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La guerra delle riserveNel giugno dell'anno scorso, le Commissioni II e X della Camera dei deputati, che erano state riunite per esaminare congiuntamente le numerose proposte di riforma delle professioni intellettuali, dopo una lunga serie di audizioni, presero atto dell'inconciliabilità delle richieste che venivano dal mondo ordinistico con quelle espresse dal mondo associativo e assunsero la decisione di separarsi, prendendosi in carico la prima la riforma degli Ordini, la seconda la regolamentazione delle associazioni. Molti di coloro che presero questa decisione pensarono di aver dato così un 'colpo mortale' alle nostre associazioni e di aver seppellito il sistema duale.

Noi invece, e da subito, plaudimmo la scelta. Scrivemmo che il sistema duale, una realtà incardinata nel nostro ordinamento da una norma dello Stato (il D. Lgs. 206/2007), può essere dissolto solo abrogando quella norma stessa. Scrivemmo anche che la separazione è l'unica strada praticabile per completare il percorso legislativo di regolamentazione delle associazioni, in quanto le affranca dal fardello degli Ordini, che la riforma del sistema non la vogliono, a meno che questa non consista nel porre in capo a loro nuovi diritti, nuove esclusive, nuove possibilità per vessare i cittadini e, a ben vedere, i loro stessi iscritti (obbligatori).

I fatti ci stanno dando ragione. Nella II Commissione, stanno riesplodendo i contrasti interni agli stessi Ordini, sopiti nella fase delle prime audizioni dalla scelta di combattere quello che loro consideravano il nemico comune: le nostre associazioni.

Hanno cominciato gli avvocati, chiedendo una riforma separata che si pone come obiettivo l'ampliamento delle competenze esclusive di quella corporazione a danno delle altre (notai, commercialisti consulenti del lavoro, per citare le principali), oltre che di tanti altri segmenti professionali rappresentati dalle nostre associazioni. Hanno proseguito i geometri, i periti industriali e i periti agrari, chiedendo la costituzione di un nuovo Ordine che li accomuni, con competenze che vanno a erodere quelle degli ingegneri e degli architetti. Sono poi intervenuti i consulenti del lavoro, per espandersi nell'area della conciliazione e del fisco a danno degli avvocati, dei notai e dei commercialisti. Questi ultimi hanno cercato altre aree di riserva.

È di qualche settimana fa la mezza paginata comprata sul Corriere della Sera dall'Ordine dei biologi contro quello dei medici, che vuole proibire loro l'elaborazione delle diete alimentari. La tanto declamata riforma che aveva l'obiettivo di trasformare la farmacia da dispensatrice di medicinali in 'farmacia dei servizi', alleviando i Pronto Soccorsi degli ospedali e semplificando l'accesso alle cure dei pazienti, si è infranta sui veti incrociati dei tanti Ordini sanitari, che temono di perdere esclusive. E potremmo continuare.

In altri termini è venuto alla luce il cancro interno agli Ordini: anacronistici recinti, all'interno dei quali tutti si sentono stretti e cercano di allargarsi, inevitabilmente a danno di altri. Sono così rivolti con la testa al passato che non riescono a capire l'ovvietà: l'unico modo possibile per allargarsi è quello di abolire i recinti!

Il percorso della nostra legge di regolamentazione, invece, sta procedendo bene. I contrasti all'interno del nostro mondo esistono, ma li abbiamo superati. Ciascuno ha rinunciato a qualcosa, com'è inevitabile in una trattativa, tuttavia si è mantenuta 'dritta la barra' sulla sostanza della rivoluzione connessa al modus operandi delle associazioni: niente esclusive, nessun attestato di capacità valido a vita, certificazione del 'saper fare' rimessa alle associazioni che ci mettono la faccia, possibilità di un controllo del comportamento delle associazioni da parte di un ente terzo, che noi immaginiamo promosso dalle parti sociali e dalle associazioni di consumatori, riducendo il carattere di autoreferenzialità delle associazioni e offrendo così un'ulteriore garanzia della professionalità degli iscritti.

Davvero saremmo meravigliati se nell'ultimo tratto di strada che dobbiamo ancora compiere per raggiungere il traguardo della regolamentazione delle associazioni professionali, al quale stiamo lavorando da dodici anni, dovessimo trovare nei nostri tradizionali alleati - quelli che prima ci hanno aiutato a crescere, e che poi noi abbiamo aiutato a capire il nostro mondo - ostacoli e blocchi che non potrebbero essere compresi dai nostri professionisti: sono milioni di professionisti che non perdonerebbero chi, sulla loro pelle, cerca di intavolare piccoli giochi di potere che affondano le radici in altre epoche.

titolo: La guerra delle riserve
autore/curatore: Giuseppe Lupoi
fonte: Il Giornale delle Partite IVA
data di pubblicazione: 06/06/2011
tags: ordini professionali, riforma, associazioni, riconoscimento, riserve professionali

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