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Questo numero di Simposio sarà distribuito quando i lettori conosceranno già gli esiti delle elezioni politiche 2008. Io, invece, sto scrivendo queste brevi riflessioni in piena campagna elettorale dove, si sa, le promesse fioccano come la neve in montagna. Posso però partire da un dato certo ed inconfutabile: pur essendo passati già 9 anni dalla presentazione del primo Disegno di Legge di riforma delle professioni intellettuali, la Camera non ha mai ricevuto in aula un testo da approvare! Ricordiamo il primo DdL Flick/Mirone (primo Governo Prodi), poi il DdL Fassino (Governo Amato) e, per finire il DdL Mastella (secondo Governo Prodi). Senza contare gli innumerevoli PdL sull'argomento.

L'Italia sembra essere uno di quei paesi in cui il 'formalismo' è ancora molto forte. Sembra, in sostanza, che la formalizzazione di un atto sia il momento qualificativo più importante per la definizione delle qualità professionali di un soggetto.

Anche l'ultimo DdL Mastella - sepolto al momento unitamente al Governo - ha visto un iter tipicamente italiota: inizialmente accolto con grande entusiamo dalle associazioni dei consumatori, dalle associazioni professionali e dalla quasi totalità dei sindacati, ha trovato fin da subito un'aspra critica da parte del Cup (il cartello degli ordini professionali). Ed ecco il primo freno: le commissioni giustizia e sviluppo economico della Camera hanno ritenuto che il testo proposto dal Governo contenesse deleghe eccessive. Ma anziché ridurre le deleghe inserendole in un quadro chiaro e sostenibile, hanno optato per la totale riscrittura. Oltre dieci mesi di aspri dibattiti non hanno portato comunque ad un testo che al Cup potesse andare a genio…: una volta il problema era la liberalizzaione della pubblicità, un'altra volta i conflitti tra i poteri di Stato e Regioni, etc.

Insomma, ogni scusa era buona per criticare (e dunque rallentare al fine di bloccare) il testo. Il tutto al fine di smantellare l'unico principio positivo che nel testo si era salvato ovvero il duplice binario ordini - associazioni professionali.

Gli ordini non ne vogliono proprio sapere di perdere il predominio sulle professioni. Ed ecco che, quale miglior argomento a sostegno di tale posizione, utilizzano il solito 'formalismo' che, come ormai è ben noto, va bene per tutte le stagioni. Il sapere è un qualcosa che, per essere tale, deve essere formalizzato. La conoscenza, parimenti, deve essere formalizzata. Naturalmente da loro…

A gennaio del 2008 è apparso su Italia Oggi un illuminante articolo a firma di Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale del CoLAP il quale, non risparmiando una certa ironia, smontava un pezzo alla vola le (capziose) obiezioni mosse dal Cup.

La conoscenza, con buona pace del Cup, non è un sapere formalizzato: altrimenti - dice Lupoi - poveri ignoranti come Bill Gates o Larry Page o Sergey Brin non avrebbero diritto ad essere definiti dei professionisti. Non conoscono in sostanza la conoscenza informale - prosegue Lupoi - che viene da percorsi di studio alternativi e dall'esperienza sul campo.

Il doppio binario fa paura. Fa paura perché prevede non il riconoscimento della professione, bensì il riconsocimento dell'associazione che, a sua volta, è chiamata a definire la professione. E il fatto che un'associazione possa, dopo aver definito gli standard, concedere attestazioni di competenza su quel mestiere, rappresenta la fine del predominio degli ordini su tutte le professioni.

Chi, vivendo i nostri giorni, non ha interessi più o meno diretti con le logiche corporative, non può non riconoscere di quanto gli ordini professionali rallentino non solo i futuri sviluppi e l'ammodernamento di una professione, ma anche - e soprattutto - un accesso ragionevole, equo e moderno alle prestazioni professionali da parte di tutti i cittadini.

Lo so, sono temi già ampiamente dibattuti, ma vale la pena ricordarli: a chi giovano le tariffe obbligatorie e le restrizioni in campo pubblicitario? A chi giova la logica del: siccome un lontano giorno hai superato l'esame di Stato ora sarai a vita un professionista doc? A chi giova il mantenimento di tutti quegli ordini incongrui (come l'ordine degli spedizionieri doganali…)?

Ma il testo del DdL prevedeva anche l'ammodernamento delle professioni attraverso riforme meno note al grande pubblico: la destinazione di risorse per la formazione dei giovani, rigidi criteri per l'adozione dei codici deontologici, imparzialità dei procedimenti disciplinari, etc.

E poi il nodo dell'aggiornamento permanente, indipendentemente da quali siano i modi e le forme. L'Europa ci irride: se da una parte possiamo vantare tristi primati come l'ordine dei Notai… dall'altra non siamo in grado di garantire all'utenza - ancora nel 2008 - che i nostri professionisti sono professionalmente aggiornati e qualificati. E a quanti polemizzano, con le scuse più disparate e capziose, sull'aggiornamento, mi piacerebbe domandare loro: 'Ti farebbe piacere, quando sei inerme e con la bocca aperta, che il tuo dentista fosse aggiornato alle ultime tecniche di endodonzia? Non quelle apprese 30 anni prima alla facoltà di Odontoiatria…' E ancora: 'Quando affidi ad un Architetto la futura stabilità del luogo dove vivrai, vorresti che questo utilizzasse lo stato dell'arte delle risorse disponibili? Non quelle studiate ad Architettura anni addietro…'. Nessuno, né come professionista né come consumatore (e tutti in maniera scambievole siamo l'uno e l'altro) può esimersi dal tenere una condotta civile vero il prossimo. Sì, civile, perché l'aggiornamento professionale è prima di tutto un gesto di civiltà verso i propri utenti. E poi, ma solo dopo, una formalità.

Ecco, in conclusione, spero che questo Governo abbandoni la logica del 'formalismo' e possa liberalizzare ed ammodernare il suo sistema professionale, liberandosi dalla morsa dei veti che blocca, in questo paese, qualunque riforma.

titolo: Riforma delle professioni: altro giro, altra corsa...
autore/curatore: Tommaso Valleri
argomento: Politica professionale
fonte: Simposio, Rivista di Psicologi e Psicoterapeuti, 4 (1): 7.
data di pubblicazione: 28/03/2008
keywords: Tommaso Valleri, riforma delle professioni, counseling, counselor, ddl mastella

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