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Intervista a Giuseppe LupoiUn patto Capranica per le professioni? Un'iniziativa in via di principio benemerita. Ma solo se smettono di considerarci di serie B. La proposta lanciata da Gaetano Stella di Confprofessioni sul Corriere della Sera 'Avvocati, architetti e ingegneri: parte il progetto confederale' trova in Giuseppe Lupoi, presidente di Colap - il coordinamento delle libere associazioni professionali - un interlocutore interessato e pronto ad accoglierla. Ma ad alcune condizioni. O meglio subordinata 'alla rimozione di alcuni veti nei nostri confronti'.

Presidente Lupoi ci risiamo con i distinguo? Non crede che questa frammentazione all'interno del mondo delle professioni non vi abbia giovato?
Che l'universo dei professioni sia fortemente autoreferenziale e incapace di elaborare un modello aggregativo non lo scopro certo io. E se l'intento è quello di unirsi partendo da alcune proposte, come quella della mobilità professionale all'interno della Ue (la direttiva Zappalà, ndr.), Stella potrà contare sul nostro appoggio. I nostri associati, per la gran parte laureati, quando vanno all'estero non vengono riconosciuti come tali.

E anche l'idea di estendere a tutti il contratto collettivo nazionale per i dipendenti degli studi professionali può trovarvi favorevoli?
Ora di fatto viene assimilato al contratto del commercio. E sono dieci anni che noi comunque chiediamo di parteciparvi. Ma se il fine è di rendere più chiaro e trasparente il diritto del lavoro negli studi professionali siamo perfettamente in accordo con Confprofessioni. Peccato che i problemi siano altri...

Quali?
La difesa delle rendite di posizione di alcune associazioni professionali. L'arroccarsi a tutela dei loro diritti. Vede, va ribaltato il principio costitutivo degli Ordini, che riconosce dei privilegi a chi ne è iscritto, solo in base al possesso del titolo. Colap, invece, ha da sempre puntato sul 'saper fare'. I nostri associati sono costantemente monitorati. Seguono dei corsi di aggiornamento professionale, sono bravi tanto quanto chi esercita una professione ordinistica.

Non bastano gli esami di Stato per l'accesso alla professione?
Quanti sono i professionisti che non esercitano più la professione? La realtà è che molte categorie professionali - pur ribadendo a parole di essere per il libero mercato - fanno di tutto per impedire ad altri di svolgere determinati lavori. Le porto un esempio: il consulente tributario. Il Colap ha quattro associazioni che a vario titolo rappresentano il mondo degli esperti del fisco. E che svolgono al meglio l'attività di consulenza e molto spesso ne sanno di più dei commercialisti. I quali invece vorrebbero una legge che attribuisse, solo a loro in via esclusiva, la possibilità di esercitare la professione. Ma ciò si ritorce contro le liberalizzazioni, impedisce ai giovani di trovare lavoro.

Mi sembra di capire non le piaccia neanche l'ultima riforma forense?
E' un altro esempio di come ci si sia inventati la riserva, in questo caso, della consulenza legale. Solo gli avvocati posso fornirla, ma in tutti gli altri Paesi la consulenza è libera.

L'apertura di Stella anche alle professioni non regolamentate è comunque un passo in avanti, non crede?
Un tentativo da seguire con attenzione. Ma la smettano di considerarci come intellettuali di serie B. Dieci anni fa l'allora ministro, Piero Fassino, convocò al dicastero della Giustizia sia le professioni regolamentate sia quelle che non lo erano. Fu costretto a fare la spola tra due stanze, perché loro non volevano sedersi accanto a noi. Ora qualcosa è cambiato, ma non mi vengano a dire che il perito agrario (che ha un Ordine, ndr.) sia più intellettuale di un archeologo o di uno statistico.

titolo: Intervista a Giuseppe Lupoi
autore/curatore: Fabio Savelli
fonte: Corriere della Sera
data di pubblicazione: 28/02/2011
tags: Colap, Confprofessioni, Lupoi, patto Capranica, professionisti, riforma forense

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