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Si riaccende lo scontro fra ordini e associazioni sul tema della riconoscimento dell´attività dei senza albo. Al centro del dibattito c´è sempre il recepimento della direttiva servizi, e in particolare l´articolo 8 del dlgs 59/2010. Che nel dare la definizione di professione regolamentata, dice che le attività non riservate ma tipiche svolte da una professione regolamentata non possono essere riconosciute ad altri.

Per gli ordini la nuova disciplina inserisce nell´ordinamento un principio che metterà una pietra sopra le richieste delle varie associazioni di partecipare, attraverso un decreto di accreditamento (che ancora non c´è), alle piattaforme europee sulle professioni.

All´indomani della netta presa di posizione, prima, del vicepresidente del Cup Roberto Orlandi e, dopo, della presidente Marina Calderone, arriva la replica di Angelo Deiana. Per il presidente del comitato scientifico del Colap (il movimento che rappresenta oltre 150 associazioni) si sta discutendo del nulla, in quanto le posizioni dei vertici non stanno in piedi.

Dottor Deiana, perché sarebbe infondato il ragionamento degli ordini?
Perché se fosse applicabile la tesi che anche le competenze tipiche sono delle professioni ordinate allora si verificherebbe l´assegnazione surrettizia di nuove riserve agli ordini. E quindi il provvedimento sarebbe illegittimo. Ma così non è, per due motivi. Il primo perchè la Corte costituzionale dal 1997 ha emesso una serie di sentenze chiare che esprimono un solo concetto: ciò che non è riservato è libero. Il secondo perchè il decreto 59 prevede una clausola di specialità.

Di cosa si tratta?
L´articolo 9 prevede che in caso di contrasto fra le direttive 'servizi' (2006/123/Ce) e la 'qualifiche' (2005/36/Ce) sia quest´ultima a prevalere. Si mette, così, al riparo l´articolo 26 del dlgs 206/2007 che sancisce la possibilità per le associazioni di professionisti privi di albo di partecipare alle piattaforme europee. Ad ogni modo, non va dimenticato che qui il contrasto non c´è. Perché la direttiva servizi si occupa esclusivamente di snellire i sistemi autorizzatori per l´iscrizione agli ordini.

Restiamo sulla direttiva Qualifiche, non crede che assimilare le associazioni italiane a quelle dei paesi anglosassoni sia stata una forzatura?
Questa è una polemica vecchia e infondata. Voglio fare una riflessione: presso il servizio studi del senato c´è un documento che compara i sistemi professionali dei paesi europei ed extra europei. Emerge che il modello tipo quello degli ordini italiani con alla base un´autorizzazione preventiva copre al massimo il 25% dei casi. Tutti gli altri hanno dei sistemi misti. Il fatto è che ci sono concetti diversi e variabili di associazione. In Italia abbiamo un modello stellare: gli ordini, i collegi (che sono diversi non soltanto a livello normativo ma anche come modalità di accesso rispetto agli ordini), gli elenchi depositati presso le camere di commercio e presso i ministeri, l´albo dei promotori finanziari vigilato dalla Consob. Abbiamo poi le professioni sanitarie, che sono regolamentate ma prive di un ordine. Insomma il sistema non è omogeneo. E quindi il concetto di associazione al pari di professione regolamentata ha diversi aspetti interpretabili.

Se una professione è regolamentata, però, una disciplina di riferimento ce l´ha...
Mi spiego meglio. Se fosse vero il discorso del Cup che per professione regolamentata si intende solo quell´attività svolta dopo il conseguimento di una laurea, un periodo di pratica e il superamento di un esame di stato allora la metà degli iscritti agli albi non sarebbe in regola. Prima del dpr 328/01, non bisogna dimenticarlo, si accedeva ai collegi professionale con il solo diploma.

In conclusione, secondo lei il processo per il rilascio dei decreti di accreditamento per le associazioni andrà avanti?
Assolutamente sì. Il ministero della giustizia sta andando avanti. E se anche avesse avvertito l´esigenza di un supplemento di istruttoria le associazioni non hanno nulla da temere. I decreti arriveranno.

titolo: Servizi, scontro sulle competenze. Intervista a Angelo Deiana
autore/curatore: Ignazio Marino
argomento: Politica professionale
fonte: Italia Oggi
data di pubblicazione: 04/09/2010
keywords: Ignazio Marino, ordini professionali, associazioni professionali, categoria, riserve professionali

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