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Una bussola per i cittadini dei 27 paesi membri che vogliano richiedere il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali in uno Stato membro diverso da quello in cui le hanno ottenute. E’ questo l’obiettivo di un vademecum realizzato dal Dipartimento Politiche Comunitarie in collaborazione con il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per saperne di più, EurActiv Italia ha intervistato Lidia Germani, coordinatrice del Servizio I (Libera circolazione delle persone e dei servizi e professioni regolamentate) presso l’Ufficio Mercato interno e competitività del Dipartimento Politiche Comunitarie. Qual è l’obiettivo di questa guida?
Si tratta di uno strumento informativo utile per chi deve affrontare le procedure di riconoscimento della propria qualifica professionale. Tale documento è il frutto del lavoro svolto dal Punto di Contatto Nazionale per il riconoscimento delle qualifiche professionali. Il contenuto tiene conto delle difficoltà e delle principali carenze segnalate finora dai cittadini, soprattutto italiani, che si sono rivolti al Punto Nazionale, e dovute prevalentamente alla loro scarsa preparazione sulla direttiva 2005/36/CE.

La guida descrive in modo sintetico le procedure e menziona le autorità competenti a cui rivolgersi. E’ presente inoltre un approfondimento sull’applicazione della direttiva 2005/36/CE, comprensivo della giurisprudenza della Corte dei Conti. C’è da dire che l’interpretazione di questa direttiva non è sempre facilissima: in alcuni punti resta ancora da costruire.

La guida ripercorre i capisaldi della direttiva sia per quanto riguarda il cosiddetto “diritto di stabilimento” sancito dal Trattato dell’Unione Europea che la “libera prestazione dei servizi”, introdotta dalla direttiva 2005/36/CE. C’è inoltre una parte che riguarda i titoli e le qualifiche acquisiti in un paese extraeuropeo e le normative relative ai rapporti con la Svizzera.

A che punto è la normativa europea in materia?
Con tutta probabilità la direttiva n° 36 del 2005 sarà presto oggetto di revisione da parte della Commissione Europea. Lo scorso 13 aprile, infatti, l’esecutivo di Bruxelles ha inserito questo settore tra quelli che necessitano in modo prioritario di un adeguamento.

I punti di revisione sono legati prima di tutto all’aggiornamento dei requisiti minimi di formazione che la direttiva prevede per le professioni settoriali (infermiere, dentista, veterinario, ostetrica, architetto, farmacista, medico), per cui si può ottenere un riconoscimento automatico della propria qualifica qualora si possegga un titolo che sia stato dichiarato idoneo per l’esercizio di quella professione dai singoli stati membri. Per queste professioni la direttiva ha fissato dei requisiti minimi di formazione. Questi ultimi, al momento, sono in corso di aggiornamento in base ai progressi e all’evoluzione delle professioni stesse.

L’altro punto di revisione riguarda l’eventuale introduzione di una tessera professionale che dovrebbe servire a facilitare la mobilità dei professionisti. Su questo tema la Commissione pubblicherà a fine giugno un Libro Verde, in base al quale il Dipartimento Politiche Comunitarie avvierà delle consultazioni per verificare le posizioni delle autorità competenti e delle parti sociali.

Grazie ai dati in nostro possesso siamo costantemente informati sugli ostacoli principali relativi ad ogni professione. Attualmente stiamo costruendo una rete telematica con le pubbliche amministrazioni per seguire il flusso migratorio dei lavoratori dell’UE che chiedono il riconoscimento delle qualifiche in Italia.

A chi si rivolge questa guida?
Questa guida serve soprattutto al cittadino italiano affinchè possa essere informato sul riconoscimento della propria qualifica professionale. Quando sarà tradotta in inglese, essa si rivolgerà anche ai professionisti stranieri che intendano lavorare in Italia. Grazie a questo testo, il cittadino che desidera recarsi all’estero può informarsi sulle procedure da seguire, previste dalla direttiva, e contattare facilmente i Punti Nazionali dislocati in tutta Europa.

Ad oggi il riconoscimento delle qualifiche professionali è adeguatamente tutelato nell’Unione Europea?
Gli stati membri regolamentano questo settore in modo molto diversificato. Speriamo che i processi adottati in modo parallelo e contestuale alla revisione alla direttiva - ad esempio il processo di Bologna per l’armonizzazione dei percorsi universitari e l’attività dell’European Qualification Framework - possano aumentare la fiducia reciproca tra gli stati membri. L’autorità competente in un paese membro deve potersi fidare della validità dei documenti trasmessi da un altro stato. La rete Imi - “Internal marketing information System” - in via di ampliamento, serve proprio a stabilire un rapporto rapido tra le diverse autorità nazionali al fine di rivolgere domande e dissipare dubbi sui documenti presentati da un lavoratore per esercitare una determinata professione.

E' una rete Imi molto importante perché serve a registrare tutte le autorità competenti nell’UE. Attraverso un sistema basato su un set di domande prestabilito per ogni professione, l’Imi permette ai 27 stati membri di scambiarsi le informazioni necessarie in modo rapido e sicuro”.

Scarica la guida in formato pdf (3,36 Mb).

titolo: Qualifiche professionali: la guida
autore/curatore: Alessandra Flora
fonte: EurActive Italia
data di pubblicazione: 09/05/2011
tags: 2005/36/CE, qualifiche professionali, riconoscimento, politiche comunitarie

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