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Gli eventi di AssoCounseling


 
Delegati provenienti da 25 Paesi ascoltano, fra gli altri, le parole del Segretario Generale di AssoCounseling, l'italiano Tommaso Valleri: “Noi Counselor italiani paghiamo più di tutti - spiega alla platea internazionale - l'assenza di regolamentazione. Noi vogliamo il riconoscimento e per farlo vogliamo dialogare, sederci intorno a un tavolo con gli Psicologi, noi non vogliamo stare 'nascosti dalla legge', vogliamo emergere”.

22 SET - “Mi chiamo Dione Mifsud e sono il quarto presidente dell'associazione internazionale per il Counselling. Siamo qui, nel Bel Paese per la quarta volta. La vocazione dello Iac è di essere non solo internazionale ma anche inter nazionale e cioè di creare dialogo ed opportunità di scambio di pensieri, azioni e solidarietà tra i counselor e gli enti del counselling”. Così si presenta ai counselor delegati provenienti da tutto il mondo il maltese Dione Mifsud, Presidente dell'Iac (International Association of Counselling), l'Associazione Internazionale che riunisce i Counselor di tutto il Globo, alla Iac Conference 2018 che si tiene quest'anno dal 22 al 23 settembre proprio in Italia e precisamente a Pomezia (Roma).

“Un passo della Divina Commedia - ha proseguito Mifsud - mi è sempre rimasto in mente e cioè quello dove Dante e Virgilio incontrano gli ignavi nel Terzo Canto. Il Poeta scrive che il cielo non voleva rovinare la sua bellezza con la loro presenza e nemmeno l'inferno voleva riceverle. Abbiamo capito? Neanche il diavolo li vuole. Perché gli ignavi non rappresentavano nulla, non hanno mai preso posizione, non hanno mai creduto in niente. E io, come counselor, prendo posizione? Mi merito questo titolo? Abbiamo i nostri clienti da proteggere ed aiutare, dobbiamo alzare la voce per quelli che non ce l'hanno, dobbiamo farci sentire con una solida voce”.

“Perché - spiega accalorato il Presidente del Counselling internazionale - qui in Italia c'è chi dice che non esistiamo, che la nostra professione non esiste, che possono fare senza di noi. Io ci metto la mia faccia e grido, e sì che esistiamo! Eccoci qua! E non solo italiani ma da ogni parte del mondo. Siamo qua come docenti di cattedre universitarie, come counselor praticanti, come un associazione che ha lo status consultativo per le Nazioni Unite”.

“Il nostro primo presidente - conclude Mifsud -, Hans Hoxter non fu un ignavo. Un Tedesco fuggito dal regime nazista credeva, nel dopo guerra, che il counselling fosse la ricetta ideale per non avere più guerre. Quanto crediamo che il counselling e l'etica nel counselling possano davvero risolvere i nostri conflitti? Usiamo l'etica, l'empatia e la solidarietà per risolvere i nostri problemi”.

Al Congresso internazionale dei Counselor di Pomezia sono presenti centinaia di delegati, provenienti da una moltitudine di Paesi del globo, il Presidente li elenca tutti: Stati Uniti, Malta, Israele, Turchia, Giappone, Nuova Zelanda, Canada, Ghana, Cina, Indian, Irlanda, Uruguay, Olanda, Australia, Malaysia, Nigeria, Gran Bretagna, Argentina, Svizzera, Tanzania, Pakistan, Belgio, Spagna, Kenya e naturalmente Italia. La parte del leone, però, la fanno i nordamericani: canadesi esoprattutto statunitensi.

Immediatamente a seguire il saluto del Presidente Mifsud, interviene Luigina Mortari, filosofa, Direttrice del Dipartimento di Scienze Umane dell'Università di Verona. Montari trova in Platone una sorta di padre storico del concetto di 'cura' per come lo intendevano i greci antichi, declinandolo con tre parole diverse dal significato distinto mentre in italiano utilizzeremmo in maniera pressoché esclusiva il termine 'cura'. “Platone, nei suoi dialoghi - spiega Montari - codifica l'idea di cura. Ma poi, vediamo il Mito di Crono, dio del tempo. Con il suo dominio vi era una sorta di Eden in cui gli esseri umani non avevano bisogno di nulla: nascevano dalla Terra e tornavano alla Terra, non avevano preoccupazioni. Poi Crono 'abbandonò gli esseri umani', dice il Mito, ed essi dovettero risolvere da soli i loro problemi, condannati dal Tempo. Così, come ci indica questo Mito, la condizione umana è soggetta a due condizioni: la fragilità e la vulnerabilità”.

“Per fragilità intendo questo - spiega Mortari -: non abbiamo una condizione nostra, siamo senza sovranità sulla vita, siamo al mondo per decisione di altri e viviamo momento per momento. Cesare Pavese lo chiamava il lavoro del vivere, io preferisco l'arte di esistere. Mentre, per vulnerabilità intendo questo: non bastiamo a noi stessi, abbiamo bisogno degli altri. Allora sussiste in noi per questi due elementi una debolezza ontologica, e occorre ragionare sull'amicizia per come la intendeva Aristotele, come fondamento della comunità politica, per affrontare questa condizione attraverso il percorso di cura, che è anche benessere”.

Una importante tavola rotonda è poi quella che vede partecipare, oltre al Presidente internazionale Dione Mifsud in rappresentanza di Malta, anche la kenyota Catherine Gachulta (o meglio una rappresentante in sua vece inviata dal Kenya), la canadese Blythe Shepard e l'italiano Tommaso Valleri, Segretario Generale di AssoCounseling. Shepard spiega come il Counselling in Canada sia nato dopo la Prima Guerra Mondiale, quando, a seguito del Grande conflitto, si dovette procedere a curare mentalmente orde di uomini, sino alla certificazione volontaria del 1966 e poi all'istituzione nel Quebec francofono dei primi programmi di Counselling, sino ad arrivare al College of Counselling Therapist di New Brunswick nel 2017; Shepard sottolinea come il Governo canadese avesse dichiarato, a un certo punto, che per il Counselling non bastavano più l'istruzione e l'educazione ma che essi dovevano entrare a pieno titolo nel sistema sanitario.

La rappresentante kenyota sottolinea come vi sia un nutrito gruppo di counselor a Nairobi, e se ne stia costituendo un altro considerevole a Marsabit, nel Nord del Paese. “In particolare - sottolinea la delegata del Kenya - gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso furono anni drammatici per il Kenya e molte persone cercavano qualcuno a cui potersi affidare, e dovettero scegliere fra il terapista e il counselling”. Il Presidente Mifsud illustra invece la situazione nel suo piccolo Paese, Malta, ed anche la sua esperienza personale di docente universitario, inizialmente di Counselling nel Dipartimento di Psicologia, sinché non ha potuto costiturie un Dipartimento di Counselling autonomo, con distinte materie di studio e un titolo accademico completamente differente (e tiene proprio a rimarcare, in più occasioni, la distinzione tra Psicologia e Counselling). A Malta nel 2015 abbiamo il Counselling Act che certifica i Counselor come professione, riconosciuti dallo Stato, con 720 ore di studio in abilità e capacità e altre ore di pratica.

Infine, Tommaso Valleri, Segretario Generale di AssoCounseling, illustra la situazione italiana.

1) Negli anni Ottanta alcune scuole private di Psicoterapia formano figure orientate sulle relazioni e centrate sull'individuo.

2) Nel 1989 viene regolamentata la figura dello Psicologo. Molti Medici all'epoca, secondo Valleri, erano fortemente contrari a questa novità, al fatto che dei non medici si occupassero di Psicologia (che del resto al tempo era appannaggio di chiunque, chiunque poteva fregiarsi del titolo di Psicologo come oggi di Counselor). “Fu raggiunto - sostiene Valleri - un punto di mediazione tra Medici e futuro Ordine degli Psicologi, un compromesso: la Psicoterapia non era reputata una professione, bensì una specializzazzione appannaggio di Medici e Psicologi. Capisco lo stupore di voi colleghi internazionali”. Inoltre, sottolinea sempre il Segretario Generale AssoCounseling, dopo il 1989 figure come i Mediatori Familiari o come i Musicoterapisti non erano ancora riconosciute.

3) Nel 1993 nascono le prime Associazioni di Counselor, esse decidono di non tradurre il termine Counselling dall'inglese e di trasporlo direttamente. Si comincia a lavorare per il riconoscimento della professione.

4) Si arriva così sino al 2013, quando con il Governo Monti lo Stato riconosce due tipologie distinte di professionisti: quelli appartenenti alle professioni regolamentate e quelli appartenenti alle professioni non regolamentate.

“Oggi però - prosegue il Segretario Generale di AssoCounseling - chiunque può svegliarsi la mattina e dire di essere Counselor. Esattamente come negli anni Settanta chiunque poteva svegliarsi e definirsi Psicologo. Tuttavia vi sono dei Corsi di Formazione, ai quali si può accedere solo se si è in possesso di un Diploma di Scuola Media Superiore. C'è tuttora un dibattito sull'opportunità, che si realizzerà a breve verosimilmente, di richiedere la laurea. Questi corsi sono mediamente di 700-800 ore, tirocini compresi”.

“Noi Counselor italiani paghiamo più di tutti - conclude Valleri di fronte alla platea internazionale riunita a Pomezia - l'assenza di regolamentazione. Noi siamo i maggiori soggetti svantaggiati di questo stato di cose, noi che studiamo, noi che lavoriamo. Le altre professioni che ci accusano di invadere il loro campo hanno tutti i vantaggi da questo stato di cose, perché possono facilmente denigrarci. Noi vogliamo il riconoscimento e per farlo vogliamo dialogare, sederci intorno a un tavolo con gli Psicologi, noi non vogliamo stare 'nascosti dalla legge', vogliamo emergere”.

titolo: Counselor. A Pomezia (Roma) il Congresso Internazionale con delegati provenienti da 25 Paesi
autore/curatore: Lorenzo Proia
fonte: Quotidiano Sanità
data di pubblicazione: 22/09/2018
tags: counseling, IAC, Pomezia

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