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È morto ieri a Roma a 83 anni Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale. Padre della psicosociologia italiana, è stato referente per l'Italia, fondatore e presidente nel Belpaese, di tre importanti scuole di psicoterapia: quella psico-corporea di Wilhelm Reich; quella bioenergetica di Alexander Lowen; quella umanistica di Carl Rogers. Ha inoltre avuto la presidenza onoraria della Società italiana di psicologia politica ed è stato al timone della Società europea di psicologia umanistica in qualità di direttore. I funerali si terranno domani a Roma al «Tempio dei laici del cimitero monumentale del Verano» e la sepoltura avverrà a Ostia.

Nato a Brescia il 17 luglio 1937, aveva fondato l'Aied (Associazione italiana per l'educazione demografica) nel 1953, guidandola per più di 20 anni con un impegno particolare nello sviluppo della cultura della contraccezione in Italia. De Marchi è stato poi protagonista nel nostro paese di varie battaglie per i diritti civili riuscendo tra l'altro, nel 1971, con una storica sentenza della Corte Suprema a ottenere la revoca dei divieti penali all'informazione e all'assistenza anticoncezionale.

Nel dibattito sui delitti in famiglia, De Marchi evidenziò come il nucleo familiare resti il luogo principale in cui avvengono gli omicidi. A suo giudizio il fenomeno «è il frutto del fallimento» della legge 180 sulla salute mentale, la «legge Basaglia». Da qui la richiesta di «una riforma radicale e l'apertura di cliniche psichiatriche che non siano affatto i vecchi manicomi ma strutture umanizzate, oltre che di centri per l'attività riabilitativa».

De Marchi nel 1984 ha lanciato una nuova teoria della cultura e della nevrosi con il suo libro «Lo shock primario». Nel 1986 ha fondato a Roma l'Istituto di psicologia umanistica esistenziale, che ha diretto fino alla sua morte. È stato anche un politologo e un convinto assertore dei rischi collegati all'esplosione demografica. Tra i recenti interventi di De Marchi l'sos sulla solitudine dei politici. «Anche la politica è un luogo di solitudine - ha detto il presidente onorario della società italiana di psicologia politica -. L'uomo politico, che dovrebbe rappresentare il popolo, in realtà ne è lontano anni luce, anche per via del linguaggio che usa, il politichese, estraneo alle emozioni della vita reale di tutti i giorni. Spesso più si è in alto nella scala del potere, e più si è soli, proprio come accade a molti leader che con i propri compagni di partito hanno un rapporto pedagogico».

De Marchi è l'autore di diversi saggi pubblicati dal 1960 al 2008. Tra questi: Sesso e civiltà, Laterza (1960); Repressione sessuale e oppressione sociale, Sugarco (1964); Perché la Lega, Mondadori (1993); Aids. La grande truffa (con Fabio Franchi) Seam (1996); Il Solista - Autobiografia d'un italiano fuori dal coro, Edizioni Interculturali (2003); Il nuovo pensiero forte - Marx è morto, Freud è morto e io mi sento molto meglio, Spirali 2007; Svolta a destra? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori, Armando Curcio Editore (2008).

titolo: Addio a De Marchi
autore/curatore: Redazione
fonte: Il Sole 24 ORE
data di pubblicazione: 25/07/2010

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