Home | Elenco iscritti | Elenco scuole | Aggiornamento | Supervisione | Eventi | Come iscriversi | News | Rassegna stampa

Vai alla home page
Oggi è venerdì 6 dicembre 2019

   .: Come iscriversi
   .: Esami
   .: Assicurazione
   .: Definizione di counseling
 
   .: Cerca un socio
   .: Informazioni utili
   .: Linee guida
   .: Sportello utente
 
   .: Elenco scuole
   .: Corsi triennali
   .: Corsi di specializzazione
   .: Corsi di aggiornamento
 
   .: Chi siamo
   .: Cosa facciamo
   .: Gruppo dirigente
   .: Recapiti e contatti

Gli eventi di AssoCounseling


 
In queste ultime settimane sulla stampa è stata data grande evidenza alle posizioni dei vertici degli ordini professionali a seguito dell’emanazione dei primi decreti di annotazione di sei associazioni aderenti al CoLAP nel registro tenuto dal ministero di Giustizia ai sensi dell’art. 26 del dlgs 206/2007 di recepimento della direttiva europea sulle qualifiche professionali. Per non suscitare ulteriori polemiche, ho preferito soprassedere alle gratuite illazioni circa surrettizi riconoscimenti delle associazioni: non ritenevo la questione importante ed ero convinto di aver già e in più di una occasione ribadito le nostre posizioni al proposito.

Sbagliavo. Mi permetto allora, ed avrei piacere che il suo giornale lo pubblicasse, di ribadire ancora che sin dal 2007, anno di emanazione del dlgs 206, il Coordinamento che rappresento è ben consapevole che l’art. 26 del citato decreto non è un riconoscimento delle professioni associative. Si tratta infatti di un decreto che si propone attraverso l’istituzione di piattaforme comuni di rendere omogenei i profili formativi dei diversi Paesi UE, superando le attuali misure di compensazione e garantendo un sistema più flessibile ed un mercato di piena e libera concorrenza. Come ben sanno i diretti interessati (ordini ed associazioni) e i giornalisti che da anni discutono della questione, laddove in un solo Paese membro Ue una attività professionale è regolamentate allora è possibile istituire delle piattaforme comuni per uniformare i profili formativi.

Nulla di complicato... se non fosse che nel nostro Paese esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate. Alla luce di questa particolare situazione italiana, la questione che si presentò tre anni fa nella fase di recepimento e che l’allora Ministro Bonino comprese a pieno fu proprio quella di evitare che per alcune attività professionali per le quali in Italia non esiste regolamentazione ma per altri Paese europei sì, il nostro Paese non venisse tagliato fuori. Il risultato delle riflessioni di allora fu un provvedimento, a nostro parere di grande lungimiranza e davvero di respiro europeo, perché si dava la possibilità di partecipare all’elaborazione delle piattaforme comuni sia agli ordini professionali che alle associazioni.

L’art. 26 infatti al comma 2 stabilisce che all’elaborazione di piattaforme comuni, proposte da altri Stati membri, partecipano le autorità competenti di cui all’articolo 5 dello stesso decreto, sentiti, se si tratta di professioni regolamentate, gli ordini e, se si tratta di professioni non regolamentate in Italia, le associazioni rappresentative sul territorio nazionale. Sapevamo bene allora e sappiamo bene oggi che i decreti di individuazione non sono dei riconoscimenti: non lo abbiamo mai sostenuto e non abbiamo certamente bisogno che alcuni giornali ce lo chiariscano.

Detto questo, è invece innegabile che il dlgs 206/2007 sia una grande affermazione del CoLAP, anche se nessun giornale ha ritenuto di mettere la cosa in evidenza: con quel provvedimento, si fonda in Italia un sistema professionale duale, fatto da ordini ed associazioni, in quanto una legge dello Stato, finalmente, legittima l’esistenza ed il ruolo delle associazioni professionali e, di conseguenza, ne riconosce l’utilità sociale.

Avremmo voluto che questo sistema fosse al contempo sinergico, perché in tal modo ne avrebbe tratto vantaggio l’intero comparto economico, ma gli egoismi e le resistenze dei vertici degli ordini hanno finora impedito la realizzazione concreta di un sistema dove nessuno toglie all’altro e dove il comune obiettivo sia garantire al meglio il cittadino dell’erogazione di servizi professionali di qualità. Su questo campo continueremo a batterci convinti delle nostre buone ragioni. Invece assistiamo ancora una volta alle pressioni politiche dei vertici degli ordini che si permettono addirittura di intimare ad un Ministro di non firmare atti dovuti o che minacciano ricorsi. Aspettiamo con tranquillità la notifica di quei ricorsi, sicuri che costituiranno un altro autogol, come quello che si sono fatti adendo il TAR Lazio con la richiesta di abolizione del dlgs 206/2007.

Mi auguro che questa mia lettera possa chiarire una volta per tutte che le accuse che ci vengono rivolte non hanno alcun senso e che questo attacco mediatico, alle volte suggerito dagli ordini alle volte avallato dai giornali, non ha ragione di essere. Sono convinto che il Ministero proseguirà come ha fatto in questi anni con l’esame delle associazioni e che ci saranno a breve nuovi decreti. E ci auguriamo che le attuali proposte di legge presenti alla Camera sulla regolamentazione delle associazioni professionali possano mettere la parola fine su questo sterile antagonismo ispirato soltanto dalla volontà di mantenere posizioni di potere ed i propri recinti ben chiusi.

Ma questo non è quello di cui il Paese ha bisogno per sollevarsi dalla crisi e per garantire un sistema ed un futuro migliore ai nostri giovani.

titolo: Basta con le discriminazioni
autore/curatore: Giuseppe Lupoi
fonte: Mondo Professionisti
data di pubblicazione: 05/11/2010

Home | Privacy | Note legali | Sportello utente | Contatti | Partnership | RSS

© 2009-2019 AssoCounseling. Codice fiscale 97532290158. Tutti i diritti riservati.