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«Le proposte di liberalizzazione promesse dalla manovra economica non riguardano gli Ordini. Coinvolte saranno non le professioni intellettuali ma le attività artigianali». È categorica Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e del Cup, il Comitato che riunisce gli Ordini. «Che senso avrebbe la promessa di liberalizzare ciò che nella sostanza è già liberalizzato», ribatte Angelo Deiana, presidente del comitato scientifico del Colap, il coordinamento che riunisce le associazioni regolamentate. «Occorrono strumenti per consentire ai professionisti di aggregarsi: questo produrrebbe – dice Deiana – nuova ricchezza».

«Lo ammetto: quello che è accaduto a ridosso della manovra, con la minaccia degli avvocati parlamentari di non votare il decreto legge, non è edificante. Il risultato è una norma stupida. La verità, però, è che sarebbe utile confrontarsi, la riforma è urgente», commenta Leopoldo, Freyrie, da qualche mese al vertice del Consiglio nazionale degli architetti.

Il braccio di ferro dentro e fuori il Parlamento ha cambiato di segno a quella che doveva essere la svolta liberalizzatrice. A un certo punto si era fantasticato di abolire l'esame di Stato per commercialisti e avvocati, di tagliare le tariffe e i divieti alla pubblicità e alle società. Ora, occorre fare i conti con l'articolo 29, comma 1 bis, della legge 111/2011. «Al fine di incrementrare il tasso di crescita dell'econonomia nazionale, ferme restando le categorie di cui all'articolo 33, quinto comma, della Costituzione (...) il Governo formulerà alle categorie interessate proposte in materia di liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche». Trascorsi otto mesi dalla data di entrata in vigore della legge (17 luglio) «ciò che non sarà espressamente regolamento sarà libero».

Con un linguaggio un po' estroverso si fa dunque riferimento alle professioni che hanno l'esame di Stato e si stabilisce una deroga. Si capirà nei prossimi mesi se la deroga si deve intendere nel senso che qualunque cosa accada non verranno aboliti gli Ordini vincolati all'esame di Stato, ma che potrebbero essere deregolamentati alcuni aspetti collegati alle professioni, la pubblicità, per esempio. Oppure, se ha ragione Marina Calderone nel dire: «La norma non ci tocca, riguarda per esempio i parrucchieri».

«Sia chiaro – prosegue Calderone – non siamo sereni perché l'Economia aveva in animo di intervenire con la liberalizzazione piuttosto che partire dal testo di riforma, condiviso tra le professioni e il ministero delle Giustizia». C'è però un 'ma': quel progetto è fermo da un anno. Nel comunicato congiunto delle professioni organizzate in Ordini – fimato da Cup, Adepp (l'associazione delle Casse), Pat (il coordinamento degli Ordini tecnici), Confprofessioni (confederazione che riunisce alcune sigle sindacali dei professionisti) – si tracciano quelli che dovrebbero essere i capisaldi della nuova legge. Vale a dire: funzione pubblicistica degli Ordini, formazione professionale continua obbligatoria, norme deontologihe rigorose e sistema disciplinare terzo, costi e onorari correlati all'entità e alla qualità della prestazione, pubblicità e trasparenza, misure di sostegno a favore dei giovani professionisti, forme organizzative ad hoc per favorire le aggregazioni. Il problema sta nei dettagli.

«I professionisti – sottolinea Maurizio de Tilla, presidente degli avvocati dell'Oua - sono uniti nella difesa delle tariffe minime e dei vincoli giuridici nell'esercizio della professione, così come nella contrarietà all'uso della pubblicità e alla presenza di soci di capitali nelle società professionali». De Tilla polemizza con Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti, secondo il quale non ha senso una battaglia oltranzista sulla difesa di tariffe minime e limiti alla pubblicità. «Non vogliamo tornare alle tariffe minime – afferma Freyrie – occorrono però valori di riferimento, in modo da orientare i clienti. Sulle società, meglio quelle interprofessionali, però possiamo discutere sulla presenza di soci di capitali, l'importante è che sia chiaro il titolare della prestazione, altrimenti verrebbe meno la funzione deontologica e sarebbero guai per i clienti.

Il punto, rispetto a Confindustria, è se vogliamo arare, con i nostri due aratri, un campo più grande o se vogliamo semplicemente insediarci nel campo di un altro».

titolo: Gli Ordini restano in difesa
autore/curatore: Redazione
fonte: Il Sole 24 ORE
data di pubblicazione: 20/07/2011
tags: politica economica, riforma professioni, ordini professionali, colap, associazioni di categoria

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