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Gli eventi di AssoCounseling


 
Si è concluso, presso il Residence Ripetta, il terzo seminario organizzato dal Colap (Coordinamento Libere Associazioni Professionali), che chiude una serie di incontri inaugurata lo scorso marzo. Il Colap, presieduto dal dott. Giuseppe Lupoi, è nato nel 1999 e riunisce a tutt’oggi duecentoquattordici associazioni professionali appartenenti a quei settori lavorativi non regolamentati dal sistema ordinistico statale. Il suo scopo è quello di tutelare tali associazioni professionali, dando voce alle loro istanze di riconoscimento legislativo, e parallelamente di garantire all’utenza la professionalità dei suoi iscritti. Le associazioni aderenti al Colap coprono una gamma molto variegata di professioni, che vanno dai servizi alla persona (counselor, pedagogista, psicomotricista…), alle professioni tecniche (archeologo, bibliotecario, optometrista, enologo…), ai servizi legati alle discipline del benessere (naturopata, operatore shiatsu…), ai servizi alle imprese (pubblicitario, formatore, editoriale, tributarista…). L’adesione delle singole associazioni professionali è libera e volontaria: all’interno del Colap possono anche rientrare più associazioni relative ad uno stesso settore, proprio in virtù del comune scopo per il quale esse si affiliano.

I seminari appena conclusi hanno cercato di dare una fisionomia più definita a questo organismo complesso, portando al tavolo delle discussioni anche esponenti di altre posizioni, in modo da dipingere un quadro completo della situazione attuale in merito alla regolamentazione professionale.

Nel primo seminario era stato affrontato il problema basilare del perché riconoscere le associazioni professionali e non le singole professioni. Il secondo seminario, invece, aveva approfondito la questione della certificazione e dell’attestazione di competenza per le varie professioni. L’ultimo incontro si è invece concentrato sul rapporto tra le associazioni e gli ordini professionali nella prospettiva di una generale riorganizzazione legislativa in merito.

Giuseppe Lupoi, che ha presieduto il simposio, si è soffermato sulla necessità di raggiungere in modo graduale questa riorganizzazione, cercando una sinergia tra il sistema accreditatorio proposto dalle associazioni e quello autorizzatorio proprio degli ordini professionali. Il tema è stato esaustivamente approfondito da Angelo Deiana, presidente del Comitato scientifico del Colap. L’obiettivo non è quello di eliminare gli ordini professionali, né tantomeno le associazioni, ma di creare un sistema misto simile a quello già attuato in altri Paesi Europei. Regolamentare le professioni produrrebbe un vantaggio soprattutto per i clienti, che sarebbero in tal modo messi in una posizione di simmetria informativa nei confronti del professionista cui si rivolgono. L’urgenza dell’intervento legislativo è dettata soprattutto dalla rapida evoluzione del sistema professionale italiano: i nuovi indirizzi universitari, le nuove domande di mercato, la convertibilità dei titoli esteri hanno infatti creato una situazione molto fluida, che necessita una regolamentazione tanto flessibile da adattarsi ai continui sviluppi, da proiettarsi sin d’ora verso il futuro. È una necessità che sussiste anche all’interno degli ordini attualmente riconosciuti, in gran parte organizzati in base a leggi ormai obsolete, che risalgono ad almeno settant’anni fa.

Il cambiamento del ruolo dei professionisti nell’attuale società dell’informazione è stato affrontato anche da Ennio Lucarelli, rappresentante di Confindustria nel CNEL, che auspica una riforma di sistema approvata da tutti i fronti interessati. D’altronde esistono già due disegni di legge che, al momento, non sono ancora stati discussi in Parlamento. I senatori Anna Rita Fioroni e Antonino Caruso, della X Commissione Industria del Senato, hanno appunto descritto questi disegni (uno dei quali proposti dalla stessa Fioroni), mostrando un generale senso di ottimismo in merito ad una effettiva approvazione di essi nell’attuale legislatura. La questione si può riassumere in due punti. Innanzitutto, non sussiste di fatto un contrasto tra ordini ed associazioni, in quanto essi si occupano di ambiti diversi. In secondo luogo, occorre creare un testo che sintetizzi i due disegni proposti, in modo da affidare ruoli concreti ad entità concrete e riconosciute (le associazioni, appunto). L’attuale crisi è un altro fattore che spinge ad affrettare i tempi: Giuseppe Lupoi fa notare anche come la regolamentazione consentirebbe ai professionisti italiani di spendere il proprio sapere in tutta la Comunità Europea.

Dall’altro “fronte” viene invece l’intervento di Amedeo Schiattarella, presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma. Anch’egli si è soffermato sulla necessità di una “riforma profonda” che risolva il “problema profondo delle professioni”. Gli stessi ordini professionali devono evolversi in linea con i nuovi sviluppi della società, tenendo presente, però, che mentre le associazioni rappresentano direttamente i loro iscritti, gli ordini tutelano gli interessi della collettività in un determinato settore, rappresentando quindi un’istanza pubblica. Lo scopo ultimo della riorganizzazione, in qualunque modo si configuri, deve essere quello di “mettere i professionisti in grado di esercitare al meglio le proprie capacità intellettuali”.

titolo: Riforma delle professioni
autore/curatore: Linda Pietropaolo
fonte: Roma Reporter
data di pubblicazione: 03/12/2009

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