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Faccio una previsione: anche questo governo, come tutti i precedenti, non riuscirà a fare una riforma delle professioni. Il ministro Alfano continua a ripetere che si tratta di un obiettivo prioritario dell’esecutivo, ma le resistenze corporative degli ordini e delle federazioni, con le solite sponde in Parlamento, stanno prendendo il sopravvento rispetto a qualsiasi ipotesi di cambiamento. Anzi, si torna a parlare di tariffe minime e qualsiasi ipotesi di semplificazione e di accorpamento tra gli ordini (come nel caso dell’albo unico di architetti e ingegneri) viene puntualmente rispedita al mittente.

L’errore del governo è innanzitutto nel metodo. Alfano si è lasciato trascinare nella trappola del “tavolo unico”, nel quale sono seduti, come nel vecchio Politburo moscovita, i rappresentati di tutti gli ordini professionali. E’ una scelta che fa il gioco delle lobbies e dei professionisti degli ordini, interessati solo a difendere posizioni di potere e incarichi retribuiti, ma impedisce qualsiasi serena discussione di merito. D’altra parte, che cosa hanno in comune gli avvocati, per i quali si pone un problema di maggiore selezione all’ingresso, e i notai che invece dovrebbero allargare il numero degli iscritti al club? E i farmacisti, che difendono privilegi medioevali, con gli psicologi? Ci sono, infine, intere categorie, come gli spedizionieri doganali e gli attuari, per le quali è perfino dubbia la necessità di un ordine con relativi consigli e presidenze, gettoni e spese.

La riforma delle professioni, in queste condizioni, è solo uno spreco di tempo. Non serve e non si farà mai. L’unica strada sensata per arrivare a un cambiamento dell’architettura del sistema professionale italiano è quella di procedere con interventi di chirurgia, settore per settore. Solo così sarà possibile smontare la macchina corporativa e mettere in campo interventi che, sommati, apriranno le porte alla concorrenza e innanzitutto a una migliore soddisfazione dei consumatori. Una vecchia regola della politica dice che, quando l’avversario è troppo forte, bisogna innanzitutto dividerlo. Il governo, con i professionisti, sta facendo esattamente il contrario. E perderà l’ennesima battaglia per la modernizzazione del Paese.

titolo: Il bluff della riforma
autore/curatore: Antonio Galdo
fonte: Affari Italiani
data di pubblicazione: 02/07/2010

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