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Ordini professionali aperti al mercato solo per metà. In linea con gli altri anni. Quello delle professioni si conferma come un settore statico; con l´unica vera minaccia della crescita degli iscritti agli albi che spingono verso una proletarizzazione dei professionisti. Il che non vuol dire che bisogna spingere sulle liberalizzazioni in maniera unilaterale. Le prime lenzuolate di Bersani, in questo senso, hanno rappresentato un modo di operare che ha portato a scarsissimi risultati. La percentuale di apertura al mercato da parte degli ordini era del 46% nel 2006 è del 47% nel 2010. Meglio quindi procedere con una riforma del comparto che coinvolga i diretti interessati. A suggerirlo è l´Istituto Bruno Leoni. Che ieri a Milano ha presentato l´indice delle liberalizzazioni, edizione 2010. Il report, che comprende anche altri settori, fa il punto sugli effetti delle norme nei singoli settori. Quello che riguarda le professioni, anche per quest´anno, si è confermato statico.

«In realtà», spiega il centro studi, «il mondo delle professioni ha vissuto tutto l´anno in una strana atmosfera di attesa dell´imminente cambiamento. Ciò deriva dal fermo intendimento del ministro della giustizia, Angelino Alfano, di riorganizzare l´intero settore. Sotto un primo profilo, ciò va valutato favorevolmente: procedere a una riforma in modo unilaterale, senza alcuna forma di rapporto con i diretti interessati rischierebbe di condurre a un quadro normativo non conforme alla realtà e, ancor peggio, coscientemente e volutamente boicottato dagli operatori (in buona parte accadde proprio così nel 2006/2007, dopo la mini-riforma Bersani). Inoltre, dalle dichiarazioni del ministro Alfano, l´idea di una legge quadro in grado di dettare le norme generali in materia di professioni sembra essersi finalmente fatta largo nel dibattito politico: meglio ancora sarebbe se la disciplina generale fosse nuovamente integrata nel corpo del codice civile. Nondimeno», continua il report, «permangono molte e gravi perplessità in relazione ai plausibili sviluppi futuri: discutere approfonditamente con i professionisti non può e non deve trasformare il parlamento e il governo in meri recettori delle istanze corporative provenienti dai rispettivi ordini e collegi».

È chiara l´esigenza però di riformare il comparto. «Il mondo dei professionisti», si legge, «si è sempre distinto per la presenza di notevolissime competenze individuali e soprattutto per una particolare preparazione culturale: negli ultimi decenni tali caratteristiche si sono pressoché annullate e si è potuto constatare un vero e proprio crollo della professionalità in contemporanea con un incremento spropositato di iscritti a ordini e albi, molto spesso poco qualificati e destinati a una sorta di «proletarizzazione» intellettuale. Rendersi conto di questo fenomeno, e realizzare anche che i professionisti stanno sostenendo la crisi solo con le loro forze, senza alcun aiuto o ammortizzatore sociale, sono constatazioni importanti: le risposte e le soluzioni, però, non possono perseguire la difesa a oltranza dei privilegi di chi «è già dentro» né possono cercare di riportare l´orologio della storia al periodo d´oro del professionista individuale, ormai archiviato da alcuni decenni».

Si auspica, dunque, una marcata apertura al mercato, in modo da conferire al professionista italiano gli strumenti giuridici necessari per competere con i propri pari, con organizzazioni cooperative-imprenditoriali e con professionisti stranieri. Continuare a negare a ogni costo l´esistenza stessa del concetto di concorrenza nella realtà delle professioni non porterà ad altro se non all´ulteriore impoverimento (non solo culturale) del settore».

titolo: Concorrenza: Ordini aperti a metà
autore/curatore: Ignazio Marino
fonte: Italia Oggi
data di pubblicazione: 13/07/2010

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