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Gli eventi di AssoCounseling


 
Gentile Presidente, ci giunge – non senza un certo stupore – l’ultima newsletter della S.I.Co. datata dicembre 2009 (pubblicata anche sul sito web www.sicoitalia.it oltreché diffusa per eMail a molte persone) con la quale viene mosso un attacco molto pesante ad AssoCounseling ed ai suoi soci fondatori, attacco che ci pare vada ben oltre il ragionevole diritto di critica.

La newsletter di S.I.Co. non è firmata e quindi è alla figura del Presidente che ci rivolgiamo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione.

Fermo restando che il contenuto della newsletter della S.I.Co. verrà valutato anche sotto eventuali profili legali, abbiamo deciso di scrivere questa lettera aperta, in linea con la chiarezza e la trasparenza che desideriamo caratterizzi AssoCounseling.

Per quanto riguarda i Vs. rapporti con il Mo.P.I. non entriamo nel merito, poiché la vicenda non ci riguarda.

Ma veniamo all’attacco mosso ad AssoCounseling. Lo facciamo rispondendo puntualmente alle affermazioni e alle domande presenti nella newsletter, con il desiderio di porre fine ad illazioni e frasi sospese, poiché questa modalità non ci appartiene e non la condividiamo.

Si legge: “Mentre, pur non condividendo, abbiamo rispettato la nascita dell’ennesima associazione di counseling […]”

La frase, posta in questi termini, fa un po’ sorridere… siamo molto lieti che S.I.Co., pur non condividendo, abbia rispettato la costituzione di AssoCounseling.

Poteva forse fare diversamente?

Ancora: “Se una associazione si regge sulle quote versate dai soci, come fa l’Assocounseling ad aver realizzato un sito, aver inserito moltissimi contenuti, aver la possibilità di una segreteria, offrire opportunità ai futuri soci, prima di costituirsi o immediatamente dopo che si è costituita? Chi paga tutto questo? E perché, con quale scopo? I soci fondatori? Ma allora non è una associazione dove tutti i soci hanno stessi diritti e stessa quota sociale? Ma, chissa?”.

Le entrate di AssoCounseling sono rappresentate solo ed esclusivamente dalle quote sociali. Gli stessi soci fondatori hanno versato la quota sociale identica a quella di un qualunque altro socio (peraltro la fattispecie di “socio fondatore” non è neppure contemplata dal nostro Statuto). Nessun socio ha versato un euro in più alla quota sociale.

AssoCounseling rende pubblici in maniera dettagliata propri bilanci, le proprie delibere e tutto quanto l’associazione produce (ogni socio può scaricare direttamente dal sito dell’associazione questi documenti, e peraltro molti di essi sono scaricabili anche da parte di chi non è socio). Riteniamo infatti che ogni socio, poiché contribuisce allo sviluppo e al mantenimento dell’associazione attraverso il versamento di una quota, abbia il diritto di conoscere al centesimo dove vengono spesi i suoi soldi.

Quindi, chiarito che AssoCounseling non ha né finanziatori occulti né anonimi benefattori, chiediamo: S.I.Co. può fare altrettanto?

Come fa AssoCounseling ad aver realizzato tutto questo in pochi mesi? La risposta non è difficile: lavorando con entusiasmo al raggiungimento di un obiettivo comune, in squadra, senza preconcetti e in regime di piena collaborazione tra i soci (è incredibile di come tutti i soci abbiano fatto a gara per offrire l’aiuto e la collaborazione che potevano!), confrontandoci e condividendo le scelte da adottare.

Siamo partiti dalla situazione italiana attuale, abbiamo considerato le normative esistenti, le abbiamo incrociate con la giurisprudenza disponibile, con i pareri dell’Antitrust espressi fino ad oggi, con le normative internazionali, con le direttive comunitarie… ci siamo avvalsi della consulenza di avvocati, notai, commercialisti, esperti di diritto, giuristi. Abbiamo aggiunto un pizzico di entusiamo, mescolato il tutto e… ecco che è nata AssoCounseling! In parole povere abbiamo lavorato – e lavoriamo – a qualcosa in cui crediamo coinvolgendo tutta la compagine sociale.

Come fa ad essere il nostro sito così ricco di contenuti? Ci vorrai scusare se rispondiamo alla Vs domanda con una domanda: come fa ad essere quello di S.I.Co. così povero di contenuti?

Come è possibile che un’associazione nata nel 1993 non abbia prodotto altrettanti documenti, pareri, orientamenti? E se li ha prodotti, perché non sono a disposizione di tutti i soci? Come è possibile che S.I.Co. non abbia attivato un osservatorio sulla giurisprudenza e lo abbia messo a disposizione di tutti i soci? Come è possibile che non sia stata in grado di creare e mantenere una rassegna stampa aggiornata?

Come è possibile che non sia riuscita a produrre un archivio di documentazione professionale (leggi, decreti, sentenze, etc.)? Come è possibile che un’associazione con oltre 15 anni di vita non produca per i soci niente di più che un ciclostilato di 3-4 pagine ogni 4 mesi?

Come facciamo ad avere una segreteria? Materialmente i due amministratori ad interim dell’associazione hanno messo a disposizione i propri studi professionali nell’attesa che l’associazione possa strutturarsi (naturalmente in maniera del tutto gratuita visto che i soldi dell’associazione pensiamo sia meglio spenderli altrove).

Contestualmente hanno dato immediata disponibilità dei propri numeri di cellulare, oltreché di indirizzi eMail dedicati, di un collegamento a Skype attivo in orario d’ufficio, di uno spazio su FaceBook (che è un noto social network), di un numero di telefono fisso e di due numeri di fax.

Anche qui, però, ci sorge una domanda: come è possibile che S.I.Co. non sia riuscita ad aver attivato tutto questo pur stipendiando, per quanto ci risulta, almeno 3 persone (l’Amministratore delegato, il Responsabile amministrativo e la segretaria)?

Leggiamo ancora: “Se si è ritenuto opportuno per scopi individuali aprire altre associazioni e non lavorare insieme per fortificarci compatti […]”.

Ci dispiace, ma AssoCounseling non è nata per scopi individuali. AssoCounseling è nata per il conseguimento di obiettivi comuni ben precisi, e questi obiettivi sono dichiarati nello Statuto dell’associazione.

Statuto che, come ogni altro documento prodotto dall’associazione, è pubblico e consultabile sul nostro sito web, con a piè di pagina riportata la data di emissione, l’eventuale data di modifica e gli eventuali indici di revisione, così che ogni socio – in nome della massima trasparenza – possa sempre sapere qual è la versione aggiornata di un documento che lo riguarda.

Non dimentichiamoci che AssoCounseling non nasce dalla volontà di due persone (cosa peraltro legalmente possibile), ma dal desiderio di molti soci S.I.Co. non soddisfatti. E non dimentichiamoci che la nascita di AssoCounseling è stata comunicata all’Amministratore delegato ed al Responsabile amministrativo (l’attuale Presidente onorario) di S.I.Co. nel maggio 2009 dopo un ultimo confronto.

Lavorare insieme per fortificarci compatti? La cosa appare quanto meno paradossale, se si considera che la posizione ufficiale di S.I.Co., ogniqualvolta si è posto un tema che meritava di essere dibattuto, è stata più o meno la seguente: il counseling è come lo abbiamo definito noi, l’associazione è come l’abbiamo definita noi, lo Statuto è intoccabile, chi non è d’accordo con noi è contro il counseling, le altre non sono associazioni professionali, etc.

E’ evidente che una posizione siffatta non lascia margine per poter lavorare insieme: o la si accetta o la si rifiuta, dal momento che non dà minimamente spazio al dibattito. Assenza di dibattito che ha portato, nel corso degli anni, a molte defezioni sia da parte dei soci che da parte degli istituti di formazione. Defezioni che, in alcuni casi, hanno prodotto la nascita di nuove associazioni.

A proposito del lavorare insieme…

Non è un caso se il primo atto formale di AssoCounseling datato 21 ottobre 2009 sia stato un documento programmatico nel quale si cercavano di individuare degli obiettivi comuni che, al di là della legittima concorrenza, ogni associazione avrebbe dovuto perseguire attraverso un confronto ed una collaborazione (temi quali il riconoscimento, la previdenza, la fiscalità, etc.).

Non è un caso che AssoCounseling sia stata la prima associazione a raccogliere l’invito di Riccardo Zerbetto rispetto alla possibilità di attivare un tavolo di discussione e di confronto sull’Europa ed abbia cercato fin da subito di estendere questo tavolo al maggior numero di soggetti interessati possibile.

Non è un caso che AssoCounseling, nell’ottica della piena collaborazione, abbia intessuto fin da subito rapporti significativi con alcune delle associazioni di counseling esistenti, pur mantenendo la propria specificità e pur continuando a lavorare nell’ottica di un regime concorrenziale.

Non è un caso che AssoCounseling abbia fatto altrettanto con singoli professionisti che, pur essendo iscritti ad altre associazioni (tra cui la S.I.Co.), hanno chiamato noi per avere un parere, un’informazione, un’indicazione.

Questo, secondo noi, significa lavorare insieme per fortificarsi compatti.

Veniamo ora all’attacco mosso nello specifico ad uno dei nostri soci fondatori: […] anche se ha avuto il suo Tommaso Valleri all’interno del C.d.A. della S.I.Co. per 10 anni; magari con lo scopo di controllare l’espansione della S.I.Co. e al momento opportuno, dopo aver creato discredito di immagine, […] creare un associazione alternativa che è la copia della S.I.Co. […].

Dunque, se abbiamo compreso, Tommaso Valleri sarebbe rimasto all’interno di S.I.Co. 10 anni per controllarne l’espansione, in questi 10 anni avrebbe creato discredito di immagine e avrebbe fatto tutto questo con il fine di creare una nuova associazione.

Crediamo siano parole che si commentano da sole.

Durante la sua permanenza nel Consiglio di Presidenza Nazionale prima, e in quello di Amministrazione poi, Tommaso Valleri ha più volte proposto delle correzioni di rotta alla politica di S.I.Co., riportando puntualmente tutte le varie criticità che a suo parere emergevano.

Ha più volte sottolineato di come alcuni cambiamenti fossero a suo modo di vedere indispensabili, poiché altrimenti si sarebbero continuate a produrre defezioni (che puntualmente si sono verificate). Qual è stata la risposta? Che la rotta di S.I.Co. non sarebbe cambiata di una virgola, perché – a partire dallo Statuto – tutto era intoccabile.

Ha sempre sostenuto che S.I.Co. avrebbe dovuto investire le proprie entrate nella creazione di servizi per i soci, perché questo era quello che i soci chiedevano. Qual è stata la risposta? Che a fronte di un bilancio che è arrivato ad essere anche superiore ai 100.000,00 euro non c’erano mai i soldi necessari.

Ha altresì riportato puntuali feedback sulla S.I.Co. ricevuti dal mondo della politica professionale e dell’associazionismo. Qual è stata la risposta? Che erano sempre gli altri a sbagliare, perché solo S.I.Co. aveva imboccato la giusta direzione.

Ha più volte offerto la sua collaborazione alla realizzazione di un sito web moderno, che potesse essere fonte di informazione per i soci. Qual è stata la risposta? Che c’era già chi si occupava del sito e che il sito andava bene così.

Ha più volte offerto la sua disponibilità a rispondere tramite il suo personale cellulare direttamente ai soci. Qual è stata la risposta? In questo caso non c’è mai stata risposta.

Ha offerto la sua collaborazione alla realizzazione di un testo da offrire gratuitamente a tutte le scuole iscritte alla S.I.Co. nonché a tutti i soci che trattasse di temi di politica professionale e di counseling professionale. Ha consegnato le bozze della prima parte del testo il 13 novembre 2006. Qual è stata la risposta? Anche in questo caso non c’è mai stata una risposta.

Il percorso è chiaro, non crediamo vi sia ragione di proseguire oltre.

A più riprese leggiamo sempre di come S.I.Co. intenda puntualizzare il fatto di essere un’associazione professionale di categoria, mentre le altre sarebbero solo associazioni culturali (cfr. newsletter n° 6 del dicembre 2009, newsletter n° 3 del giugno 2009, newsletter n° 1 del marzo 2009, etc.).

In particolare leggiamo, dalla newsletter di S.I.Co. n° 3 del giugno 2009, pagina 1: “Ci preme sottolineare ancora una volta che la S.I.Co. è una associazione professionale con tutte le caratteristiche per essere definita tale, le altre associazioni che nascono giorno dopo giorno sono solo associazioni culturali […]”.

E’ impotante, prima di fare affermazioni categoriche e generalizzate, informarsi sul panorama associativo. Queste critiche, infatti, non possono essere mosse ad AssoCounseling.

Ad oggi, in Italia, non esiste una natura giuridica specifica per le associazioni professionali. Ergo tutte le associazioni, compresa S.I.Co., non sono né più né meno che associazioni senza fine di lucro.

Da questo punto di vista, dunque, S.I.Co. è sullo stesso identico piano delle altre associazioni esistenti.

L’unica normativa certa che oggi abbiamo in Italia, è l’articolo 26 del D.Lgs. 206/2007. L’articolo 26 (quello sulle piattaforme comuni) individua 7 punti che ogni associazione dovrebbe soddisfare per aspirare ad essere rappresentativa di una professione. Punti che – per come espressi dal Legislatore fino a questo momento – sono tutti soddisfatti dalla maggior parte delle associazioni italiane esistenti che operano nel counseling.

Sappiamo tuttavia che per un breve periodo è stato in essere anche il Decreto Ministeriale del 28 aprile 2008 (Decreto poi annullato dal TAR del Lazio).

Decreto ai sensi del quale S.I.Co., così come altre associazioni, ha fatto domanda al Ministero competente per essere inserita tra le associazioni rappresentative della professione (cfr. newsletter S.I.Co. n° 4 del dicembre 2008). Inserimento che ad oggi, per quanto di nostra conoscenza, non è comunque mai avvenuto né per S.I.Co. né per le altre associazioni richiedenti.

Tra i punti individuati dal Decreto, ne saltano all’occhio almeno un paio che ci inducono ad alcune riflessioni sull’attività di S.I.Co.

Leggiamo all’articolo 1, comma 1, requisito c, punto 5 che [lo Statuto dell’associazione dovrebbe assicurare] la partecipazione all'associazione soltanto di chi abbia conseguito titoli professionali nello svolgimento della rispettiva attività o abbia conseguito una scolarizzazione adeguata rispetto alle attività professionali oggetto della associazione.

E immaginiamo che per S.I.Co. tali titoli siano quelli poi definiti da S.I.Co. stessa con i vari regolamenti interni (monte ore, materie, tirocini, supervisione, etc.).

Come poteva S.I.Co. ottemperare al punto appena riportato se associava – e tuttora associa – scuole di formazione? Come si evince chiaramente anche dall’ultima newsletter (cfr. “Quote associative”, newsletter n° 6 del dicembre 2009) o dal Vs. sito web (cfr. “Quote associative 2010”) dove, sotto la voce quote sociali, è riportata la quota per le scuole (Scuole, Enti, Istituti, Associazioni e Organizzazioni).

Una scuola di formazione non può essere un soggetto che ha i>“conseguito titoli professionali nello svolgimento della rispettiva attività”. Come può una scuola di formazione (che per definizione non è una persona fisica, ma un’associazione, una società, etc.), essere “socia” di un’associazione professionale, visto che questa si dovrebbe rivolgere solo a soci professionisti?

Addirittura le scuole, come si evince dallo Statuto di S.I.Co. pubblicato sul Vs. sito web, sono considerate soci ordinari: “[…] sono Soci Ordinari le Associazioni, le Organizzazioni, gli Enti, le Scuole, gli Istituti […]” (cfr. Statuto S.I.Co., art. 6, punto a, subpunto aa).

Come si può parlare di assenza di conflitto di interessi (ex articolo 1, comma 1, requisito c, punto 2 del DM 28-04-2008) quando le scuole hanno potere di voto durante l’assemblea essendo esse stesse un socio? Il fatto che i direttori e i legali rappresentanti di una scuola non possano rivestire cariche sociali diventa – di fatto – marginale, se poi le scuole stesse possono – con il loro voto – avere voce in capitolo sulla politica dell’associazione.

Non è un caso che AssoCounseling non associ le scuole di formazione. AssoCounseling accredita esclusivamente percorsi formativi che rispondono ai criteri definiti dall’associazione, e così facendo risponde pienamente alle intenzioni del Legislatore espresse nel Decreto su menzionato e in molti altri documenti.

Sempre per quanto riguarda i soci ci domandiamo: se un’associazione professionale di categoria – come S.I.Co. si autodefinisce – dovrebbe iscrivere soltanto soci professionisti (vedi sempre articolo 1, comma 1, requisito c, punto 5), come concilia questo S.I.Co. con l’esistenza di soci benemeriti, sostenitori, in formazione, aggregati, practitioner, etc.?

Il suddetto punto, infatti, parla di partecipazione all’associazione soltanto di chi abbia conseguito titoli nello svolgimento della propria attività”. Ci sembra un passaggio che lascia poco spazio all’interpretazione…

Come è possibile che soggetti che non sono counselor professionisti possano far parte dell’associazione?

Ci riferiamo, ad esempio, a coloro che dopo aver frequentato un percorso in counseling di 150 ore diventano soci, seppur non iscritti all’interno del registro.

Ma questa distinzione tra iscritti al registro e semplici iscritti all’associazione appare, a dire il vero, un po’ artificiosa.

Se S.I.Co. insiste così tanto sull’essere un’associazione professionale di categoria (senza mai scordarsi di ribadire di quanto le altre associazioni non lo siano), come può operare una distinzione così evidente tra i soci, e poi criticare le altre associazioni che fanno esattamente la stessa cosa?

Qual è la discriminante tra S.I.Co. e le altre associazioni?

Non fraintenderci, Presidente, noi siamo assolutamente d’accordo con la logica dell’associazione professionale che dovrebbe iscrivere solo soci professionisti – come anche S.I.Co. sostiene – ma purtroppo nella pratica ravvisiamo che al momento è AssoCounseling che iscrive solo ed unicamente soci professionisti – avendo tolto qualunque altra fattispecie di socio – non S.I.Co. che, come appena dimostrato, iscrive sia scuole che soci non professionisti.

Notiamo, in sostanza, che pur in assenza di una normativa, S.I.Co. in maniera del tutto unilaterale ed autoreferenziale tende ad autodefinirsi associazione professionale di categoria (autodefinirsi perché un crisma superiore da qualcun altro non ce l’ha mai avuto). Ma, fin qui, non ci sarebbe niente di male, perché nessuna associazione ad oggi ha avuto questo crisma. Il problema sorge nel momento in cui S.I.Co. fa questo sostenendo che è solo lei a farlo… e che le altre associazioni fanno tutt’altro. Quando in realtà anche S.I.Co., di fatto, adotta una politica associativa quanto meno criticabile e discutibile.

Ora, noi di AssoCounseling, come abbiamo già avuto modo di scrivere (cfr. Lucia Fani, Tommaso Valleri (a cura di) Counseling professionale e dintorni, 2009, in assocounseling.it) riteniamo che nel mondo dell’associazionismo italiano ci sia molta confusione, poca conoscenza delle norme inerenti la professione e una scarsa comprensione delle dinamiche politiche più ampie alle quali il counseling dovrebbe far riferimento.

Tuttavia non ci verrebbe mai in mente di basare la nostra politica associativa su un principio di autorità: io so cos’è il counseling, io l’ho definito, gli altri non hanno capito niente, chi non approva quello che dico io è contro il counseling, etc.

La nostra politica associativa la basiamo su un assoluto principio di autorevolezza: sono gli altri a riconoscerci i meriti per ciò che facciamo, non noi. E così facendo evitiamo di essere autoreferenziali, quell’autoreferenzialità di cui S.I.Co., a più riprese, accusa proprio le altre associazioni.

Tornando però all’inizio della newsletter, non possiamo fare a meno di commentare la frase: “creare un’associazione alternativa che è la copia della S.I.Co. con qualche variante opportunistica del momento”.

Copia della S.I.Co.? Non possiamo che sorridere un’altra volta… innanzitutto ci farebbe piacere capire quali sono le “varianti opportunistiche”. Detto ciò, ci farebbe anche piacere capire quale metro viene usato per paragonare la S.I.Co. ad AssoCounseling.

Poiché AssoCounseling nasce con l’intento di diventare un’associazione rappresentativa della professione, non poteva far altro che adeguarsi alla normativa esistente. In più abbiamo aggiunto anche un particolare occhio di riguardo alla situazione europea quando questa non confliggeva con quella italiana. Nella nostra ottica un’associazione professionale di categoria deve avere come obiettivo principale la definizione di standard qualitativi finalizzati al rilascio del certificato di competenza professionale. L’oggetto di interesse della nostra associazione è il counseling e la certificazione dei counselor.

Qui finiscono le similitudini con S.I.Co. anche se – come è nostro costume – lasciamo agli altri valutare.

Ad un qualunque osservatore, anche davvero molto poco attento, saltano subito all’occhio le molteplici differenze tra S.I.Co. ed AssoCounseling: differenze nella gestione dei soci, differenze nella trasparenza degli atti che l’associazione produce, differenze nell’interpretazione delle norme, differenze nella capacità di mantenere rapporti con i colleghi delle altre associazioni, differenze nella produzione di materiale informativo e divulgativo, differenze nell’attenzione verso i bisogni e le necessità dei soci (che vanno ben oltre l’ottenimento del certificato di competenza), differenze nell’espletamento dell’attività di tutela, differenze nella capacità di promuovere il counseling sul territorio.

Inoltre AssoCounseling si caratterizza anche per l’estrema chiarezza, correttezza e puntualità con cui divulga e diffonde informazioni importanti per la categoria.

Non è un caso se AssoCounseling, dopo nemmeno un mese di vita, è stata interpellata da autorevoli quotidiani nazionali e non come interlocutore privilegiato per il counseling di fronte ai recenti attacchi giunti dall’Ordine degli psicologi (e proprio perché AssoCounseling è stata l’unica associazione a prendere posizione – tra l’altro – molti counselor hanno deciso di sceglierla).

AssoCounseling non promette riconoscimenti, non promette certificazioni estere, non promette riconoscimenti transnazionali, non promette regimi di reciprocità con le altre associazioni. E’ contestualmente molto attenta nello spiegare la differenza tra il termine “riconoscimento” e “accreditamento”, è parimenti attenta nel fare una corretta divulgazione dello stato dell’arte in Italia sulle questioni normative e legislative (tanto che anche scuole tuttora iscritte alla S.I.Co., poiché evidentemente apprezzano questa chiarezza e questa onestà intellettuale, linkano sui loro siti web i nostri articoli).

E tutto ciò che diciamo è facilmente riscontrabile dai contenuti presenti sul nostro sito web, dagli approfondimenti che scriviamo e firmiamo, dagli articoli di giornale che pubblichiamo, dai nostri interventi pubblici su internet in mailing list, forum ed altri canali telematici.

Forse S.I.Co., anziché insistere nell’autodefinirsi l’unica associazione professionale di categoria per il counseling in Italia e continuare a sostenere che le altre associazioni sono solo associazioni culturali, dovrebbe interrogarsi sul perché di così tante defezioni, e provare a comprendere che quello che il Legislatore definisce come il “lavorare in regime di piena concorrenza” significa altro…

Permettici ora, sul finire di questa lettera aperta, di chiarire le motivazioni che hanno visto la nascita di AssoCounseling.

Visto che si continua a parlare della nascita di AssoCounseling sempre per motivi “individuali” o “altri” rispetto al counseling (anche se poi, di fatto, tali presunti motivi non vengono mai esplicitati), consentici di riportare la nostra versione dei fatti.

Durante il 2008 molti soci S.I.Co., nonché molte scuole di formazione, hanno iniziato a lamentarsi in maniera molto esplicita rispetto a S.I.Co. e al suo operato (e non certo sulla politica di rigore che invece è stata sempre molto apprezzata). Questo fermento si è sostanzialmente polarizzato in Lombardia, regione che da sola ha sempre rappresentato una percentuale molto cospicua sia di iscritti che di scuole. Il malcontento si è però presto allargato anche ad altri soggetti provenienti da altre regioni (l’ambiente è piccolo e le notizie viaggiano velocemente).

Nessuno ha inizialmente pensato ad uno strappo: in particolare l’ex Direttivo della S.I.Co. Lombardia ha chiesto più volte un incontro chiarificatore con Roma, incontro che – di fatto – non è mai avvenuto. Noi stessi abbiamo partecipato a più riunioni e chiunque era presente può testimoniare di quanto siano state proposte più volte soluzioni alternative alla rottura.

Anche persone formalmente esterne all’associazione – ma di peso nel nostro ambiente – hanno tentato una mediazione avanzando proposte alternative.

Contestualmente in Consiglio di Amministrazione a Roma si è deciso di non intraprendere alcuna azione e, di fatto, di non condurre politicamente gli eventi che stavano accadendo.

Molti soci hanno avanzato l’ipotesi di iscriversi ad altre associazioni (molti peraltro lo avevano nel frattempo già fatto). In uno degli ultimi incontri che ha visto la partecipazione di decine di counselor e di moltissimi esponenti di scuole di formazione, si è deciso che a quel punto la nascita di un nuovo soggetto fosse meglio dello sparpagliamento generale.

Ecco, questa è in breve la storia della nascita di AssoCounseling.

Sperando di incontrarti al tavolo di discussione sull’EAC promosso recentemente, ti porgiamo i nostri migliori saluti, e invitiamo S.I.Co. ad una politica collaborativa, se ritieni che questa possa giovare alla causa del counseling in Italia.

Milano, 4 gennaio 2010

f.to Lucia Fani
f.to Tommaso Valleri

titolo: Lettera aperta a S.I.Co.
autore/curatore: Lucia Fani, Tommaso Valleri
argomento: Politica professionale
fonte: AssoCounseling
data di pubblicazione: 04/01/2010
keywords: Lucia Fani, Tommaso Valleri, sico, società italiana di counseling, assocounseling, attacco

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