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Perché conviene allo Stato riconoscere le libere associazioni professionaliIn Italia, purtroppo, capita ancora di pensare da parte di qualcuno che tutte le attività professionali, per essere esercitate, debbano essere “riconosciute” e “autorizzate” dallo Stato e non sono affatto chiari i limiti nei quali siano effettivamente necessari riconoscimenti e autorizzazioni. Così “non riconosciute” e “non autorizzate” diventano quasi sinonimo di attività “non legale” o “illecita”.

Questo modo di pensare esistente nell'opinione pubblica poco informata e nell’autorità amministrativa ha creato nel tempo uno stato di perenne incertezza e precarietà negli operatori che, nonostante il loro successo professionale, si sono sempre sentiti considerare come non riconosciuti o, peggio, non autorizzati. Ciò ha reso lenta e difficoltosa l’acquisizione della loro identità professionale anche se costruita in anni di esperienza di lavoro e di associazionismo.

Altrettanto importante è da considerare l’ingiustizia subita da questi seri professionisti da parte di persone scorrette e sedicenti operatori del loro settore, non iscritti ad associazione alcuna, che, in mancanza di una regolamentazione e senza un’adeguata preparazione, si sono potuti improvvisare professionisti del mestiere, creando seri danni sia all’immagine degli operatori qualificati, sia all’utenza e alle stesse associazioni professionali.

Se da un lato deve essere chiaro che, ad eccezione delle attività professionali già riservate per legge, l’esercizio delle attività intellettuali in Italia è libero, urge, per i motivi sopra indicati, che ci sia al più presto da parte dello Stato un riconoscimento delle associazioni professionali, uniche a garantire l’attività dei professionisti di questo importante settore del paese.

E’ proprio grazie ad un enorme lavoro di studio e di organizzazione collettiva che queste associazioni hanno elaborato nei vari decenni, che l’utenza ha potuto riconoscere professionisti seri, competenti, rispettosi di un codice etico e con un’alta formazione professionale. Ed è stato possibile arrivare a tutto ciò senza la spesa di un euro da parte dello Stato.

Oggi, in mezzo ad una crisi economica debordante, allo Stato davvero conviene chiudere questa vertenza al più presto e riconoscere le Associazioni Professionali per il bene dell’Italia nel suo complesso. Conviene, innanzitutto, come fattore positivo alla collettività derivato dalla maggiore responsabilizzazione in prima persona, rispetto alle normali abitudini lavorative, che i nostri professionisti assicurano nei confronti dell’utenza; conviene da un punto di vista tecnico culturale, dando in questo modo al mondo del lavoro un preciso segnale positivo riguardante la seria creatività professionale italica, quella che si adegua ai tempi e che interpreta in maniera più precisa (e affidabile) la realtà odierna lavorativo-sociale–imprenditoriale; conviene da un punto storico legislativo, per dare davvero pieno respiro attuativo a 360 gradi al primo articolo della Costituzione, laddove recita che L’Italia è una nazione fondata sul lavoro; conviene da un punto di vista economico per dare maggiore slancio al contributo sul PIL che i nostri professionisti offrono con il loro lavoro allo Stato; conviene perché è accertato che tanti lavoratori, non ancora iscritti alle associazioni professionali, non dichiaranti il loro reddito in quanto non riconosciuti (in alcuni casi anche denunciati ingiustamente per abuso di professione), potrebbero lavorare alla luce del sole; conviene allo Stato italiano per non continuare a fare brutte figure nei confronti dell’Europa su queste tematiche; conviene, infine, perché non è più momento che lo Stato sia ancora complice di una grave vergogna sociale che si porta avanti da troppo tempo verso milioni di lavoratori, negando il riconoscimento ai propri enti associativi di riferimento.

Per questi ed altri motivi, noi esigiamo che il riconoscimento da parte dello Stato nei confronti delle Associazioni rappresentate dal CoLAP avvenga al più presto possibile non solo per i motivi fin qui esposti, ma anche, di conseguenza, perché riteniamo doveroso un riconoscimento che occorre compiere nei confronti di donne e uomini che per decenni si sono impegnati correttamente nella loro attività lavorativa a favore della collettività e, in maniera rimarcabile, nella formazione del proprio mestiere, nello studio, nel loro aggiornamento professionale e, laddove lo Stato non ci è arrivato, nell’organizzazione di proprie associazioni di categoria per il controllo, l’autoregolamentazione e la rappresentatività sociale della professione non ancora riconosciuta.

titolo: Perché conviene allo Stato riconoscere le libere associazioni professionali
autore/curatore: Douglas Gattini
argomento: Riforma delle professioni
fonte: CoLAP
data di pubblicazione: 02/05/2009
keywords: douglas gattini, associazioni professionali, riconoscimento, professioni regolamentate, professioni non regolamentate, ordini professionali

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