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SMS: le nuove tecnologie nella relazione d'aiuto rivolta agli adolescentiPrima di introdurre questo lavoro occorre fare una premessa: il tema trattato richiederebbe molto più spazio per essere spiegato in maniera esauriente perché la sua vastità non credo abbia confini ed è in continua evoluzione. Quindi, cercherò di spiegare, brevemente, solo alcuni concetti riguardanti l'argomento di titolo, nella speranza di introdurre chi legge in questo mondo così lontano dal concetto arcaico dell'essere umano eppure così vicino. Le nuove tecnologie, al giorno d'oggi, influenzano fortemente i processi di comunicazione, tra queste i più influenti sono la telefonia mobile e internet.

Queste tecnologie sono penetrate in quasi ogni aspetto della vita quotidiana, apportando modifiche sostanziali alle abitudini dagli esseri umani e la popolazione adolescenziale non fa eccezione a questo proposito.

Seppur in misura differente, le tecnologie comunicative permeano la vita di individui appartenenti a fasce d'età differenti; sono però gli adolescenti che, più di tutti, sembrano essersi appropriati di strumenti come il computer ed il telefono cellulare, adattandone le potenzialità alle proprie esigenze e proprio a quest'ultimi gli sms, in particolare, si sono rivelati talmente congeniali alle loro esigenze che sono diventati, ad oggi, il loro principale strumento di comunicazione.Si è quindi andata delineando l'opportunità di adottare il canale degli SMS, al fine di intercettare il disagio giovanile, cercando di fornire un aiuto esperto in forma anonima per raccogliere tutte quelle problematiche che per motivi diversi non arrivano ai servizi territoriali competenti.

Questo piccolo contributo si propone di lavorare sui dati di realtà utilizzando gli strumenti dell'analisi di contenuto e dell'analisi delle conversazioni, allo scopo di approfondire le modalità con cui viene gestita la comunicazione mediata dagli sms in relazione sia ai principi generali del counseling, sia alle caratteristiche specifiche della comunicazione via sms, con particolare riferimento ai significati e alle modalità d'utilizzo tipicamente adolescenziali.

Vorrei iniziare con una breve descrizione del Counseling rivolto agli adolescenti. L'obiettivo adottato nel seguire gli adolescenti ,è quello di fornire loro strumenti per fronteggiare le eventuali difficoltà relative ai compiti di sviluppo prima dell'insorgere di un vero e proprio disagio.

Il counseling in adolescenza si configura essenzialmente come un lavoro di prevenzione secondaria (vale a dire di intervento precoce di prima identificazione e trattamento conseguente) o di limitazione del danno. I problemi emotivi e quelli che derivano dai processi evolutivi vanno fronteggiati in quanto tali e quindi nel contesto del più ampio processo di costruzione dell'identità. In questo ambito sono cruciali i principi di equifinalità, in cui percorsi diversi possono condurre allo stesso risultato in termini evolutivi, e quello di multifinalità, secondo il quale un determinato evento accaduto a persone diverse non ha necessariamente le stesse conseguenze su tutti. Accanto ai fattori di rischio infatti agiscono anche i fattori di protezione, cioè situazioni che riducono la probabilità di comportamenti a rischio o che hanno una funzione di moderazione rispetto a fattori di rischio preesistenti.

Negli ultimi anni, in Italia, si è assistito alla nascita di spazi di ascolto per adolescenti all'interno delle scuole, dei servizi socio-sanitari e all'interno dei Municipi stessi che hanno istituito veri e propri centri d'ascolto per gli adolescenti tramite l'utilizzo di internet e della telefonia. Le richieste di ascolto e di aiuto che giungono a questi servizi riguardano un'ampia gamma di problemi: difficoltà nella comunicazione in famiglia, con i primi partner, sessualità, insoddisfazione del proprio corpo, sensi di inadeguatezza, bisogno generale di riconoscimento e di considerazione.

Quello che cercano, nelle richieste d'aiuto, si può leggere come una ricerca di qualcuno con cui ci si possa confrontare; sembra essere una via di mezzo tra gli amici, che non sempre danno risposte soddisfacenti, e i genitori, con i quali si sentirebbero in imbarazzo ad affrontare determinate questioni. Per questo motivo con gli adolescenti si adotta solitamente uno stile di counseling chiamato befriending (Russel, 1992, in Di Fabio, 2003), caratterizzato da un atteggiamento di simpatia e disponibilità che si inquadra nell'aiuto amichevole, supportato da una specifica competenza e consapevolezza comunicativa.

L'adolescenza, essendo decisiva per la costruzione dell'identità adulta, è una fase molto delicata nella vita di ognuno; in sé questo periodo rappresenta una grande opportunità per crescere maturare, ma costituisce anche una fase di rischio in quanto le vulnerabilità della persona che si sono create nel corso dell'infanzia possono emergere di fronte ai nuovi compiti di sviluppo e portare l'adolescente ad una condizione di disagio psicologico più o meno grave.

Il bisogno dell'adolescente è quello di riorganizzare profondamente, anche in termini progettuali, i significati della propria esistenza, cioè recuperare anche soltanto frammenti parziali ma significativi di un sentimento di benessere psicologico e di adeguatezza di sé. L'adolescente è chiamato a fronteggiare il duplice compito evolutivo relativo alla possibile ricostruzione di elementi positivi della propria identità e alla difficile sperimentazione di nuovi investimenti e responsabilità.

È importante che l'adolescente si senta riconosciuto e quindi si riconosca come soggetto capace di decidere in modo autonomo, e che il counselor intervenga in maniera tale che esso partecipi attivamente alla riflessione su di sé e all'eventuale cambiamento proposto.

Come osserva Fuligni (2002, p. 80), il counseling per adolescenti è caratterizzato in ogni aspetto da 'un di più': ogni caratteristica esigenza del counseling con gli adolescenti è più stringente e ,il necessario, diviene indispensabile . In adolescenza l'importanza della relazione d'aiuto come co-costruzione è amplificata dal fatto che questo è un periodo pieno di cambiamenti rapidi e acuti. L'adolescente ha bisogno di trovare storie che possano essere condivise e che diano senso personale soggettivo ai cambiamenti che sta vivendo. Dato che l'adolescente è un soggetto in evoluzione, la prevenzione ha delle potenzialità maggiori in quanto ha la possibilità di incidere in maniera significativa sullo sviluppo. Come già detto in precedenza, di questo lavoro oggi, si occupano molti movimenti e associazioni proponendo un servizio d'ascolto per adolescenti che fanno della prevenzione la loro ragione d'essere.

Il presupposto essenziale da cui sono nati questi 'servizi' è stato il riconoscimento della necessità di intercettare il disagio giovanile il più presto possibile; per questo motivo si è pensato che il miglior modo di raggiungere questo ambizioso obiettivo fosse quello di creare dei canali di ascolto mediati dai mezzi di comunicazione che la popolazione giovanile mostra di preferire: telefono, e-mail, chat e soprattutto sms. Fare counseling in modo tradizionale non è come farlo in maniera mediata, ci sono caratteristiche particolari sia della comunicazione mediata che nel tipo di counseling stesso.

Per quanto riguarda la comunicazione mediata da computer (computer mediated communication, in breve :CMC) è nato, negli ultimi anni, un ricco e produttivo filone di ricerche. mentre per ciò che riguarda la telefonia mobile ed in particolare gli sms restano ancora una realtà tanto diffusa quanto poco studiata dal punto di vista psicologico. Osservando però quelle che sono le caratteristiche peculiari degli sms, ci si rende conto che non costituiscono una modalità comunicativa del tutto inedita, tanto che, per via della sua somiglianza con le e-mail e le chat, spesso se ne parla proprio nell'ambito della comunicazione mediata da computer.

La CMC è quella forma di comunicazione tra due o più persone ottenuta attraverso l'impiego di strumenti tecnologici che effettuano una elaborazione digitale dell'informazione. In questo ambito di studio è possibile differenziare tra due diverse modalità di CMC, utilizzando come criterio distintivo la compresenza temporale dei soggetti comunicanti (Galimberti e Riva, 1997); si può così parlare di comunicazione sincrona e asincrona.La comunicazione sincrona si verifica quando gli interlocutori comunicano l'uno con l'altro nello stesso momento, esattamente come accade in una normale telefonata o conversazione face to face (o faccia a faccia). Nella comunicazione sincrona on-line, essendo spesso soltanto testuale, nascono molte volte delle difficoltà circa le regolazioni dello scambio, in particolare per quanto riguarda l'alternanza dei turni, che nella conversazione face to face vengono risolti agevolmente grazie alla compresenza sia del canale verbale, sia di quello non verbale.

L'esempio di CMC sincrona più citato è la videoconferenza, ma il più diffuso è l' IRC, cioè la chat. La CMC asincrona, invece, permette di superare non solo le barriere spaziali, ma anche quelle temporali perché, dato che la contemporanea presenza in rete delle persone coinvolte non è necessaria, dà la possibilità di scegliere il momento in cui partecipare all'interazione. Attraverso il sistema di posta elettronica, per esempio, il mittente invia un messaggio e lo lascia nella casella e-mail del destinatario, il quale sceglierà poi quando leggerlo ed eventualmente potrà rispondervi nel momento che preferisce.

La comunicazione asincrona ha ottenuto un grande successo, proprio perché consente di superare le barriere spazio temporali a costi piuttosto economici. All'interno degli studi sulla CMC asincrona si inseriscono abitualmente anche gli studi relativi agli sms, cioè ai brevi messaggi di testo che è possibile inviare e ricevere attraverso un telefono cellulare. Anche se il mezzo con cui ci si scambia i messaggi non è un computer, gli sms hanno diverse caratteristiche che li avvicinano ad alcune forme di CMC. Le principali è che sono messaggi in forma testuale, asincroni, e che utilizzano un linguaggio pieno di abbreviazioni e di espedienti per superare il limite della mancanza di informazioni non verbali.

Questi tipi di comunicazione si 'muovono' all'interno di un determinato spazio definito cyberspazio o ciberspazio (in inglese cyberspace). Il cyberspazio è il dominio caratterizzato dall'uso dell'elettronica e dello spettro elettromagnetico per immagazzinare, modificare e scambiare informazioni attraverso le reti informatiche e le loro infrastrutture fisiche. È visto come la dimensione immateriale che mette in comunicazione i computer di tutto il mondo in un'unica rete che permette agli utenti di interagire tra loro, ossia come lo 'spazio concettuale' dove le persone interagiscono usando tecnologie per la CMC' ed è oggi comunemente utilizzato per riferirsi al 'mondo di Internet' in senso generale.(http://it.wikipedia.org).

L'esperienza creata dai computer e dalle loro connessioni in rete può essere intesa come un vero e proprio spazio psicologico A questo proposito Benedikt (1991, in Paccagnella, 2000) parla di cyberspazio, inteso come un insieme di tecnologie in grado di indurre nell'utilizzatore una sensazione di presenza in un ambiente sociale diverso da quello in cui fisicamente si trova. Quando accendiamo il computer, lanciamo un programma, scriviamo un' e-mail o ci connettiamo con i nostri servizi on-line, spesso sentiamo che stiamo entrando in un luogo o in uno spazio pieno di una serie di significati e di scopi. In termini psicoanalitici, il computer e il cyberspazio possono diventare una sorta di spazio transizionale (Winnicott, 1971) che si configura come un'estensione del mondo intrapsichico della persona e può essere sperimentato come un'area intermedia tra il Sè e l'altro, che è in parte Sè e in parte altro. Leggendo sullo schermo il testo di un messaggio scritto da un corrispondente in internet, si può avere la sensazione che la nostra mente si fonda o si confonda con quella dell'autore. Il cyberspazio è quindi uno spazio psicologico che diventa un'estensione della nostra mente conscia e inconscia, 'in cui ogni individuo è in contatto sincronico con tutta l'umanità, un contatto non fisico, immediato ma non sensoriale, attraverso uno spazio a-topologico in cui si percepiscono al contempo la lontananza e la vicinanza, la rarefazione del vuoto e la pienezza totale' (Corrao, 1986, p. 64).

Non è un caso che la struttura di internet sia molto più simile a quella del cervello umano che al funzionamento di una macchina elettronica. Molti fra i migliori studiosi dell'argomento paragonano infatti internet ad un sistema biologico. Perfino in analisi tecnico-matematiche sulla topologia della rete si dice: 'L'infrastruttura dell'internet può essere considerata l'equivalente di un ecosistema' (Livraghi, 2001, cap. 13).

Per quanto riguarda il telefono, la sua invenzione (anno1876) fu una vera e propria rivoluzione, in quanto permise per la prima volta di avere una conversazione in tempo reale tra persone che si trovavano anche a grandi distanze.

Per quanto ci riguarda, una caratteristica pregevole di questa invenzione è che il telefono facilita la comunicazione, soprattutto quella che provoca imbarazzo, perché, permette alle persone di non essere viste, dando loro la sensazione di essere al sicuro e di non essere invase nella propria intimità; così facendo si attenuano ansie, timori, insicurezze legate al contatto oculare e dando coraggio alla parola. Il non essere osservati sembra quindi favorire l'esprimersi meglio, ma se l'invenzione del telefono è stata per molti versi una rivoluzione, quella del telefono cellulare ha avuto conseguenze di portata ancora maggiore soprattutto dal punto di vista psicosociale e comunicativo, una rivoluzione di ampia portata e alla portata di tutti.

Questo 'artefatto' ha cambiato la vita delle persone e il loro modo di relazionarsi perché, grazie ad esso, siamo entrati in un'epoca di contatto perpetuo avendo la possibilità di essere reperibili continuamente e ovunque.

La 'novità' del telefono cellulare è che permette di superare il limite della stanzialità del telefono di casa perché si trova sempre nello stesso luogo in cui si trova la persona.

Da questo punto di vista, la comunicazione si deterritorializza e decontestualizza, perdendo così quei suoi riferimenti funzionali e geografici che hanno una fondamentale importanza dal punto di vista psicologico (Pezzullo, 1999).

Il telefono cellulare ha comportato la perdita del concetto di luogo delle pratiche comunicative tra gli individui e, in questo modo, il processo comunicativo si lega direttamente all'individuo, e non più al suo contesto, facendo spostare il suo focus dalla contestualizzazione all'individuazione. Con la possibilità di instaurare una connessione diretta con chiunque, ovunque e in qualunque momento, ci si abitua a considerare sempre reperibile l'altro, sempre potenzialmente rintracciabile e disponibile per le nostre necessità, ciò corrisponde al sogno utopico della 'comunicazione continua', dell'immersione costante in un contesto di presenze stabili ed amiche (Pezzullo, 1999); questa sensazione è rafforzata dal semplice possesso del telefonino il quale permette di superare l'isolamento, dando sicurezza soprattutto in caso di necessità e di emergenza.

Ad oggi, quest'ultimo viene utilizzato nelle maniere e nelle forme più svariate, e per la maggior parte la comunicazione diventa sempre più testuale, con l'uso sempre più frequente degli SMS.

Il termine SMS (acronimo dell'inglese: Short Message Service,) è comunemente, ed erroneamente, usato per indicare un breve messaggio di testo inviato da un telefono cellulare ad un altro, con un costo esiguo. È possibile inviare SMS anche da un computer ad un telefono cellulare tramite Internet gli sms sono prevalentemente testuali, ma esistono anche brevi messaggi non testuali, usati per esempio per inviare suonerie, giochi e loghi. Il servizio, offerto inizialmente dagli operatori telefonici pensando fosse utile soltanto per brevi comunicazioni di servizio, è del tutto sfuggito al controllo delle previsioni e, come spesso accade quando una tecnologia diventa 'popolare' e viene utilizzata da miliardi di utenti, ha preso una propria strada trasformandosi in un fenomeno di massa dalle notevoli implicazioni di costume, culturali ed anche economiche.

I maggiori utilizzatori di sms sono gli adolescenti e i giovani adulti, i quali mandano ogni giorno più sms che e-mail, lettere o telefonate. Basti pensare che già nel 2001 partivano ogni giorno dai telefonini di tutta Italia oltre 63 milioni di messaggi. La popolarità degli SMS è dovuta alla loro capacità di situarsi sia nei luoghi in cui la comunicazione esisteva precedentemente, sia in quelli dove prima non era possibile.

Gli SMS non sono quasi mai utilizzati per necessità professionali, a differenza di quanto avviene per un mezzo per alcuni versi piuttosto simile come l'e-mail. Il carattere del tutto informale di questa comunicazione fa sì che gli sms, come e più di altri nuovi media, siano fortemente indirizzati ad una comunicazione goal-directed, cioè che si focalizza immediatamente sul motivo del messaggio. Nei messaggi inviati dal telefono cellulare la mancanza di spazio poi accentua questo fenomeno portando all'eliminazione di tutte, o quasi, le informazioni non indispensabili, senza che ciò sia avvertito dal destinatario come una mancanza di riguardo nei suoi confronti.

Un discorso analogo può essere fatto anche per quanto riguarda il soggetto e gli indicatori di tempo che compaiono nei messaggi. È possibile che la brevità dello spazio disponibile spinga gli autori di un sms alla maggiore sintesi possibile, permessa anche dal fatto che assieme ad ogni messaggio appare sul display del ricevente l'ora di invio e il nome di chi l'ha inviato, e dal fatto che coloro che si scambiano sms possiedono conoscenze comuni rispetto ai contesti frequentati (ibidem).

Si può supporre che chi utilizza gli SMS viva un'illusione di sincronicità e di compresenza al momento della trasmissione del messaggio, scrivendo quello che sarebbe stato il loro messaggio vocale. A testimonianza di questa illusione di sincronicità si può mettere in evidenza il fatto che, generalmente, per gli adolescenti è importante ricevere una risposta entro breve tempo perché, sapendo che una persona che ha il cellulare tende a portarlo sempre con sé, pensano che rispondere tardi sia un comportamento sgarbato.

Per loro il limite dell'accettabilità è, infatti, di soli 15-30 minuti, oltre il quale si aspettano di ricevere delle giustificazioni o delle scuse per il ritardo. Inoltre, come in un estratto di un testo di Marco Ferrini, 'Pensiero azione destino'(centro Studi Bhaktivedanta), che esula dallo studio fatto sugli Sms ma che secondo me può essere di valida applicazione nel decifrare l'atteggiamento degli adolescenti (ma anche negli adulti) cita testualmente: 'le convinzioni che più ci influenzano, sono generalmente fondate sulla nostra interpretazione dei fatti e non sulla realtà oggettiva' .

Quindi, mentre aspettiamo una risposta ad un SmS la nostra mente vaga sui possibili perché del ritardo nella risposta attribuendoli ad un nostro comportamento, a ciò che possiam aver scritto di sbagliato etc.. senza pensare che l'altra persona, magari, non può per motivi pratici o altro.

È davvero curioso notare come gli sms rispettino le regole della complementarietà della conversazione, anche se l'interazione, visto il carattere asincrono del canale scritto, non dovrebbe a rigore richiedere alcun tipo di regolazione dei turni di parola (Zaratonello, 2001), in quanto non è possibile essere interrotti.

L'alternanza dei turni di parola viene segnalata con demarcativi che sanciscono l'inizio del turno, la prosecuzione e la sua fine, rinvenibili in quasi tutti i messaggi come forma di saluto o come ringraziamento anticipato per l'informazione o la risposta attesa. Data la mancata sincronia della comunicazione via sms, tali elementi, in particolare quelli che marcano la continuazione del turno, non si renderebbero necessari, anche se di fatto possono essere letti come segnalatori di una concezione 'parlata' del messaggio (Zaratonello, 2001).

Da tutti questi elementi è facile capire che, anche se il canale adottato è quello scritto, le strutture, l'organizzazione dei testi e le scelte lessicali sono fortemente orientate al linguaggio parlato, tratto questo comune ad altri nuovi media.

Le nuove tecnologie in effetti, hanno dato una grossa spinta nella direzione di un superamento della dicotomia netta fra scritto e parlato, i quali, prima di questa sorta di rivoluzione, erano avvertiti come elementi nettamente distinti.

Gli sms rendono possibile un dialogo quasi sincronico, con tempi di risposta differiti potenzialmente solo dal tempo materiale di composizione del messaggio. In realtà questa situazione non sempre si realizza a causa dei ritardi nella ricezione dovuti sia a fattori individuali, come il telefono spento o il mancato avvedersi del messaggio sopraggiunto, sia a fattori tecnici, come avviene per esempio a Capodanno, o durante quelle promozioni che permettono di inviare gratuitamente messaggi per un certo periodo di tempo.

In ogni caso la sincronia viene implicitamente accettata come reale e ciò, insieme al tipico uso informale, dà luogo ad enunciati fortemente ellittici, tanto che in alcuni paesi come il Giappone si è giunti a comunicare per icone, come ai tempi dei geroglifici (Granelli, direttore di Telecom Italia Lab). La necessità di ridurre i tempi di scrittura e di risparmiare i caratteri però non ha prodotto soltanto frasi ellittiche, prive di elementi come i saluti o la firma del mittente, ma ha comportato lo sviluppo di una specifica forma di scrittura abbreviata, di un linguaggio nuovo e diffuso soprattutto tra gli adolescenti.

Come sottolinea Cortelazzo (2004), l'uso di queste convenzioni grafiche, le quali sembrano destinate a imporsi come norma negli scambi comunicativi elettronici, tendono però a diventare sempre più indipendenti dall'iniziale motivazione di rapidità nella comunicazione e di restrizione dello spazio disponibile. Per esempio lo scrivere un messaggio senza inserire gli spazi tra le parole non riguarda soltanto gli sms (nei quali è giustificata da una precisa ragione funzionale), ma anche altre forme di CMC prive di tale limitazione, come per esempio le chat; di contro la tecnica della ripetizione dei caratteri, per rappresentare la lunghezza o l'accentuazione dei suoni o per rafforzare il valore di una determinata parola (come ad esempio 'ti amoooooooooooo') si ritrova anche negli sms, dove contrasta con le ragioni di economia che sembrerebbero essere invece alla base delle scelte linguistiche fatte da chisi serve degli sms.

Questo linguaggio, nato nell'ambito degli sms o di altre forme di CMC, sembra che stia iniziando a superare i limiti della comunicazione mediata e stai entrando prepotentemente a far parte di quella che è la scrittura tradizionale.

A questo proposito Kasesniemi e Ratiainen (2002), mettono in evidenza la preoccupazione che gli insegnanti provano di fronte ai primi temi scritti con le abbreviazioni utilizzate negli sms, e la paura di fronte all'eventualità di un trasferimento massiccio di questo linguaggio ai testi scritti con carta e penna. Da sempre le lingue sono in continua evoluzione, ma la rapidità con cui il linguaggio elettronico si sta diffondendo costituisce un fatto del tutto inedito e, in quanto tale, non può non destare qualche preoccupazione.

Per questo motivo si ipotizza che gli sms e i nuovi media in genere, siano di fatto un veicolo di un più ampio cambiamento linguistico, dato che sicuramente nell'ambito dell'innovazione linguistica si può attribuire un ruolo importante, fra gli altri possibili fattori d'evoluzione, alle nuove tecnologie i protagonisti di questa 'rivoluzione della comunicazione' sono soprattutto i giovani tra i 16 ed i 24 anni, cioè i maggiori utilizzatori di sms, con le loro esigenze pratiche di contatto tra coetanei e quelle ludiche e di puro svago, insieme con la loro capacità innovativa, creativa e di adattamento ai nuovi strumenti ed ai nuovi codici.

Adolescenti e telefonia mobile
'Navigar' m'è dolce… L'Eurispes e il Telefono Azzurro hanno analizzato il rapporto di bambini e adolescenti con Internet, inserendo all'interno dell'indagine campionaria, in ogni edizione del Rapporto sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza, domande specifiche. Il numero di giovanissimi che fa uso di questa nuova tecnologia è complessivamente aumentato nel tempo: tra i più piccoli la utilizzava il 39,2% nel 2002 e il 48,2% nel 2006; tra i più grandi, rispettivamente il 71,3% e l'84,7%. Nel 2007, invece, si è riscontrato un lieve calo (solo il 34% dei primi e il 78,1% dei secondi dichiarano di collegarsi alla Rete), non identificabile ad ogni modo con un'inversione di tendenza.

Internet si presenta nelle abitudini dei bambini dai 7 agli 11 anni da un lato come una fonte preziosa di informazioni interessanti (44,2% nel 2002, 52,6% nel 2006 e 69,3% nel 2009) e di materiale per lo studio (31,9% nel 2002, 40,2% nel 2006 e 49% nel 2009), dall'altro come strumento di divertimento, sia con i giochi (47,5% nel 2002, 54,9% nel 2006 e 68,3% nel 2009), sia con la fruizione di video e altro materiale multimediale facilmente accessibile (il 50,8% nel 2005 e il 55,9% nel 2009 scarica musica e film e il 54,7% sempre nel 2009 guarda filmati su YouTube).

La situazione cambia se si guarda agli adolescenti: si abbassa la percentuale di quelli che occupano il tempo libero con la tv, i videogiochi e la playstation. Aumentano l'uso del cellulare e di internet. Il 41,7% usa quotidianamente il computer(percentuale cresciuta di 11 punti nell'ultimo anno) e il 29,4% naviga in rete abitualmente. Di questa percentuale il 13% lo fa per più di quattro ore al giorno, mentre la gran parte limita i consumi alle due ore. Ci si connette principalmente per cercare curiosità e informazioni varie (93,4%), poi per ragioni di studio (83,2%).

Molto alte le percentuali di coloro che navigano per scaricare video da YouTube (85,8%), prevalentemente musicali e film, e di coloro che frequentano le chat (79,9%).

Tra gli adolescenti c'è poi il versante social network, che va a completare il quadro dei ragazzi e il web. Il 71,1% di loro ha un profilo su Facebook. Molti meno quelli che usano MySpace (17,1%) e Twitter (solo 2,5% in Italia, ma la percentuale è destinata a crescere considerato il successo che il network sta riscuotendo oltre oceano). Pochissimi anche coloro che sono affascinati da Second life (2,6%), che nel nostro paese non ha ottenuto i riscontri positivi altrove collezionati.

Per quanto riguarda gli Sms, uno studio del Pew Research Center, effettuato in collaborazione con l'Università del Michigan, un ragazzo su tre nella fascia d'età tra i 12 e i 17 anni invia circa 100 messaggi al giorno. I teenager americani sostengono di non conoscere più nessun loro coetaneo senza cellulare, quattro su cinque ammettono di dormire col telefonino accanto al letto, acceso.

Le percentuali, ovviamente, cambiano con l'età: gli adulti ad esempio si limitano a 10 messaggi al giorno ma le ragazzine dai 14 ai 17 ne riescono a mandare fino a 3mila al mese. Annie Levitz, 16 anni, intervistata, ha confessato di mandarne circa 4mila al mese: 'Ho cominciato a perdere il senso tattile nelle dita e continuavano a cadermi piatti e altre cose in continuazione', ha spiegato.

Ora ha la sindrome del tunnel carpale e deve essere operata. La scoperta comunque non è recente, anzi non fa che confermare dati noti da qualche tempo, come ad esempio quelli riportati nel 'Global Messaging Survey' di Nokia, del 2002 o da quello del 2004 dell'Università Cattolica di Leuven in Belgio e quello dell'Università del Queensland, in Australia. Oltre a mandare messaggi anche riceverli può diventare una droga: il bisogno di restare connessi 24 ore su 24 è chiamato 'reachability' ossia raggiungibilità.

Ma i messaggini stanno anche cambiando il modo di parlare, come sostiene David Crystal nel suo libro 'Txtng: the Gr8 Db8?. Crystal infatti afferma che stia avvenendo un'americanizzazione del linguaggio proprio a causa della diffusione dei messaggi: le undici lingue principali si sarebbero allineate usando termini come 'lol' (lot of laugh, per la risata), 'u' (you) o 'gr8? (great) tutte abbreviazioni dall'inglese e i genitori sono giustamente sempre più preoccupati che questa tendenza alieni i figli dal poter gestire una conversazione faccia a faccia con qualcuno. Dello stesso avviso è lo psicologo David Swanson secondo il quale le conseguenze si vedranno sulla lunga distanza.

Tutto ciò non poteva certo prevederlo l'allora giovane ingegnere di 22 anni del Sema Group che nel 1992 utilizzò il proprio PC per mandare il messaggio 'Merry Christmas' attraverso il network di Vodafone, al telefono di un suo amico.

Venti anni dopo gli SMS sono il più potente metodo di comunicazione mondiale. Gli SMS-dipendenti digitano sempre: ben il 77 % mentre guida (come nel 2008, a Chatsworth, dove ci fu una collisione tra treni in cui morirono 25 persone e, in seguito, si scoprì che l'addetto al controllo dei cambi di binari aveva mandato 45 messaggi mentre lavorava), il 37 % è riuscito a mandarlo durante la laurea, il 18 % durante il matrimonio, e l'11% addirittura durante il sesso. Tra gli effetti indesiderati della dipendenza ci sono ansia, abbassamento dei voti scolastici e insonnia, oltre ai crampi.

Lo psicologo inglese Mark Griffiths, che si occupa di 'Internet addiction', ha definito le 'technological addictions' come dipendenze 'non-chimiche' che comprendono però il rapporto e le interazioni tra l'uomo e il mezzo, la macchina. Il comportamento dell'essere umano dipendente, da sostanze o macchine che sia, è comunque lo stesso.

Il rischio comporta lunghi periodi di silenzio, cambiamenti inspiegabili dell'umore, crisi di astinenza, euforia solo sotto effetto, e ricadute.

I fatti: Uno studio britannico condotto nel 2008-2009 dall'università di Coventry smentisce questo luogo comune dimostrando che gli allievi SMS-dipendenti hanno voti migliori negli esami di lingua (padronaza delle rime, sintassi, concordanza tra le parole). Lo studio arriva persino a provare che gli adolescenti che inviano regolarmente messaggi di testo fanno progressi in lettura e ortografia... Forse anche i professori dovrebbero darsi al linguaggio SMS?!

L'analisi : Mentre numerosi esperti si preoccupano della decadenza della nostra bella lingua, Joy Sorman, ex professore di filosofia, è fiduciosa. 'Il linguaggio SMS non sostituisce la lingua italiana, ma vive insieme a lei. A scuola, dove gli adolescenti passano l'80% del loro tempo, si continua a insegnare a leggere, a scrivere e a parlare correttamente. Non esiste la materia 'linguaggio SMS'! Per me rimane un linguaggio ludico, inventivo, fatto di codici con i quali i giovani si divertono, ma non può certo sostituire le nozioni che si imparano a scuola. meglio il cellulare di internet?

Come asserisce Alessandra Talarico, per gli adolescenti è il telefonino lo strumento di comunicazione per eccellenza Il cellulare batte internet nelle preferenze di giovani e adolescenti che sempre più lo utilizzano per tenersi in contatto con amici e familiari - per cose urgenti o frivole - o per scambiare sms e foto, grazie ai servizi di nuova generazione.

È quanto emerge dall'indagine Mediappro commissionata dalla Ue a 9 istituti di ricerca per fare il punto sull'atteggiamento dei giovani europei verso i nuovi media. Sul rapporto adolescenti-telefonino si è già detto di tutto di più, evidenziando soprattutto gli aspetti negativi di questa strettissima relazione: il cellulare inibirebbe lo sviluppo di una socialità sana favorendo comunicazioni 'schermate' e quindi poco impegnative; gli sms sarebbero la causa di un linguaggio sempre più sgrammaticato e delle lacune dei giovanissimi nella scrittura, e così via.Tutte queste tesi, sicuramente valide e giustificate da una serie di studi condotti nel recente passato, non sembrano trovare posto nella ricerca Mediappro, presentata a Roma in anteprima mondiale da Pier Cesare Rivoltella, docente all'Università Cattolica di Milano e direttore scientifico del gruppo di studio italiano, in occasione della terza assemblea nazionale dei web master cattolici italiani (We Ca).

Piuttosto che essere un ostacolo alla 'conoscenza' sociale e grammaticale, il cellulare, ha spiegato Rivoltella,'incarna per i giovani un modo accessibile di presentarsi e comunicare, cambiando lo stile relazionale e creando nuove comunità linguistiche'.Nel corso degli anni, emerge ancora dallo studio, il modo di concepire il cellulare è molto cambiato, grazie ai nuovi servizi e alle nuove opportunità di interazione sviluppate dalla telefonia mobile.

Non sembra tuttavia che gli ad. siano molto interessati alle possibilità integrazione tra più media e più linguaggi offerte dall'amatissimo gadget, preferendo di gran lunga la comunicazione vocale e i messaggini, 'non oltrepassando così un certo modo tradizionale di considerare il telefono' , ha spiegato Rivoltella.

Sfatando quello che sembrava essere ormai un luogo comune, non sembra invece così roseo il rapporto tra i giovanissimi e il web: non siamo dunque di fronte a 'una generazione guidata da internet', dipendente da una connessione e da relazioni sociali esclusivamente virtuali.

Siamo piuttosto di fronte a una generazione 'consapevole' della presenza e dell'importanza dei nuovi media, ma che non subisce un'influenza talmente totalizzante da stravolgere i canoni tradizionali della vita sociale.Le attività preferite dagli adolescenti che navigano il web sono essenzialmente tre : navigare attraverso i motori di ricerca per cercare informazioni, scaricare documenti, comunicare con la posta elettronica.

Sicuramente più qualcuno avrà pensato bene di omettere il download di musica e le chat, perché pare strano che proprio nessuno degli adolescenti coinvolti abbia ammesso di scaricare musica o di frequentare chatroom.

Secondo lo studio, prevale piuttosto lo 'spirito di ricerca' che - spiega ancora Rivoltella - parte dall'esigenza di soddisfare un bisogno o 'dalla dinamica di esplorazione,che tende a occupare il tempo degli adolescenti in ottica ludica'.

Significativa invece è la discrepanza tra giovani e adulti nella percezione della tecnologia che per i primi rappresenta quasi uno 'spazio naturale' a cui ci si adatta e con cui ci si confronta mentre per gli adulti diventa semplicemente uno strumento a cui ci si rivolge in caso di necessità.

Uno stacco percepito come un ostacolo soprattutto in ambito scolastico, dove molti insegnanti mantengono un atteggiamento piuttosto conservativo nei confronti della rete, determinando - secondo i sempre più tecnologici allievi - non solo un ostacolo nell'uso delle nuove tecnologie, ma anche una distorsione delle possibilità di 'apprendimento, socializzazione e creazione della conoscenza' messe a disposizione da internet.

Mediappro è un progetto internazionale volto ad analizzare il modo in cui i giovani tra i 12 e i 18 anni si adattano ai nuovi media digitali.Il progetto intende anche indirizzare insegnanti e genitori a sviluppare attività educative che guidino gli adolescenti a un uso consapevole e sicuro di internet e delle nuove tecnologie.

L'obiettivo finale di Mediappro è quindi quello di dare un contributo 'all'educazione degli educatori', per portare a una migliore comprensione dei meccanismi di appropriazione dei nuovi media nel complesso universo adolescenziale. Chi non ha il cellulare è fuori dal gruppo; per questo motivo avere oggi uno strumento che consente il continuo collegamento con gli altri, sembra rappresentare il mezzo di salvataggio psicologico contro l'angoscia da isolamento e da solitudine.

Per gli adolescenti in particolare il concetto di reperibilità assume un'importanza specifica in quanto il cellulare è oramai diventato uno strumento fondamentale per interagire con i coetanei. Un chiaro esempio di questo è il fatto che i ragazzi, quando telefonano a qualcuno, provano a chiamare prima sul telefonino e soltanto dopo provano a casa (nel caso in cui per esempio fosse spento), mentre gli adulti di solito fanno esattamente il contrario.

Generalmente sono i genitori ad acquistare e a regalare il telefonino ai propri figli dietro questo comportamento ci potrebbe essere la speranza che questo oggetto svolga la funzione di guinzaglio telematico; il cellulare permetterebbe loro di placare in qualche modo l'ansia del distacco dal figlio di fronte alla spinta verso l'autonomia caratteristica dell'età adolescenziale.

Di contro però non è infrequente che i ragazzi, nel momento in cui vedono che il telefono che sta chiamando è quello di casa, scelgono di non rispondere, giustificandosi poi dicendo che non hanno sentito il telefono squillare. A quest'età i rapporti con i pari sono molto importanti e c'è la necessità di prendere le distanze dalle generazioni più vecchie (Linge Yttri, 2002). Per gli adolescenti gli sms sono una nuova modalità di intendere lo strumento telefonico ormai divenuto uno strumento di reperibilità personale, con una propria filosofia, cultura, linguaggio e abitudini (Merciai, 2002).

Ricevere un messaggio è per un adolescente la conferma di essere parte di un gruppo ed è un mezzo per oggettivare la propria popolarità, dato che più un ragazzo è popolare e più persone gli mandano messaggi e ne ricevono da lui Anche la quantità di numeri salvati nella rubrica è un indicatore dello status della persona, ed è per questo che per loro è molto importante che la loro rubrica sia piena. Con l'evoluzione della tecnologia sono emerse nuove sindromi, nuove mappe cognitive, nuove fantasie inconsce, ma anche nuove modalità di rapporto, nuovi sistemi relazionali.

Psicologia e nuove tecnologie
Indipendentemente dall'essere psicologo, psicoterapeuta o counselor, è necessario iniziare ad immaginare il modo di rapportarsi a tali tematiche, la quali necessitano oggi di un linguaggio e di un nuovo bagaglio di conoscenze. Se da un lato è vero che difficoltà come la dipendenza da videogiochi, gli incontri in chat, la difficoltà a distaccarsi dalla interazione on line, altro non sono che la riproposizione in termini attuali di disagi noti, altrettanto vero è che il professionista di ambito psicologico per affrontare tali tematiche non potrà ignorare per esempio che cosa sia una chat line e come funzioni e quale sia la differenza di questa con una mailing list o quali siano le novità ed i pericoli che internet ha introdotto. In sostanza oggi per lo psicologo acquisire nuovi linguaggi e nuove conoscenze relative alle più recenti tecnologie è diventato essenziale (Ciofi, sito visitato il 14.09.2010).

Nell'ambito della psicologia esistono due strumenti di lavoro essenziali: il setting e la relazione interpersonale. Con l'arrivo delle nuove tecnologie questi strumenti stanno subendo delle trasformazioni radicali: se in futuro vorranno continuare ad esistere dovranno riuscire a rinnovarsi mantenendo nel contempo il loro autentico significato.

Nei prossimi anni la psicologia si troverà di fronte alla necessità sempre più forte di riuscire a decodificare tutto il suo sapere e la sua esperienza professionale per renderla fruibile dall'utenza che parlerà il linguaggio di internet (Ciofi, sito visitato il 14.09.2010).

L'elemento importante in una relazione e ancora di più in una relazione terapeutica è la comunicazione non verbale e in questo sta la difficoltà per l'operatore nel riuscire a mantenere in un rapporto on-line o comunque tramite Sms, l'autentico significato del setting. In realtà anche se il contatto con il cliente è solitamente un elemento costante ed essenziale alla base della terapia, di fatto non costituisce l'unico modo di farla. Freud stesso utilizzò la posta, e quindi un mezzo scritto e asincrono per fare diagnosi e terapie.

Nella relazione d'aiuto online e tramite SMS è fondamentale l'abilità tecnica del counselor di stabilire contatti e relazioni mediate, di comunicare con il computer accuratamente con distorsioni minime, di utilizzare l'empatia e di avere la capacità e le risorse per procurarsi informazioni appropriate in un determinato tempo. A questo proposito emerge di conseguenza, l'importanza di poter fornire una risposta entro breve tempo a tutte quante le richieste che arrivano, badando bene di utilizzare uno stile consono ed uno spazio adeguato per non rischiare la svalorizzazione del messaggio e della richiesta d'aiuto.

La presenza di un destinatario problematico richiede infatti un'attenzione particolare al modo in cui ci si esprime: in molti casi una parola o un concetto ambiguo o mal espresso può remare contro la formazione di una relazione di qualità (ibidem). Cambia la forma, cambia il mezzo, ma alla base rimane la necessità di essere ascoltati e compresi.

Questo è il motivo per cui secondo Parola (2000) è possibile applicare al counseling mediato le regole del colloquio descritte da Semi (1985):

- Regola del linguaggio: il linguaggio adoperato deve essere quello del paziente, evitando accuratamente il linguaggio tecnico-scientifico;
- Regola della frustrazione: non bisogna soddisfare le richieste e i desideri del paziente, anche solo quelli di interpretazione del suo comportamento, per allontanare la possibilità di una collusione tra la persona e il mezzo telematico, il quale rischia di diventare agli occhi del cliente un dispensatore di consigli e soluzioni magiche (Parola, 2000);
- Regola della reciprocità. Nella risposta del counselor la persona deve ricevere almeno tanto quanto ha dato; deve pertanto avere una valida restituzione da parte del counselor affinché, dopo aver esposto le sue difficoltà, non ne scarichi su di lui la responsabilità della risoluzione.

La base del counseling on-line è il compromesso tra il desiderio urgente di aiuto e protezione sentito dalla persona e la qualità delle risposte fornite dal counselor: a differenza di ciò che accade nel caso delle richieste di aiuto rivolte a rubriche o rotocalchi, egli utilizza metodi scientifici.

Per mostrare la sua empatia e comprensione è utile che il counselor sia in grado di mettere in atto la tecnica rogersiana della riformulazione, citando nella propria risposta il testo dell'utente. Bisogna prestare particolare attenzione a non rispondere dando l'idea di essere sicuri della propria interpretazione, ma esporre il proprio pensiero in maniera possibilistica per lasciar spazio all'altro di poter riformulare quanto detto, nel tentativo si esprimersi meglio. In questo modo è possibile evitare di far sentire l'utente intrappolato e incompreso, elemento questo che diventa fondamentale vista l'asimmetria del processo cooperativo mediato dal computer.

Tutte queste indicazioni su come è possibile aiutare una persona attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, in realtà mostrano come i fondamenti della relazione d'aiuto teorizzati da Rogers (di cui ho parlato nel primo capitolo), cioè la genuinità, l'accettazione positiva incondizionata e la comprensione empatica, sono elementi basilari che vanno ben oltre il mezzo utilizzato. Le nuove tecnologie pongono davanti alla professione psicologica grandi sfide, incognite e ancora molti interrogativi sui cambiamenti che stanno provocando; sta a noi però decidere se coglierle come limiti o se accoglierle come risorse.

Oggi, proprio grazie alle nuove tecnologie, esistono strumenti che permetto di analizzare e creare nuove tecniche di approccio con il cliente.

Questi strumenti vengono utilizzati da quasi tutte le associazioni che intervengono in questo settore ma le più utilizzate vengono proposte in due differenti metodologie: l'analisi di contenuto e l'analisi delle conversazioni.

L'analisi del contenuto: può essere definita come una tecnica di ricerca per la descrizione obiettiva, sistematica e quantitativa del contenuto manifesto della comunicazione (Berelson, 1952, p. 18); è una metodologia che si pone a metà strada tra l'osservazione qualitativa e la valutazione quantitativa e consiste in una serie di tecniche atte a classificare le informazioni qualitative contenute in materiali orali e scritti (Holsti, 1969; Krippendorf, 1980 - internet). Attualmente è possibile effettuare l'analisi di contenuto attraverso diversi supporti informatici.

L'Analisi della conversazione (AC) è definita come un'analisi estensiva di conversazioni autentiche, caratterizzata dall'utilizzo metodologie induttive e descrittive sviluppatasi all'interno dell'etnometodologia, una branca della sociologia che indaga l'insieme delle pratiche concrete che i membri di una società usano per agire al suo interno e delle tecniche a cui fanno ricorso per interpretare il loro mondo sociale.

Diversamente dall'AD, l'AC non utilizza il contesto sociale per spiegare ciò che avviene nella conversazione, ma mostra come può essere la conversazione stessa e i meccanismi che vengono messi in atto a rendere conto di aspetti del contesto sociale che possono essere resi rilevanti in un preciso momento. In questo senso i meccanismi conversazionali sono rivelatori di dinamiche sociali e possono essere utilizzati per descrivere l'interazione in diverse situazioni.

Nell' AC l'enfasi viene posta sul parlato inteso come attività, piuttosto che come prodotto di un atto mentale o cognitivo; ci si concentra fortemente sull'aspetto del senso del contesto nell'interazione collegando il significato e il contesto all'idea di sequenza. L'AC, infatti, dà forma ad una teoria che sostiene che le sequenze delle azioni sono la parte più importante di ciò che noi intendiamo per contesto, e che il significato di un'azione ha origine dalla sequenza delle azioni precedenti; questo è il motivo per cui il contesto sociale è dinamicamente creato ed espresso attraverso l'organizzazione sequenziale dell'interazione.

Ormai da diversi anni però, si parla anche di 'analisi delle conversazioni', al plurale, per designare un metodo ed una pratica di ricerca che vanno affermandosi in campo psicosociale e che intende differenziarsi da analisi del discorso e analisi della conversazione.

Si tratta di un nuovo modo di porsi di fronte alle produzioni discorsive in cui si fondono alcuni degli elementi caratterizzanti gli approcci precedenti.

L'analisi delle conversazioni, infatti, si pone l'obiettivo di coniugare lo studio dell'AD e quello dell'AC in un'unica e coerente metodologia d'analisi.

L'Analisi delle conversazioni è una prospettiva teorica elaborata principalmente da Trognon e dal G.R.C. di Nancy; essa si caratterizza come: una metodologia generale (...) che ha come scopo principale la formulazione di ipotesi di lettura dell'interlocuzione; detto in altri termini, si tratta di comprendere gli sforzi esercitati congiuntamente dagli interlocutori per gestire l'incertezza che accompagna la loro comunicazione (Galimberti, 1992).

Nel modello elaborato del G.R.C. la conversazione è considerata come la forma più elaborata d'interazione umana e risulta quindi costituita dall'insieme dei mezzi messi a punto nel corso dell'evoluzione dall'uomo per regolare le proprie azioni significative: in questo senso essa appare come l'interfaccia tra il cognitivo e il sociale, luogo ideale per coglierel'articolazione tra l'individuale e il sovraindividuale, cui è costitutivamente interessata la psicologia sociale.

A differenza di quanto accade per l'AC, per l'analisi delle conversazioni la sequenzialità non costituisce 'l'ultima parola' nella spiegazione del processo di produzione e di intercomprensione dei fatti sociali, ma è un fenomeno empirico, basato su proprietà più profonde, ovvero sulle proprietà degli atti linguistici. Per questo motivo anche se con l'AC condivide che gli eventi sociali si costruiscono interattivamente nel contesto, non ritiene sufficiente analizzare le interazioni nel loro semplice divenire, la semplice osservazione senza postulare alcun elemento comune.

Negli ultimi anni si parla di un vero e proprio matrimonio tra computer e ricerca qualitativa con l'effetto, sul piano metodologico, di aumentare la precisione e l'attendibilità delle classificazioni del ricercatore, di migliorare la rigorosità dei suoi ragionamenti e di garantire l' ispezionabilità dei dati, considerata una delle carenze storiche della ricerca qualitativa.

Ad oggi sono molti i software utilizzati per l'analisi del contenuto quali TALTAC, SPAD, LEXICO, ILIESI ed altri ma quello che mette in luce un approccio metodologico più innovativo è Atlas Ti. Si tratta di un software pensato per la gestione e il trattamento di testi ma anche di materiale fotografico, audio e anche video.

Questo software viene utilizzato dalle associazioni che propongono una 'relazione d'aiuto mediata' da computer o SmS Il procedimento di analisi dello stesso prevede l'importazione del documento-intervista, la lettura e lo studio accurato del testo a cui fa seguito la selezione di parole, frasi o paragrafi (quotation) da collegare a una categoria concettuale (code).

Oppure i dati in forma quantitativa possono essere esportati in altri software quali Spss e divenire in tal modo oggetto di indagine quantitativa. Uno dei grandi vantaggi che offre il software è dato dalla possibilità di recuperare con facilità codici aggregati, singoli codici o citazioni in tempo reale. Tale funzione è particolarmente utile sia per rispondere alle esigenze dell'analisi sia per favorire l'inserimento di frammenti testuali nel rapporto di ricerca per trovare una serie di significati attribuibile al contenuto del messaggio scritto perché, oltre a garantire velocità e flessibilità all'analisi, il programma abilita il trattamento e la manipolazione di quantità notevoli di dati in contemporanea.

Breve storia di Atlas.ti
Una prima versione di Atlas è stata sviluppata presso il Politecnico di Berlino alla fine degli anni Ottanta ed è un programma che è stato concepito ispirandosi alla Grounded Theory ed stato sviluppato definitivamente in Germania da Thomas Muhr a metà degli anni 90; consente di elaborare una grande quantità di dati di tipo testuale, grafico, visivo e sonoro.

I cardini sui cui si fonda sono riassunti dall'autore nell'acronimo VISE che indica visualizzazione, integrazione, serendipità ed esplorazione. Il programma fornisce dunque gli strumenti per visualizzare le caratteristiche e le relazioni complesse tra i dati senza perdere il senso complessivo della ricerca; inoltre, facilita un approccio intuitivo e creativo ai dati garantendo però una certa sistematicità. Inoltre, il programma si presta alla costruzione di teorie, in quanto permette di creare delle mappe concettuali che rappresentano visivamente i legami tra le categorie selezionate. Allo stesso modo, si caratterizza per la sua sistematicità.

La trasparenza è anche associata alla possibilità di verificare l'accuratezza delle codifiche durante tutta l'analisi. La versione attuale , che presenta numerosi miglioramenti tecnici rispetto al progetto originario e lo sviluppo grafico della costruzione dei network concettuali.

Atlas condivide la struttura propria dei sistemi di analisi testuale, che prevedono un sistema di codifica categoriale (con la possibilità di creare macro-categorie e famiglie di categorie non esclusive) da applicare a un corpus testuale per la successiva ricerca per stringhe semplici e composte, con opzioni di troncamento e caratteri jolly.

Viene supportata la ricerca con operatori booleani (AND, OR, XOR, NOT), operatori di prossimità e operatori di contesto.

Nelle ultime versioni Atlas ha anche implementato una funzione di analisi qualitativa delle immagini, offrendo la possibilità di marcare determinate immagini digitalizzate o porzioni di esse con le categorie definite all'interno della ricerca e conseguentemente offrendo la possibilità di effettuare della ricerche (ad esempio estraendo le immagini o porzioni di immagini con determinate raffigurazioni).

Atlas presenta una particolare flessibilità nell'individuazione delle unità testuali, che possono essere individuate sia in proposizioni che in parti di proposizioni che in singoli termini, permettendo una maggiore flessibilità nella categorizzazione del testo e una maggiore potenza nell'utilizzo degli operatori contestuali. La funzioni di auto codifica permette anche di marcare in modo automatizzato porzioni di testo o capoversi interi in base alla presenza di una stringa o di un gruppo di stringhe.

L'altro aspetto tipico di Atlas è la possibilità di costruire una rappresentazione grafica dei discorsi analizzati attraverso l'utilizzo della funzione grafica per la costruzione di network. Attraverso un sistema di simboli e di connettori lineari con icone personalizzabili è possibile creare un modello di rappresentazione di un testo in base alla sua articolazione logica o argomentativa: individuando ad esempio i nessi giustificativi, causali, esplicativi esistenti tra le diverse porzioni del testo.

L'interfaccia grafica permette inoltre di passare rapidamente da questa rappresentazione ai passi corrispondenti evidenziando in questo modo le strutture concettuali che sottendono i testi analizzati.

Atlas è pensato e sviluppato per una analisi qualitativa dei testi, trascura quindi essenzialmente gli aspetti di analisi lessicale e i problemi di lemmatizzazione.

Non sono presenti funzioni di analisi statistica del testo, ma è possibile esportare il materiale analizzato in SPSS.

I documenti da analizzare e i risultati del lavoro interpretativo su di essi vengono organizzati all'interno di contenitori chiamati 'Unità Ermeneutiche' (HU), ai quali è possibile accedere mediante il comando 'assign' (i testi importati devono essere in formato ASCII o 'solo testo con interruzione di linea').

Troppe righe occorrerebbero per descrivere interamente il funzionamento del suddetto software, per una maggiore chiarezza si può far riferimento a www.atlas.ti.com

Conclusioni
L'ambito in cui ci si muove nella relazione d'aiuto tramite SMS è quello del counseling mediato, cioè di quel modo che la psicologia ha di intervenire sul disagio grazie allo sfruttamento delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.Questo campo di studio non è ancora molto sviluppato, e soffre del grosso limite di non offrire nessuna possibilità di verificare l'efficacia dell'intervento anche se offre comunque dei vantaggi.

I principali vantaggi di questa forma d'aiuto sono la flessibilità, intesa come possibilità di comunicare da qualunque posto e a qualunque ora, la possibilità di mantenere l'anonimato che, nella CMC, sembra tradursi in una maggiore apertura e confidenza, e la possibilità di trattare soggetti non clinici.

A fronte di questi vantaggi, il counseling mediato pone di fronte a delle difficoltà che, a parte la competenza specifica che l'operatore deve avere per fare counseling sulla sola base testuale, si rivelano essere la controparte dei vantaggi che questa modalità di intervento offre agli utenti.Per esempio: se il fatto di non essere visti permette di far sentire le persone più protette, per l'operatore rappresenta una grave perdita di informazioni rilevanti; se il fatto di non trovarsi faccia a faccia dà alla persona la sensazione di poter interrompere la relazione in qualunque momento, per l'operatore rappresenta il rischio costante di una rottura precoce. Nonostante tutto si è visto come l'essenza della relazione d'aiuto mediata non sia assolutamente diversa da una normale relazione d'aiuto in sostanza cambia la forma, cambia il mezzo, ma alla base rimane sempre la necessità di essere ascoltati e compresi.

Il punto, quindi, è o sembra essere nel modo in cui le stesse caratteristiche della relazione d'aiuto in un setting classico riescono a rinnovarsi di fronte alle nuove condizioni comunicative, senza perdere però il loro significato profondo.

Veronica Pilò, Professional Counselor accreditata da AssoCounseling con il n° A0761 (n.d.r.)

titolo: SMS: le nuove tecnologie nella relazione d'aiuto rivolta agli adolescenti
autore/curatore: Veronica Pilò
argomento: Counseling telefonico
fonte: AssoCounseling
data di pubblicazione: 01/02/2012
keywords: sms, atlas ti, sportello telefonico, charlie, counseling telefonico

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