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La controriforma forense. Quando le lobby ledono all'esercizio della democraziaCi risiamo. Il ritorno dalle vacanze ci restituisce un film già visto: quello della guerra tra Avvocati ed Esecutivo. Per i distratti riepiloghiamo le puntate precedenti. Quando era Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il CNF gli portò una proposta di autoriforma che fu immediatamente presentata al Senato e approvata quasi senza intermediazione politica. Antitrust, associazioni e sindacati si schierano contro questo progetto di riforma. I commentatori più avveduti e indipendenti, tra i quali ho l'orgoglio di annoverarmi, scrissero subito che quella proposta conteneva norme inconciliabili con il processo di liberalizzazione delle professioni già allora in atto.

Tra queste spiccavano e spiccano tuttora:

- l'estensione delle attività riservate alla consulenza legale e all'attività stragiudiziale, novità assoluta nel mondo occidentale e contraria all'interesse pubblico e alle indicazioni comunitarie. Una proposta che se mai fosse approvata rischierebbe di lasciare fuori dal mercato centinaia di migliaia di giuristi, consulenti e patrocinatori stragiudiziali le cui attività, fino ad oggi libere, si sono affermate sul mercato nel tempo e come risultato di un processo di innovazione e di ammodernamento.

- l'istituzionalizzazione della autoreferenzialità degli Ordini, esautorando il Ministero di Giustizia del ruolo fondamentale di garanzia e controllo che a nostro avviso dovrebbe avere.

- le tariffe obbligatorie e le restrizioni alla pubblicità, che questo governo ha eliminato con i provvedimenti di liberalizzazione approvati, in linea con le indicazioni europee e nell'ottica di favorire processi di concorrenza e competitività nazionale ed internazionale.

In molti ci illudemmo in un atto di resipiscenza dei nostri parlamentari quando vedemmo che alla Camera dei deputati il provvedimento si era arenato. Pensammo: si sono accorti di aver sbagliato e l'hanno messo in naftalina. Errore. Incuranti del caldo agostano, tutti i gruppi parlamentari hanno trovato il modo di accordarsi per chiedere la legislativa in Commissione così da riuscire ad approvare la riforma dell'avvocatura con la massima urgenza, senza dover passare per la votazione in Aula. Per chiudere il cerchio serviva il parere del Governo. Noi eravamo convinti che il Governo non avrebbe aderito alla richiesta, assolutamente distonica con la prassi parlamentare: per un provvedimento di questa importanza, e così controverso, non si dà mai la legislativa. Ancora una volta sbagliavamo non tenendo a mente che anche il Governo è zeppo di avvocati. Il Ministro Giarda ed il Ministro Severino l'hanno accordata, pur chiedendo lo stralcio delle norme in totale contrasto con quelle promulgate dal Presidente della Repubblica un mese fa avente ad oggetto la riforma degli ordinamenti professionali. Un minimo di pudore l'hanno avuto.

Invece di fregarsi le mani per il successo ottenuto, gli avvocati si sono molto seccati. Come non capirli, non sono abituati a ricevere dei ni dal Governo, solo e sempre si vogliono sentire. Per Guido Alpa la decisione del Governo è 'irrispettosa dell'autonomia del Parlamento', per Maurizio de Tilla 'la richiesta di stralcio svuota i punti più qualificanti del provvedimento'. Viene addirittura paventato il rischio di una deriva anti democratica. E così via.

Dalle dichiarazioni alla proclamazione dello sciopero dal 17 al 21 settembre il passo è stato breve. E' nota a tutti la forza della lobby degli avvocati. Hanno 164 parlamentari e con quella forza sono stati capaci di imporre al Governo Berlusconi, in una notte della scorsa estate, lo stralcio delle proposte che non piacevano all'avvocatura.

E' però una novità che abbiano mantenuto, quasi intatta, la loro forza anche sul Governo Monti. Eppure è così evidente il conflitto di interessi che si annida all'interno della Commissione Giustizia che ci sembra strano che nessuno si sia ancora preoccupato di portarlo alla luce e dire che non è possibile che una categoria si faccia le leggi che la riguardano senza un ampio confronto parlamentare. E si, una categoria da sola: basta scorrere sul sito della Camera l'elenco dei suoi membri.

Sono quasi tutti avvocati che, accordando la legislativa, vengono autorizzati a farsi una riforma per come esercitare la loro professione. Ed è questo, a nostro avviso, uno svuotamento sostanziale della democrazia, non la richiesta di stralcio fatta dai Ministri Giarda e Severino.

Cosa succederà se dovesse essere approvato l'aumento delle riserve o le tariffe obbligatorie? Ne gioverà il cittadino o piuttosto gli avvocati? Ed i giovani, quelli che desiderano accedere alla professione o quelli che con fatica cercano di competere sul mercato che vantaggi avranno da questa controriforma?

Nessuno. La denuncia fatta alcuni giorni fa dall'Unione dei Giovani Avvocati Italiani ne è la dimostrazione. L'UGAI infatti denuncia a chiare lettere lo scandalo di questa controriforma e dice no ad una legge ad hoc soltanto per gli avvocati. Questo dissenso è il segnale di uno scostamento tra quella che è la realtà e quelle che sono le volontà di conservazione e la difesa dei poter forti.

E di fronte a questo scenario la considerazione che ci viene da fare non è certo originale, ma non può non essere ricordata: quando la politica soggiace alle lobby, produce norme che sono contrarie al bene comune.

titolo: La controriforma forense. Quando le lobby ledono all'esercizio della democrazia
autore/curatore: Giuseppe Lupoi
argomento: Politica professionale
fonte: Il Giornale delle Partite IVA, Anno 4, Numero 22, Ottobre 2012, p. 18
data di pubblicazione: 10/10/2012
keywords: riforma forense, parlamento, colap, lupoi, lobby, ordine avvocati, cnf, riforma professioni

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