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Settembre 2011. Si cambia?Negli ultimi tre mesi i giornali sono stati pieni di considerazioni sulle due manovre. Aggiungere, su una rivista mensile, considerazioni sull'insieme dei due provvedimenti è quindi un esercizio inutile: tutto (e l'inverso di tutto) è stato già detto. Semmai si può chiosare che la maggior parte delle considerazioni è stata connotata più dall'appartenenza, come al bar dello sport dopo un derby, che dall'approfondimento 'tecnico'.

Ad esempio, ci si è accapigliati su qualche mese, in più o in meno, di scorrimento delle pensioni d'anzianità ma nessuno ha scritto su quanto l'istituto in sé sia diventato irragionevole. Tutti hanno chiesto di dimezzare il numero dei parlamentari, nessuno si è domandato se non fosse meglio dimezzarne le prebende, ottenendo lo stesso risparmio e insieme più parlamentari spinti dall'ambizione di servire lo Stato, invece che da… ambizioni della serie 'Svolto io e tutta la mia famiglia'. Non mi pare che sia stato evidenziato che costano molto più i Consigli regionali nel loro insieme, che producono pochissimo, del Parlamento nazionale, che invece di leggi ne sforna anche troppe (pur ingabbiato da regolamenti vetusti, che però nessuno ha chiesto di cambiare), nonostante le promesse elettorali. Solo gli oppositori hanno scritto che si sarebbe dovuto fare molto di più e meglio. E si potrebbe continuare.

Solo una parte della manovra è stata poco commentata: quella che riguarda le liberalizzazioni dei servizi professionali. Certo, dopo il pronunciamento degli avvocati-senatori del 14 luglio (la forza delle date!) contro le norme che avrebbero davvero ammodernato il sistema delle professioni, la parte della manovra che tendeva a favorire la crescita è stata, in concreto, annullata. Qualcosa però è rimasto. Vediamo. Intanto, con la manovra di luglio è stata istituita un''Alta commissione' con il compito di formulare, entro il prossimo 12 gennaio, proposte in materia di liberalizzazione dei servizi. Le proposte saranno utilizzate dal Governo entro i successivi due mesi. A quella data diverrà libero tutto quello che non sarà stato espressamente regolato. La prevista presenza di esperti della Commissione europea, dell'Ocse e del Fondo monetario internazionale all'interno dell'Alta commissione permette di sperare che non si tratti della solita 'manfrina' per lasciare le cose come stanno. Con la manovra di agosto, poi, è stato affermato, fra l'altro che: gli ordinamenti professionali devono sottostare ai principi di libera concorrenza e 'alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l'effettiva possibilità di scelta degli utenti nell'ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti'; i professionisti devono effettuare la formazione continua e si devono assicurare per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale; serve un periodo di tirocinio, equamente retribuito, prima di iniziare una attività professionale. Ancora, le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività economiche divengono oggetto d'interpretazione restrittiva e, comunque, quelle ora previste sono abrogate quattro mesi dopo l'entrata in vigore del decreto.

Qual è la portata delle norme nei confronti delle professioni?

Intanto, ancora una volta il Parlamento ha legiferato facendo proprie, forse senza neppure saperlo, le proposte avanzate negli ultimi dieci anni, dalla nascita del Colap, dal mondo delle associazioni che, infatti, non nomina e s'intestardisce a non regolamentare: c'è stato un emendamento del PD in tal senso, ma è stato respinto senza neppure discuterne. Infatti, c'è l'affermazione per la quale l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato, che farà saltare i tentativi di estendere le riserve professionali alle attività tipiche, come vorrebbero gli Ordini. Loro s'illudono di aver evitato la mannaia con 'la foglia di fico' del richiamo all'esame di Stato: l'Alta commissione non potrà non estendere anche alle professioni protette il principio. C'è l'affermazione del principio di libera concorrenza anche per le professioni protette. C'è l'istituzione dell'obbligo di assicurazione sui rischi professionali che, in sostanza va ad annullare il principio dell'obbligazione di mezzi per il professionista, bandiera che gli Ordini dovranno ammainare. C'è la formazione continua che è nel nostro Dna: averla introdotta, per di più definendo illecito disciplinare il non praticarla, è cosa positiva, purtroppo ampiamente ridimensionata dal fatto che è stata affidata agli Ordini.

Insomma: 'ci sono cose', dipenderà come verranno svolte e da quale sarà il Governo che sarà chiamato a svolgerle.

titolo: Settembre 2011. Si cambia?
autore/curatore: Giuseppe Lupoi
argomento: Politica professionale
fonte: Il Giornale delle Partite IVA, Anno 2, Numero 12, Ottobre 2011, p. 8
data di pubblicazione: 21/10/2011
keywords: riforma professioni, giuseppe lupoi, ordini professionali, liberalizzazioni, manovra

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