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Dopo aver ammainato la bandiera rossa che annunciava un maremoto per le professioni nascosto nelle pieghe della manovra finanziaria, il pericolo tsunami non è ancora scongiurato. Il taglio del paragrafo 14 della riforma Tremonti dedicato a 'liberalizzazioni e sviluppo' operato da Consiglio dei ministri ha infatti aperto un nuovo fronte ancora più insidioso. Mentre la riforma proposta da Tremonti prevedeva libertà di impresa e abrogazione delle restrizioni all’accesso e dell’esercizio della professione solo per alcune categorie (lasciando fuori architetti, ingegneri, avvocati, notai, autotrasportatori e farmacisti), il rischio di una nuova ondata di liberalizzazioni arriva adesso sotto un’altra forma.

In via XX Settembre sarebbe stata preparata una bozza di proposta di legge delega, esaminata in sede di preconsiglio e scomparsa nella seduta fiume di giovedì scorso, ma pronta ad essere approvata nei prossimi giorni. In sostanza, a un anno dall’approvazione della suddetta legge, il governo sarebbe delegato ad adottare uno o più decreti indirizzati ad una liberalizzazione delle professioni ancora più radicale di quella paventata nel testo originario di manovra fiscale.

Ecco i punti cardine del nuovo provvedimento: in primo luogo l’elemento più significativo, già accompagnato dalla levata di scudi delle professioni giuridicoeconomiche, prevede l’annullamento dell’esame di stato per commercialisti e avvocati. Secondo l’ipotesi di legge delega, basteranno tre anni di tirocinio per i primi e due per i secondi per avere accesso alla professione, senza più l’obbligo di confrontarsi di fronte ad una commissione d’esame.

La proposta ha sollevato le critiche delle due categorie composte da 115mila professionisti (i commercialisti) e da oltre 240mila (gli avvocati) che temono una valanga di nuovi concorrenti, giovani e agguerriti. «Sono misure assurde – ha commentato il presidente dei Commercialisti, Claudio Siciliotti – pensare di concepire una semplificazione all’accesso per le sole due professioni già oggi più numerose non ha senso». «Contro questo provvedimento ci batteremo in tutte le sedi, a partire dalla Consulta dato che l’esame di Stato è previsto dalla Costituzione».

A lui ha fatto eco il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa. Secondo Alpa, una riforma del genere «non solo vanificherebbe anni di attività per migliorare la formazione e la qualità degli avvocati, ma si rivoluzionerebbe dalle fondamenta un sistema che già ora è gravemente carente».

Ma i timori dei professionisti non si esauriscono qui: oltre alla deregulation di commercialisti e avvocati, la bozza di legge delega prevede altri interventi come l’abolizione delle tariffe minime accompagnata alla possibilità, da parte degli Ordini, di verificare la corrispondenza tra un compenso richiesto al decoro professionale e all’importanza dell’opera. Parallelamente verrebbe annullato ogni limite alla pubblicità e quindi, dicono i rappresentanti delle professioni, si aprirebbe una stagione di competizione selvaggia.

Il piano delle liberalizzazioni va oltre, e tocca altri due capitoli caldi per le categorie: il primo riguarda la possibilità di costituire società professionali di capitali, un elemento richiesto soprattutto da una parte dell’avvocatura che lamentava lo svantaggio rispetto ai grandi studi angloamericani; il secondo prevede invece la caduta delle barriere di incompatibilità tra i liberi professionisti e il loro esercizio di attività commerciali. Su questo tema è intervenuto il Presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, secondo il quale 'si ripropone anche oggi come in passato la decotta equazione professione uguale impresa, contravvenendo alle regole più banali che stanno alla base delle prestazioni professionali».

D’accordo anche Marina Calderone, la presidente del CUP (Comitato unitario proffessioni) che in questi mesi ha guidato il fronte dei professionisti italiani nel dibattito di riforma avviato in seno al ministero di Giustizia. «Vorrei ricordare a Tremonti – ha commentato la Calderone – che il ministro della Giustizia Angelino Alfano lavora da tempo alla riforma delle professioni intellettuali. Purtroppo, dopo la presentazione del documento, condiviso da tutto il mondo professionale, sui principi di una legge di riforma, non abbiamo più potuto discutere. Alfano aveva garantito che a ottobre 2010 sarebbe stato presentato un disegno di legge sulla riforma delle professioni, ma non è ancora accaduto».

Sono arrivate le rassicurazioni del Guardasigilli che è tornato a parlare di concertazione e di una riforma condivisa con i suoi protagonisti. Una promessa che non basta a placare gli animi dei professionisti. Il fronte del 'no' rimane così unito, e la riforma bocciata ancor prima di essere ufficialmente presentata.

titolo: Liberalizzazioni a sorpresa?
autore/curatore: Daniele Autieri
fonte: La Repubblica
data di pubblicazione: 04/07/2011
tags: liberalizzazioni, ordini professionali, riforma professioni, associazioni professionali di categoria

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