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Gli eventi di AssoCounseling


 
Il 3 maggio 2019 si è riunito il Comitato Promotore della Consensus Conference sul Counseling. La prima notizia è che il Comitato Promotore esiste ancora e non ha al momento intenzione di sciogliersi. La seconda notizia è che la Consensus Conference, per come era stata ideata, non esiste più.

Da un certo punto di vista un capolavoro di ipocrisia, da un'altro punto di vista una necessaria operazione di realismo politico.

Traggo dal verbale da tutti approvato:

Intervengono, quindi, i presenti evidenziando il fatto che - in linea teorica - sarebbe stato opportuno e vantaggioso marcare questa fase della CC con un seminario finale di presentazione in grado di far emergere il lavoro svolto, la qualità dei contributi offerti dagli esperti e promuovere un confronto costruttivo, anche se dinamico, critico e talvolta caustico, dei componenti il Comitato Promotore e il Comitato Tecnico-Scientifico.

Tuttavia, a fronte delle criticità di ordine organizzativo – difficoltà nella composizione del Panel-giuria – e soprattutto del cambiamento del clima “politico-professionale” (con conseguente modifica delle condizioni che innescarono il processo di attivazione di una Consensus Conference di natura prevalentemente culturale e scientifico-professionale sul counseling e non di diretta pertinenza delle politiche professionali) prevale a maggioranza la soluzione prospettata dal Coordinatore di procedere alla sola pubblicazione dei report degli esperti con il contributo dei componenti del CP

A tal proposito, Rolando Ciofi chiede registrare il suo dissenso in merito alla soluzione proposta ma dichiara la sua disponibilità a collaborare e partecipare per la realizzazione della pubblicazione concordata.


Questo è quanto. Proviamo a tradurre in linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori. Lo faccio, ovviamente, dal mio punto di vista.

Nonostante la mia ritrosia a far parte di contesti istituzionali della professione (come noto ai miei lettori non apprezzo il sistema ordinistico e preferirei di gran lunga una organizzazione delle professioni intellettuali centrata sul sistema accreditatorio-associazionistico) ho accettato volentieri di far parte del Comitato promotore della Consensus Conference.

Dal mio punto di vista la stessa costituzione del Comitato era una vittoria. Per la prima volta da dopo l'istituzione dell'Ordine, nel 1989, si arrivava alla determinazione di confrontarsi in modo chiaro circa i propri confini.

Inizialmente le cose sono andate egregiamente. Nella Consensus sono state coinvolte professioni limitrofe (Medici, Farmacisti, Assistenti sociali, Infermieri, Counselor etc..) ed è stato costituito un comitato scientifico veramente interprofessionale. Tale comitato scientifico è stato capace di coinvolgere una settantina di esperti sul tema, di provenienza interprofessionale, che con le loro relazioni (tutte regolarmente acquisite) hanno posto le basi per un confronto veramente interessante.

Ma a questo punto qualcosa si è inceppato. Altrapsicologia, che pure faceva parte del Comitato promotore e del Comitato Scientifico, ha deciso di ritirarsi e di cominciare a "sparare a zero" su tutta l'operazione.

Abbiamo dovuto prendere atto.

Ci sono uomini tanto abili da trasformare in vantaggio altrui quello che torna in loro favore,
e così sembra che concedano ad altri una grazia quando invece sono loro che la ricevono

(Baltasar Graciàn)

Fatto sta che a quel punto la Consensus Conference, come ho avuto modo di scrivere, era stata affossata... per mancanza di consenso.

Altrapsicologia puntava a cavalcare l'onda corporativa offertale dalla sentenza del Tar Lazio e, ignorando ogni prudenza che anche politici alle prime armi conoscono (mai stravincere!), decideva di abbandonare il tavolo.

Rimaneva da decidere che fare del materiale prodotto, dell'esperienza maturata.

Nel frattempo si avvicinavano le elezioni ordinistiche (si terranno nel prossimo autunno) ed il CNOP, timoroso del fatto che su questo tema Altrapsicologia guadagnasse eccessivi consensi decideva di "andare a rimorchio". Sostanzialmente sconfessando il lavoro del Comitato Promotore della Consensus Conference, il CNOP si esibiva in una serie di comunicati stampa che assimilavano la professione di counselor all'esercizio abusivo della professione di psicologo.

Chiaro che in questo contesto nessuno spazio avrebbe potuto esserci per l'evoluzione costruttiva dei lavori.

Irrompevano a questo punto sulla scena due fatti nuovi di diverso segno e cronologicamente concomitanti.

1. Il CNOP chiedeva la chiusura del tavolo UNI sul counseling (mossa risultata del tutto inutile e controproducente nei confronti degli stessi interessi che il CNOP accampava)

2. Il Consiglio di Stato ribaltava la Sentenza del TAR Lazio dando ragione ai counselor. Sintetizzando: La professione di Counselor esiste e gli psicologi con tale professione limitrofa dovranno convivere.

A questo punto restava di stabilire cosa se ne dovesse fare del percorso sin qui svolto. Le pressioni del CNOP erano chiare. Non farne di nulla e lasciare cadere la cosa.

Ma il Comitato Promotore una sua pur piccola autonomia (e dignità) la possiede. Si è dunque interrogato a lungo e si è anche per qualche mese "incartato" discutendo di due diverse soluzioni che alla fine hanno portato ad una spaccatura e a una votazione.

Queste le due posizioni

1) Da una parte vi era chi sosteneva che, a fronte delle mutate condizioni politico professionali, l'unica cosa fattibile sarebbe stata la pubblicazione dei contributi raccolti dagli esperti.

2) Dall'altra parte la mia posizione, favorevole alla pubblicazione dei contributi ma che chiedeva anche l'organizzazione di un evento pubblico, aperto a tutti coloro, psicologi e non psicologi, che alla Consensus avevano partecipato, per fare in modo di potere, tutti insieme trarre una qualche sintesi circa quanto accaduto.

Ha prevalso la posizione 1 e la motivazione è stata quella di evitare che un dibattito pubblico prestasse il fianco a strumentalizzazioni. Triste ma così.

Per quanto mi riguarda due cose:

1) come componente del Comitato Promotore (che comunque non si è sciolto) scriverò le due pagine che mi sono state assegnate nel volume che presenterà i contributi di tutti gli esperti. E in queste due pagine narrerò la storia dal mio punto di vista.

2) tra i miei lettori ci saranno certo tutti i protagonisti di questa avventura politico professionale. Per la parte di mondo della psicologia che rappresento a tutti coloro che sono intervenuti non essendo psicologi e che poi nessun riscontro hanno più avuto, chiedo scusa con un certo imbarazzo. Per come sono abituato a gestire le relazioni politiche anche quando ho un insuccesso (e la Consensus Conference è stata un sia pure parziale insuccesso) non mi sottraggo al fatto di poterne pubblicamente discutere.

Chiudo con la curiosa constatazione che comunque la Consensus Conference non è morta. Per decisione unanime il Comitato Promotore non si è sciolto. Curerà nei prossimi mesi la pubblicazione del materiale raccolto e si riserva, in un futuro indefinito, di assumere nuove iniziative.

titolo: Consensus conference sul counseling: in pausa, ma non defunta
autore/curatore: Rolando Ciofi
argomento: Politica professionale
fonte: Mo.P.I.
data di pubblicazione: 15/05/2019
keywords: consensus conference, AltraPsicologia, CNOP

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