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Gli eventi di AssoCounseling


 
Si è tenuto lo scorso sabato a Milano un incontro presso la sede dell'Ordine degli psicologi della Lombardia riguardante il counseling. La nuova consiliatura, sotto la spinta propulsiva del consigliere Anna Barracco, ha così voluto intraprendere un percorso - tutto interno all'Ordine - volto alla comprensione del fenomeno poiché lo stesso riguarda direttamente anche molti psicologi iscritti all'albo (psicologi che esercitano il counseling, psicologi che insegnano in scuole di counseling, psicologi che effettuano supervisione a counselor, etc.).

Innanzitutto voglio ringraziare nuovamente l'Ordine, nella persona del suo presidente Mauro Grimoldi, per l'ospitalità. AssoCounseling è stata l'unica associazione professionale di categoria invitata a partecipare all'incontro, e questo è per noi motivo di grande orgoglio. Pur partendo da differenti posizioni, ho recepito questo invito come un riconoscimento alla serietà con cui ogni giorno lavoriamo - in un panorama abbastanza desolato, a dire il vero - per la professione di counseling. Oltre naturalmente alla rappresentatività dell'area lombarda.

Personalmente ho inteso effettuare un intervento che non trattasse direttamente né di counseling né di AssoCounseling.

Ho parlato di quella che, secondo me, dovrebbe essere la sfida delle professioni nel terzo millennio: spostare l'asse dell'economia intellettuale dalla produzione alla condivisione. Partendo dal presupposto che la conoscenza, al pari degli altri fattori economici (capitale, lavoro, etc.), è un fattore finito, occorre dunque spostarsi sulla condivisione della conoscenza. Creare reti e network di saperi che facilitino la condivisione di quanto le professioni intellettuali possano individualmente apprendere.

Ho parlato del perché siamo assolutamente convinti della necessità che le professioni intellettuali oggi vadano strutturandosi attraverso un modello di accreditamento moderno che tenga in considerazione tutti quei cambiamenti - oggi molto repentini - che la società mette in atto.

E' quello di oggi un mondo molto diverso da quello che, 80 anni or sono, varò i primi Ordini professionali. Quell'iniziale ordinamento che all'epoca rispondeva a delle precise esigenze (salvaguardare l'utenza, sopprerire all'asimettria informativa, etc.) oggi non ha più ragione d'esistere: il livello medio di scolarizzazione è aumentato, la circolazione delle informazioni avviene in maniera rapida e fluente grazie ai nuovi media e alle nuove tecnologie, l'economia richiede alle professioni di dotarsi di strumenti che in tempi brevi diano risposta alle istanze provenienti dalla società. Ed è evidente a tutti che le professioni ordinate ex lege, difficilmente possono rispondere nei tempi consoni a quelli della società di oggi.

Questo per quanto riguarda l'aspetto generale.

Nello specifico, rispetto al counseling, è emerso di come - a mio avviso - si sia trattato di una risposta ad una delle tante istanze provenienti dalla società. Riguardo a questo la mia posizione è molto chiara e nota ormai ai più: mentre la psicologia professionale - quella normata nel 1989 dalla Legge di ordinamento - andava nella direzione di ritagliarsi segmenti di mercato totalmente scollati dalla richiesta reale, quella richiesta è stata di fatto soddisfatta dalla nascita di nuove professionalità.

Ho peraltro invitato tutti a riflettere - me compreso - sul perché proprio in concomitanza con l'ordinamento della professione di psicologo si siano sviluppate le così dette professioni limitrofe: counseling, mediazione familiare, coaching, etc.

Sono arrivato alla conclusione che, probabilmente, la psicologia era l'ultima delle professioni che andava regolamentata… o, almeno, regolamentata con queste modalità.

Al di là degli aspetti più tecnici della psicologia (assessment, colloquio clinico, reattivi, perizie, etc.) mi chiedo come sia possibile regolamentare ciò che attiene, in generale, al disagio dell'uomo e alla sua ricerca di senso.

Le molte professioni che, di fatto, si sono sempre occupate di tematiche affini (educatore professionale, assistente sociale, operatore sociale, pedagogista, etc.) hanno continuato, indipendentemente dal varo della Legge di ordinamento della professione di psicologo, sia ad operare che a fare domanda di formazione. Penso ad esempio a tutti quegli operatori che, a vario titolo, operano nel sociale o, più in generale, nella relazione d'aiuto.

Detto questo ho anche compreso le necessità di un Ordine professionale (le famose ragioni dell'Altro): da una parte far rispettare una Legge dello stato, dall'altra dare risposte concrete ai quasi 80.000 psicologi iscritti all'Albo (14.000 circa solo in Lombardia).

Personalmente credo che l'Ordine degli psicologi possa vincere la sfida soltanto adeguandosi alle logiche moderne della concorrenzialità che punta non sulla pretesa di protezionismi anacronistici e riserve di Legge, ma sulla condivisione dei saperi e sulla propria capacità di rispodnere ai bisogni della gente.

Durante la giornata si sono susseguiti molti interessanti interventi sia di counselor che di scuole di formazione (tutte di area lombarda) che hanno così voluto portare la loro diretta testimonianza di cosa sia il counseling e di come loro lo declinano.

Sono rimasto positivamente impressionato dall'altissima qualità degli interventi (e non lo dico perché la quasi totalità degli intervenuti - singoli e scuole - gravita nella nostra associazione), molti dei quali si sono rivelati essere lavori d'equipe dove counselor e psicologi hanno convissuto tranquillamente assieme.

Non solo: alcuni di essi, per usare parole non mie, sono riusciti di fatto a stanare una domanda occulta di psicoterapia.

Concludo questo breve resoconto ringraziando Anna Barracco e i suoi collaboratori (Chiara Ratto e Gianpaolo Ragusa) per la possibilità che ci hanno offerto e sono certo che la comprensione di un fenomeno sia il primo passo per poter mettere in atto strategie concertate e rispondenti ai bisogni e alle necessità di tutti.

Lungi dall'idea che il fenomeno counseling lo si possa gestire soltanto nelle aule di un Tribunale, delegando peraltro alla magistratura quello che dovrebbe essere un ruolo attivo e responsabile sia di un Ordine professionale che di un'Associazione professionale.

titolo: Incontro all'OPL: un breve resoconto
autore/curatore: Tommaso Valleri
fonte: AssoCounseling
data di pubblicazione: 19/10/2010

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