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Terza tappa per le libere professioni. Dopo le misure contenute nella manovra di Ferragosto in parte corrette e in parte integrate da quelle infilate nella legge di stabilità, arriva ora il decreto sulle liberalizzazioni, frutto della seduta-fiume del consiglio dei ministri di venerdì scorso, che dà l'addio alle tariffe e prevede il tirocinio nelle università e l'accordo sui compensi con il cliente. Dunque, va definitivamente in soffitta l'ipotesi di un riordino in un unico provvedimento che solo l'estate scorsa l'ex Guardasigilli Angelino Alfano dava per imminente, con l'eccezione delle regole per gli avvocati. E per avere un quadro della direzione che il mondo delle professioni e l'intero Paese stanno prendendo bisogna guardare al pacchetto di interventi, fin qui adottato, nel suo complesso.

La somma dei tre provvedimenti (sintetizzata nella grafica a lato) ci dice innanzitutto che la strada imboccata tocca molti nervi scoperti delle categorie, soprattutto sul fronte dell'accesso, delle tariffe e delle società tra professionisti.

Ma per avere il quadro esatto, oltre alle più che probabili modifiche che arriveranno dal passaggio parlamentare, bisogna anche aspettare alcuni tasselli normativi che mancano all'appello. Innanzitutto, il regolamento previsto dalla manovra estiva, da adottare entro il prossimo agosto, che dovrà regolamentare questioni delicate come l'accesso, la formazione e la pubblicità. E c'è poi anche il decreto del ministero della Giustizia, di concerto con lo Sviluppo economico, su alcuni aspetti delle società tra professionisti che deve essere approvato entro il 30 giugno prossimo.

Uno dei cardini del riordino in arrivo è la massima libertà nell'accesso: nessun tetto sarà tollerato, se non per ragioni di ordine pubblico com'è il caso, ad esempio, delle professioni sanitarie. Quanto alla formazione, si è ribadito l'obbligo dell'aggiornamento continuo; un obbligo il cui mancato rispetto configura illecito disciplinare. Anche qui, peraltro, le regole oggi in vigore devono essere adeguate: i singoli ordinamenti dovranno infatti aggiornare sia i percorsi di formazione continua, sia l'apparato sanzionatorio per le violazioni di carattere disciplinare.

Buone notizie per le matricole, perché la durata del tirocinio, come indicato già nella manovra di Ferragosto, non potrà superare i 18 mesi (con l'eccezione delle professioni sanitarie). Oggi, il decreto sulle liberalizzazioni aggiunge un'altra tessera al puzzle: facendo leva su convenzioni ad hoc da stipulare tra il ministero dell'Istruzione e i consigli nazionali, sarà infatti possibile svolgere un terzo del tirocinio (sei mesi) direttamente presso l'università. Per consentire, sostiene il ministro della Giustizia, Paola Severino, «il graduale avvicinamento alla pratica professionale».

titolo: Terza tappa per la riforma
autore/curatore: Andrea Maria Candidi
fonte: Il Sole 24 ORE
data di pubblicazione: 23/01/2012
tags: riforma professioni, governo monti, decreto liberalizzazioni

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