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Se un professionista, prendiamo il caso di un architetto, ha speso 3mila euro in un anno per corsi di formazione e convegni, oggi può portare queste somme in deduzione al 100% (fino alla dichiarazione dei redditi 2017 la deducibilità si fermava al 50%). Se invece un ingegnere o un avvocato, proseguendo con gli esempi, volessero asseverare o certificare un atto pubblico, sostituendosi alla Pa, ancora adesso non lo potrebbe fare visto che la delega contenuta nel Jobs act del lavoro autonomo per rimettere alle professioni organizzate in ordini e collegi una serie di funzioni della pubblica amministrazione (anche la certificazione o l’autentica) non è mai stata esercitata ed è ormai scaduta. Così come l’innovazione, forse, più attesa per il mondo degli oltre 1,4 milioni di professionisti “ordinistici” introdotta dalla legge 81 del 2017: l’estensione di sussidi ad hoc e, più in generale, di forme di welfare per gli iscritti, con particolare attenzione a coloro che hanno subito una significativa riduzione del reddito. Ebbene, anche qui, era atteso un decreto attuativo, che non è mai giunto al traguardo, tra l’indifferenza della politica e di ben due governi, il Conte I e il Conte II.

Cosa manca all’appello
Varato a metà 2017, il cosiddetto Statuto del lavoro autonomo è, attualmente, operativo solo a metà.?E cioè limitatamente alle disposizioni autoapplicative. Laddove tutte e quattro le deleghe contenute nel provvedimento sono scadute a metà 2018. Eccezion fatta per la piccola apertura, contenuta nel decreto sui rider dello scorso novembre, che ha semplificato per i circa 300mila collaboratori della gestione separata Inps l’accesso alle tutele in caso di malattia o maternità (per ottenere la prestazione basta ora una sola mensilità di contribuzione nei 12 mesi precedenti l’evento o il periodo indennizzabile).

Quando è arrivato il decreto legislativo 81/2017 il Jobs act degli autonomi era molto atteso da un settore che era stato colpito pesantemente della crisi. E che ancora adesso fa fatica a tirarsene fuori. Gli indipendenti sono in contrazione da mesi, nonostante flat tax ed equo compenso: a novembre, secondo gli ultimi dati Istat, gli autonomi sono scesi a quota 5.276.000, 22mila in meno su ottobre, 41mila in meno sull’anno.

Il clima di sostanziale disinteresse verso questo mondo sicuramente non ha aiutato.?Come conferma il limbo in cui è finita da più di due anni l’attuazione dell’articolo 17 del Dlgs 81, cioè il decollo del tavolo tecnico di confronto permanente sul lavoro autonomo istituito presso il ministero del Lavoro. «Sapete quante riunioni sono state convocate? Nessuna», racconta Andrea Dili, presidente di Confprofessioni Lazio.

Le deleghe scadute
Eppure le quattro deleghe scadute toccano altrettanti aspetti non proprio secondari per la vita di migliaia di partite Iva e collaboratori. Oltre alla rimessione ai professionisti di funzioni pubbliche, infatti, all’articolo 6 della legge 81 sono contenuti altri due interventi innovativi: uno, attraverso gli enti di previdenza, per rafforzare le misure di sicurezza e protezione sociale (una sorta di ammortizzatori sociali ad hoc per i professionisti, ndr); l’altro per incrementare le prestazioni sociali per gli iscritti alla gestione separata Inps (prestazioni di maternità e indennità di malattia), rimettendo al governo la possibilità di aumento fino allo 0,5% l’aliquota aggiuntiva. La quarta e ultima delega affida(va) all’esecutivo il compito di semplificare la delicata materia della salute e sicurezza dei lavoratori applicabili agli studi professionali, da non trattare più alla stregua di una fonderia.

titolo: Lavoro autonomo ancora senza tutele, scadute tutte le deleghe del Jobs act
autore/curatore: Eugenio Bruno, Claudio Tucci
fonte: Il Sole 24Ore
data di pubblicazione: 15/01/2020
tags: flat tax, partita IVA, autonomi, liberi professionisti

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