolezza negoziale è il basso livello di rappresentanza, che li rende poco “appetibili” alla classe politica in quanto, se il numero assoluto è elevato, si tratta di 2 milioni e mezzo di persone “singole”: non ci sono capannoni industriali o grattacieli di uffici che permettano loro di “fare massa”. I sindacati confederali o li ignorano o li snobbano, in quanto “non dipendenti”. Confindustria li ignora o li snobba in quanto “non imprenditori”. I problemi principali di questa “nebulosa” sono quelli pensionistici (versano alla gestione separata dell’Inps il 27% del reddito, più del doppio degli iscritti alle casse degli Ordini) e di welfare (malattia, infortuni), oltre che naturalmente fiscali. Ce ne occuperemo in una serie di articoli andando nello specifico delle singole problematiche.

Queste professioni non sono “regolamentate”, alcune “confinano” con professioni ordinistiche (esempio i tributaristi con i commercialisti, i counselor con gli psicologi), il rischio di abusivismo è dietro l’angolo. È per questo che da anni le associazioni del settore chiedono una legislazione che non preveda la creazione di nuovi Ordini ma consenta, come avviene in molti paesi stranieri, la costituzione di “associazioni riconosciute” che possano rilasciare attestati di competenza professionale a tutela dell’utente/cliente.

Il 19 ottobre a Roma il coordinamento del settore (Il Colap, nato nel 2004, comprendente attualmente oltre 300 mila iscritti di 300 associazioni) ha riunito i suoi “stati generali”, facendo il punto sull’Iter in Parlamento del disegno di legge sulla regolamentazione delle associazioni professionali, già votata dalla Camera e oggi all’esame del Senato: “È assolutamente necessario che la legge venga approvata definitivamente entro l’attuale legislatura” ha dichiarato il presidente Giuseppe Lupoi. “Si tratta di un testo comunque perfettibile ma la cui emanazione non può più essere rimandata”, ha affermato rivolgendosi in particolar modo al presidente della X Commissione del Senato e ai relatori del provvedimento a Palazzo Madama e Montecitorio.

A parere di Lupoi “La regolamentazione delle libere associazioni faciliterà l’adeguamento delle conoscenze da parte dei professionisti alle sempre più mutevoli necessità delle aziende e delle persone; renderà più agevole l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro professionalizzando il bagaglio delle loro passioni; offrirà più occasioni di lavoro alle donne, perché un lavoro professionale certificato concede una maggiore conciliazione; offrirà agli ‘over 50’, fuoriusciti dalle grandi aziende, di reinserirsi nel mondo del lavoro mettendo a frutto le professionalità acquisite, incentiverà l’auto imprenditorialità”.

titolo: Noi senza Ordine, ribelliamoci!
autore/curatore: Francesco Bogliari
fonte: La Mia Partita Iva
data di pubblicazione: 25/10/2012
tags: ordini professionali, associazioni professionali, riforma professioni

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