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Gli eventi di AssoCounseling


 
A partire da un post su Facebook e dalle sue molteplici condivisioni, nei giorni scorsi si è aperta una vivace discussione che ha visto coinvolti molti soci e molte socie di AssoCounseling.

 

Che cosa è successo?

Omar Magnelli, che tutti conoscono per il ruolo indispensabile che ricopre nella Segreteria di AssoCounseling, da tempo è vittima di forti attacchi personali per il suo impegno politico e civile a favore dei diritti della comunità LGBT. In particolare nei giorni scorsi ha postato alcuni interventi a favore del Disegno di Legge Zan, conosciuto anche come la “legge contro l’omofobia”.

Le azioni verso Omar si sono realizzate con veri e propri raid contro la sua abitazione, la sua auto, scritte sui muri di casa, urla omofobe durante la notte.

Alcuni di noi hanno manifestato la propria solidarietà a Omar, scrivendo dei post sui propri profili social. Ci siamo ritrovati con moltissimi messaggi di supporto e affetto per Omar, ma anche interventi francamente inaccettabili. C’è stato un primo confronto con il Consiglio di Presidenza Nazionale e con i Coordinatori territoriali, poi allargato alla Commissione Deontologica e al Comitato Scientifico e insieme abbiamo ritenuto giusto prendere una posizione.

Come AssoCounseling ribadiamo con forza la nostra solidarietà a Omar. In questi anni ne abbiamo apprezzato la serietà professionale e il rigore; ne apprezziamo altrettanto l’impegno sociale e il coraggio civile. Come “datori di lavoro” siamo orgogliosamente al suo fianco e ci teniamo a fargli sapere che non sarà mai solo.

Il tema è quello dell’omolesbobitransfobia o – come viene scritto spesso per semplificazione – dell’omofobia.

Crediamo che sia un tema importante e complesso, in cui sono presenti vari livelli di riflessione.

 

Il livello professionale

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ha messo un bel po’ a derubricare l’omosessualità dall'elenco delle patologie e a ridefinire l’orientamento sessuale come una normalità:
“L’orientamento sessuale è una variante naturale del comportamento umano”
Era il 17 maggio 1990. Alle dure discussioni precedenti ne sono seguite altre non meno intense, che sono servite a togliere qualsiasi credito scientifico alle cosiddette terapie riparative che pretenderebbero di curare l’omosessualità.

L’orientamento sessuale non è una scelta, rivedibile o modificabile, e riguarda tutti gli esseri umani: eterosessuali, omosessuali e bisessuali. Il gay counseling a livello internazionale sta dando un contributo fondamentale alla riflessione professionale sull'orientamento sessuale.

La nostra definizione di counseling afferma che:
“Il counseling professionale è un'attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento”
L’art. 5 del nostro Codice Deontologico, dove si fa esplicito riferimento all'orientamento sessuale, afferma che:
“[La/il counselor] non effettua alcuna discriminazione in relazione al sesso, alla religione, alla nazionalità, all'ideologia, all'estrazione sociale, alle condizioni economiche, alle idee politiche all'orientamento sessuale ed alla disabilità”
Se l’autodeterminazione è una pratica di empowerment che va nella direzione della libertà e la non discriminazione è un requisito deontologico indispensabile, ne consegue che counseling e omofobia sono incompatibili.

Non è soltanto un’affermazione di AssoCounseling, ma la linea netta su cui si collocano le associazioni e le organizzazioni di counseling di ogni paese, linea che esclude che su questo tema – come su ogni altra forma di discriminazione – ci possa essere un qualsiasi compromesso o una qualsivoglia mediazione.

 

Il livello istituzionale

Counseling e omofobia sono inconciliabili. Tuttavia questo non esclude che anche i professionisti, spesso inconsapevolmente, possano compiere azioni discriminatorie. Questo può avvenire nelle forme più varie, a volte ben mimetizzate come battute di spirito o come esercizio della libertà di parola, spesso accompagnate da frasi di circostanza e luoghi comuni.

Lo ribadiamo qui in modo inequivocabile: nella nostra associazione ogni forma di discriminazione non è e non sarà tollerata in qualunque modo e forma venga espressa, nonché a prescindere dal soggetto che la metta in atto.

 

Il livello politico

L’art.1 del nostro Statuto definisce la nostra come un’associazione apolitica e apartitica. Ma questo non significa un’associazione indifferente. La nostra storia associativa testimonia come la vita politica, sociale e culturale del nostro paese ci interessa e ci riguarda. Ci sono temi sui quali riteniamo importante riflettere ed esprimerci.

L’esercizio dei diritti civili ci riguarda.

La tutela delle minoranze a rischio di discriminazione ci riguarda.

La violenza e la protezione dalla violenza ci riguardano.

In questo senso crediamo che alcune norme siano atti fondamentali di civiltà e libertà. In particolare:

- la Legge n. 104/92, legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità;
- la Legge n. 205/93, detta “Legge Mancino”, per cui “è vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”;
- la Legge n. 56/2019 che ha meglio definito i crimini relativi alla violenza di genere, inasprendo le pene e imponendo iter più adeguati ai provvedimenti (il “codice rosso”).

È attualmente in atto il confronto parlamentare sulla cosiddetta “legge Zan” che mira ad integrare la legge Mancino, individuando come atti discriminatori anche quelli basati “sul genere, orientamento sessuale o identità di genere”.

Al di là di alcune discussioni concettuali delle ultime settimane, crediamo che sia una legge importante.

Le persone LGBT come individui, ma anche il mondo LGBT inteso come comunità, continuano a essere vittime di azioni discriminatorie e violente.  Non crediamo che la definizione di una norma risolva il problema, ma siamo convinti che sia il primo fondamentale passo per considerare la violenza e la discriminazione non un problema delle vittime, ma una questione che riguarda l’intera società civile.

Come AssoCounseling non siamo meramente al fianco delle socie e dei soci LGBT, come se fosse una “loro” battaglia: è anche una “nostra” battaglia, nella quale ci riconosciamo senza distinzione relativa “al sesso, alla religione, alla nazionalità, all'ideologia, all'estrazione sociale, alle condizioni economiche, alle idee politiche all'orientamento sessuale ed alla disabilità” di ciascuna e ciascuno di noi.

La lotta all'omolesbobitransfobia ci riguarda.

 

Come intendiamo agire

Nei prossimi mesi organizzeremo un evento per le socie e i soci sul tema dell’omofobia e del gay counseling.

Intendiamo inoltre costituire un gruppo ad hoc che si occupi di discriminazione, pari opportunità e inclusione.

Il 17 maggio è la giornata mondiale contro l’omofobia. Talvolta sentiamo dire che la ritualità di queste giornate ne indebolisce il significato simbolico; potrebbe forse essere vero.


Per noi, da qui in avanti, ogni giorno sarà il 17 maggio.


f.to
Consiglio di Presidenza Nazionale
Coordinamenti territoriali
Commissione Deontologica
Comitato Scientifico

titolo: Ogni giorno è il 17 maggio
autore/curatore: Ufficio Stampa
fonte: AssoCounseling
data di pubblicazione: 20/07/2020
tags: counseling, discriminazione, gay counseling, omofobia, omolesbobitransfobia, orientamento sessuale

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