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L'intervento pubblicato sul Sole 24 Ore di domenica 1° agosto dal titolo «Professioni pronte alla sfida dell'innovazione», di Marina Calderone (presidente del Cup) contiene alcune forzature per chiarire il perimetro d'azione degli Ordini e per incardinare il disegno di riforma delle professioni in un contesto il più possibile aderente alle reali esigenze degli iscritti agli Albi professionali. Al di là della visione edulcorata che l'autore pennella intorno all'attività professionale («i contribuenti con i redditi più alti, grazie alla vigilanza esercitata dagli ordini») e dei presupposti obblighi di controllo degli ordini professionali («per rendere più trasparente l'operato di due milioni di professionisti»), sfugge totalmente alla realtà l'arbitraria affermazione che «i professionisti si vedono rappresentati, come una grande famiglia, dagli Ordini professionali perché si sentono tutelati negli interessi della loro attività». Quale famiglia, quale tutela può garantire un Ordine professionale deputato costituzionalmente al controllo dell'operato di un professionista?

Da un lato, la presidente Calderone attribuisce agli Ordini una rigida vigilanza sul rispetto della deontologia dei professionisti a difesa degli interessi dei cittadini ma, al tempo stesso, considera gli ordini come una 'grande famiglia', pronta a correre in soccorso dei propri iscritti per difenderne i legittimi interessi. La contraddizione è stridente, soprattutto se si tirano in ballo i diritti dei cittadini e la fede pubblica. Quali garanzie può offrire a un cittadino un ordine professionale che con una mano punisce e con l'altra protegge il proprio iscritto?

Per poter esercitare la propria attività, frutto di anni di studio universitario e del conseguimento di un esame di stato abilitante, i liberi professionisti sono obbligati a iscriversi ai rispettivi albi. È il cardine che fino a oggi ha tenuto saldo il sistema degli ordini professionali. Ma fino a quando reggerà? Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, lo ha detto chiaramente: occorre avviare un profondo processo di riforma degli ordini professionali. Nel rispetto dei ruoli e delle competenze. Qualsiasi 'ipotesi di riforma' dovrà distinguere le necessità di ammodernamento degli ordini dalle esigenze di regole chiare per l'attività dei professionisti, alla luce del mutato contesto di mercato, imposto dalle regole della concorrenza. Pensare di affidare il controllo della concorrenza nel campo dei servizi e delle libere professioni a «un organo superiore preposto al controllo e alla guida dei propri iscritti» appare un esercizio retorico che mira a perpetuare i vecchi vizi e le clientele che ancora oggi albergano negli ordini professionali.

titolo: Tutela di iscritti e clienti?
autore/curatore: Gaetano Stella
fonte: Il Sole 24 ORE
data di pubblicazione: 15/08/2010

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