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I gerontocrati delle professioniEra l’inizio degli anni ’90: le picconate sul Muro di Berlino facevano ancora rumore, la Prima Repubblica stava per crollare sotto il peso di Tangentopoli e la Nazionale italiana era uscita malconcia dai Mondiali di Calcio, tradita dall’Argentina del “suo” Maradona. Un’epoca lontana nella quale molti presidenti e consiglieri di ordini professionali muovevano i loro primi passi negli organismi di rappresentanza. Oggi, vent’anni dopo, con l’euro che ha sostituito la lira e Lionel Messi indossa la maglia numero 10 che fu del Pibe, quegli uomini sono ancora lì, a occupare le cariche più prestigiose delle categorie italiane.

È il caso di Ignazio La Porta, da circa 20 anni presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Agrigento. La sua epopea professionale lo ha reso emblema, non solo di un ordine, ma di un intero sistema allergico al cambiamento. Che si parli di commercialisti, avvocati, medici, notai o ingegneri, le rappresentanze ordinistiche sono in molti casi feudi di potere ingessati intorno ad alcune figure chiave e incapaci di rinnovare i volti, ma anche le idee.

Per quanto riguarda i commercialisti, i consiglieri restano mediamente in carica 12 anni. Lo stesso accade con i notai, mentre si tocca il limite di una decade per avvocati e ingegneri. In questi anni la professione è cambiata: il numero di soggetti è cresciuto in maniera esponenziale, le competenze si sono specializzate e settorializzate, le nuove generazioni pressano per una maggiore rappresentanza e un posto d’onore nel mercato. I soli avvocati sono passati da 30mila a 200mila; i giovani con meno di 45 anni sono il 60% del totale e le donne sono cresciute dal 7 al 40%, anche se sui 165 consigli degli ordini forensi solo 13 hanno donne come presidenti. Istanze diffuse e condivise nelle aule dei tribunali come nelle sale operatorie che trovano ancora uno sbarramento insormontabile di fronte alle sedi degli ordini professionali.

Il fenomeno, del resto, non può essere circoscritto a una regione o a una professione, ma è assolutamente trasversale come dimostrano alcuni casi eccellenti. A Napoli, ad esempio, il presidente dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili si chiama Achille Coppola ed è stato nominato per il quadriennio 2009-2013, un ruolo che ricoprirà non da novizio perché Coppola, oltre a essere stato presidente dei giovani dottori commercialisti napoletani dal 1988 al 1990, ha precedentemente ricoperto la carica di presidente dell’ordine per i trienni 19961999 e 20052007. Sempre a Napoli, gli interessi della categoria degli ingegneri sono tutelati dal 2001 sempre dallo stesso uomo: l’ingegnere Luigi Vinci, riconfermato nel 2009 fino al 2013.

Sul fronte dei notai, Giancarlo Laurini è stato eletto nel 2010 presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, carica che manterrà fino al 2013. Nella sua nomina non ha rappresentato alcun impedimento il fatto che Laurini abbia già ricoperto la stessa carica dal 1992 al 1998.

Scalando la Penisola e setacciando le esperienze delle altre professioni le cose non cambiano. A Roma, il dottor Mario Falconi è stato presidente dell’Ordine dei Medici dal 2002 fino ad oggi. In precedenza aveva ricoperto per dieci anni la carica di segretario nazionale della Federazione dei Medici di Famiglia. La sua esperienza dimostra che capacità personali unite a un ruolo di rappresentanza sono un perfetto mix per la crescita professionale. Il 18 luglio scorso Falconi è stato infatti nominato coordinatore regionale per il Lazio dell’Udc.

«La rappresentatività per i medici – spiega il dottor Ernesto La Vecchia, consigliere dell’Ordine a Campobasso – è in crisi come per le altre professioni anche a causa di una grave disaffezione verso l’organismo di categoria. Le elezioni non si chiudono mai al primo turno perché non si riesce a raggiungere il quorum dei due terzi degli aventi diritto al voto».

A Bologna, l’avvocato Lucio Strazziari è presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati cittadino dal 2000, dopo essere stato rieletto per sei mandati. Del resto, la continuità sembra essere una caratteristica per la rappresentanza bolognese dei principi del foro: prima di Strazziari, Angiola Sbaiz ricoprì la carica di presidente dell’Ordine per ben 12 anni, dal 1978 al 1989.

Le loro esperienze tracciano il profilo di uomini e donne per tutte le stagioni, immuni ai germi del cambiamento. Un virus diffuso in tutte le professioni che trova una sponda complice nei regolamenti che sottendono alle competizioni elettorali interne. Solo l’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili riconosce dal 2008 un limite di eleggibilità di due mandati quadriennali consecutivi. Un argine risibile, sia perché è sufficiente un’interruzione di un mandato per essere rieletto, sia perché il conteggio inizia dal 2008 e non tiene in considerazione gli anni precedenti. Ma comunque un segno importante che non è stato accolto da nessuna delle altre rappresentanze professionali, dove non esistono paletti alla rielezione dei vecchi consiglieri o presidenti.

«Questi uomini – attacca Domenico Posca, presidente dell’Unione Italiana Commercialisti fanno della rappresentanza un mestiere, quando in realtà dovrebbe servire ad altro. Per noi il limite deve essere posto a un solo mandato, in modo che l’eletto si impegni a dare il massimo».

Dare il massimo, ma soprattutto favorire il cambiamento: è questo il senso dell’ingranaggio rappresentativo che appare ormai arrugginito. Per farlo ripartire è oggi necessario un rinnovamento che passi prima di tutto dagli uomini. Del resto, lo ripeteva Giovanni Falcone, le idee camminano sulle gambe degli uomini.

titolo: I gerontocrati delle professioni
autore/curatore: Daniele Autieri
fonte: La Repubblica
data di pubblicazione: 17/01/2011
tags: gerontocrazia, ordini professionali, rappresentanza, democrazia

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