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Solo la tecnologia salverà il capitalismo del futuroCome si evolve il sistema capitalistico? In questo periodo, molti analisti sottolineano: meno risorse, meno globalizzazione, meno fiducia, meno consumi, meno razionalità, meno occupazione stabile. Credo che sia necessaria una prima considerazione: nonostante la profonda incertezza della fase attuale, l'innovazione e la velocità di cambiamento non sembrano influenzate in misura apprezzabile dalle crisi economiche. Dovremmo far tesoro della lezione della new economy: la bolla esisteva ed è scoppiata, i mercati hanno sofferto per due anni, ma i nuovi modelli web-centrici basati sull'interazione personalizzata con i clienti hanno trasformato il sistema economico rendendo obsoleti paradigmi consolidati. Eppure, se avessimo descritto i trend nel periodo di sgonfiamento della bolla, avremmo visto meno globalizzazione, l'inflazione che rialzava la testa, la ristrutturazione di molti settori industriali, profonde crisi manageriali ed etiche.

L'unica cosa che non rallentava era la diffusione del capitalismo basato su conoscenza e tecnologia.Tale realtà continuava ad avere una crescita esponenziale che non perde colpi nemmeno ora. È una tendenza inarrestabile che sta ridisegnando dalle fondamenta il contesto competitivo del pianeta: il capitalismo intellettuale è una rivoluzione silenziosa e pervasiva che pone di nuovo al centro dell'universo la conoscenza e, dunque, il capitale umano. Un capitalismo antropocentrico che crea valore a partire dal patrimonio di know-how dei professionisti/knowledge workers, che sposta la visione dal processo di produzione a quello di condivisione, ossia dal consumo razionale dei fattori disponibili (capitale e lavoro) alla creazione di reti che facilitano la condivisione della conoscenza. Ecco un primo salto evolutivo: la conoscenza si moltiplica attraverso i processi di condivisione nelle infinite connessioni del web 2.0 e dello sharing compulsivo dei social network.Tutto ciò rende i capitalisti intellettuali i maggiori soggetti di produzione di valore nelle reti globalizzate. Anche il modello di intelligenza si modifica: non più intelligenza individuale o centralizzata basata sull'equazione informazione uguale potere, ma intelligenza distribuita che muta a sua volta le logiche di competizione. Non vale più l'uno per tutti, tutti per uno', ma l''uno per uno, tutti per tutti'. La conoscenza infatti si accresce solo qualora condivisa per cui diventa fondamentale scambiarla in rete. Tutto cambia: in un mondo in cui la condivisione è il valore, bisogna pensare e agire in modo diverso: non si fa più competizione individuale, si fa competizione cooperativa, federale, simbiotica. Non si vince più da soli: o vincono tutti o non vince nessuno.

Ma allora il capitalismo è veramente finito? Sì se guardiamo al passato, no se guardiamo al futuro. Sono finite la scissione tra capitale e lavoro di stampo fordista, il dualismo conflittuale tra ricchezza e valore ma rimangono ancora gli 'animal spirits'imprenditoriali di keynesiana memoria, quelli che si rifanno al desiderio di conoscenza e di miglioramento che sono connaturati alla nostra evoluzione genetica. E questo pur nella consapevolezza che il capitalismo, per quanto intellettualmente orientato, non sempre è all'altezza delle aspettative. Così come nell'evoluzione, nelle fasi di crisi tornano a galla i suoi difetti, quelli che in tempi normali si tende a sminuire per non rinunciare ai benefici che genera in termini di crescita e progresso tecnologico. L'importante però è conoscere tali difetti per affrontarli in termini di cd. sicurezza profonda: anche il nostro sistema immunitario non garantisce protezione totale da tutte le malattie ma, una volta che le ha conosciute o è stato aiutato a conoscerle, ne rende minimo l'impatto negativo nel tempo.

Ma c'è di più. Svolgere attività produttive e sociali attraverso un sistema a rete ci costringe a pensare ed agire in rapporto sempre più stretto con interfacce in grado di avvicinare mente e corpo e tecnologia. Capacità di calcolo e ragionamento ubique e connettività pervasiva che si concretizzano attraverso l'accesso continuo e il network sharing. Con un corollario ineludibile: alla fine le tecnologie più profonde sono quelle che scompaiono, quelle capaci di diventare trama del nostro tessuto di vita quotidiana fino a diventare invisibili e indistinguibili anche dal nostro corpo. E questa sarà la vera grande metamorfosi del capitalismo intellettuale che dovremo affrontare nel prossimo futuro.

Angelo Deiana è Presidente del Comitato Scientifico del CoLAP (n.d.r.)

titolo: Solo la tecnologia salverà il capitalismo del futuro
autore/curatore: Angelo Deiana
argomento: Società
fonte: Liberal
data di pubblicazione: 19/03/2010
keywords: Angelo Deiana, capitalismo intellettuale, conoscenza, conoscenze, tecnologia

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