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Oggi è venerdì 21 novembre 2014

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Influenza globaleQual è l’aspetto globale del counseling nell’anno 2013? Venti membri internazionali dell’ American Counseling Association descrivono lo stato presente del counseling nei loro paesi ed offrono le loro considerazioni su come vedono la sua pratica evolversi nel mondo. Per Bradley T. Erfort, il Presidente dell’American Counseling Association, la globalizzazione del counseling non consiste nel creare un’immagine riflessa della professione così come la si pratica da noi (negli Stati Uniti). Piuttosto, Erford pensa che la diffusione globale del counseling offra ai counselor professionali negli Stati Uniti preziose opportunità di assorbire nuove tecniche e nuovi modi di concepire il counseling da parte di professionisti provenienti da ogni angolo della terra.

Abbiamo tanto da imparare dal modo in cui il counseling si sta evolvendo in altre culture e in altre nazioni, dice Erford, che insegna nel programma di counseling scolastico della Loyola University nel Maryland. A prescindere da dove viviamo e lavoriamo, come counselor professionali condividiamo un’identità di fondo, e questa identità viene poi modificata e influenzata dalla cultura. Dato che tutto il counseling è multiculturale, alcuni dei criteri di eccellenza utilizzati negli Stati Uniti possono essere inutili se applicati al counseling con clienti e studenti di culture diverse. Abbiamo molto da imparare dai professionisti del counseling sparsi in tutto il mondo che utilizzano approcci diversi e culturalmente sensibili, al fine di costruire solide connessioni, e di creare un tipo di cambiamento terapeutico che aiuta a promuovere il benessere e la salute mentale.

Pur essendo arrivato relativamente di recente nell’arena della salute mentale, il counseling costituisce una professione in rapida crescita a livello globale, osserva il Presidente eletto dell’ACA Cirecie West-Olatunji. Gli studenti internazionali che acquisiscono la loro formazione in programmi statunitensi offerti all’estero o sul territorio nazionale riportano nella loro patria un messaggio a proposito del valore del counseling in relazione ai bisogni dei loro paesi, dice West-Olatunji, professore associato e direttore del programma di counseling e del Centro per la Ricerca sullo Stress Traumatico dell’Università di Cincinnati. Molti di questi paesi stanno sviluppando il counseling come disciplina e hanno integrato una comprensione della giustizia sociale e della difesa dei diritti come valori fondamentali della professione. Altri vi hanno intessuto concetti del counseling che variano in base alla specifica cultura e che onorano le differenze etniche e religiose. I counselor negli Stati Uniti possono imparare molto dallo scambio di idee con le loro controparti in altre regioni del mondo.

Erford sostiene che il counseling viene praticato in qualche forma in quasi tutte le nazioni del mondo, aggiungendo che in effetti in alcuni paesi il counseling rappresenta la principale disciplina di riferimento nel campo della salute mentale. Per esempio, ci fa notare che i counselor in Malesia hanno un’abilitazione professionale a differenza degli psicologi e degli assistenti sociali.

Man mano che il counseling si diffonde in tutto il globo, Erford sottolinea gli sforzi compiuti dall’ACA e da tutti i suoi colleghi nel continuare a partecipare a questo processo di crescita. Per esempio, l’ACA sta esplorando l’idea di offrire una opzione elettronica di iscrizione internazionale a costo ridotto per rendere lo sviluppo professionale e il networking accessibili ai cittadini di paesi in via di sviluppo. Inoltre, Erford osserva che il Council for Accreditation of Counseling and Related Educational Programs [trad. Comitato per l’Accreditamento del Counseling e dei Relativi Programmi Educativi] ha creato il Registro Internazionale dei Programmi di Formazione in Counseling, mentre la NBCC (National Board for Certified Counselors) Internazionale sta collaborando con numerose nazioni nello sviluppare meccanismi di autorizzazione di licenza e certificazione che siano in grado di soddisfare esigenze professionali diverse.

West-Olatunji conosce per esperienza personale il potenziale benefico dell’interazione con colleghi internazionali, e del conoscere come il counseling viene praticato in altri paesi. Avendo condotto molti viaggi internazionali di outreach e avendo fornito numerose consultazioni in diversi paesi allo scopo di aiutare lo sviluppo della nostra professione, sono stato fortemente influenzato dalle differenze filosofiche e procedurali che esistono tra i programmi di counseling insegnati fuori dagli Stati Uniti. In particolare, sono stato impressionato nel testimoniare l’uso della danza e del movimento come parte del repertorio di interventi usati in Sud Africa, Romania e India. Inoltre, ho chiesto ad un educatore di counseling del Botswana di insegnarmi qualcosa di più sull’infusione di valori morali e religiosi nel counseling. Da allora, ho cominciato a incorporare una gamma più ampia di interventi non verbali di counseling anche nel mio lavoro di formazione e di ricerca.

L’educazione, la formazione e l’esperienza possono variare molto tra i counselor di diversi paesi, ma Erford dice che la motivazione e la missione dei counselor in tutto il globo resta la stessa: aiutare le persone che vivono un’angoscia intrapersonale e interpersonale ad adattarsi alla vita in una maniera più sana e più soddisfacente. Proprio come abbiamo visto dai risultati della ricerca condotta negli Stati Uniti, il titolo della licenza o della posizione di un operatore ha ben poco a che fare con il tasso di successo terapeutico, e lo stesso vale per le altre nazioni. Per esempio, in alcuni paesi non serve un titolo universitario per essere counselor; in altri, una laurea triennale è sufficiente ad ottenere una licenza. Quello che ci rende efficaci, però, è l’abilità di connetterci con altre persone, di motivarle al cambiamento e poi di facilitare quel cambiamento attraverso l’uso di strategie sensibili e rispettose delle diverse culture. Persone diverse richiedono strategie diverse. Mentre i counselor statunitensi hanno certo molto da offrire, abbiamo anche moltissimo da imparare dai nostri colleghi internazionali.

In questo spirito di condivisione e apprendimento, ci auguriamo che i lettori di Counseling Today traggano beneficio dalle prospettive presentate da 20 membri internazionali dell’ACA.

Opinioni Internazionali

- Tolga Nasuh Aran vive e lavora ad Izmir, in Turchia. Ha frequentato il Programma di Orientamento e Counseling della Middle East Technical University e lavora dal 1997 come counselor familiare e riabilitativo con famiglie ad alto rischio, tra cui quelle i cui bambini soffrono di autismo. E’ il presidente della branca regionale di Izmir dell’Associazione Turca per l’Orientamento e il Counseling e il co-presidente dell’Associazione Turca dei Counselor Familiari e di Coppia.

- Becky Aud-Jennison si è trasferita da Springfield, Illinois, giungendo in Nuova Zelanda nel 2011. Insegna counseling in un istituto locale di educazione terziaria a studenti del secondo e terzo anno del programma di laurea triennale per assistenti sociali.

- Buthaina Mohamed Baqir vive a Muscat, nel Sultanato di Oman, e lavora nel centro di salute mentale di un’ università della zona.

- Raymond Cheong vive e lavora a Singapore ed è un singaporiano di terza generazione. Lavora come counselor infantile in una clinica di counseling e formazione che si occupa della gestione di problemi di apprendimento accademico, sociale ed emozionale tra i bambini.

- Grazia Di Giorgio è una counselor in pratica privata a Bari, in Italia, che fornisce anche sessioni di counseling e supervisione clinica a distanza tramite Skype.

- Nahla Eltantawy vive al Cairo, in Egitto, e ha una pratica privata con una clientela regolare di circa 15 clienti. Eltantawy ha conseguito un master come assistente sociale dall’Università della Pennsylvania.

- Rachel Erhard è membro ordinario del corpo insegnanti della School of Education dell’Università di Tel Aviv in Israele. È stata direttrice del master specialistico in counseling e del programma di sviluppo e ricerca dei Servizi Psicologici e di Counseling in israele. Sta scrivendo un libro intitolato Il Counseling Scolastico: una Professione in Cerca di Identità.

- Nathan Fischer vive in Austria. Al momento non lavora come counselor ma pratica privatamente come coach e insegna Inglese a tempo pieno per gaudagnarsi da vivere. Fischer ha conseguito un master in counseling negli Stati Uniti e ha in programma di ritornarvi questa estate con sua moglie per proseguire il lavoro necessario ad ottenere la licenza di counselor professionale e per iniziare un dottorato di ricerca.

- Yukio Fujikura lavora privatamente come counselor a Yokosuka, in Giappone.

- Klaus Lumma ha fondato ed è senior adviser dell’Istituto Tedesco per la Psicologia Umanistica. Oltre a lavorare privatamente in Germania, Lumma è counselor part-time con l’Accademia Faber-Castell, l’Università Cattolica di Aachen e l’Istituto Gestalt di New Orleans, dove passa sei settimane all’anno.

- Erik Mansager vive in Svizzera. Insieme a Jane Pfefferlé, la sua compagna di vita e di lavoro, svolge la libera professione a Ginevra e Morges. Mansanger lavora esclusivamente con la comunità di espatriati di lingua inglese, mentre la sua partner lavora anche con la comunità di lingua francese.

- Amandi Mboya lavora come counselor di comunità presso il Ruben Centre, un’organizzazione religiosa a Nairobi, nel Kenya. Mboya, che ha conseguito una laurea presso la Scuola Specialistica di Religione ed Educazione Religiosa della Fordham University, lavora con ragazzi e ragazze preadolescenti ed offre interventi di emergenza, appoggio continuato e aiuto nello sviluppo di abilità adattive.

- Hildah Mokgolodi lavora come ufficiale principale di orientamento e counseling presso la sede centrale del Ministero dell’Educazione e della Formazione in Botswana. Mokgolodi dirige l’implementazione del programma di orientamento e counseling nelle scuole primarie e secondarie della nazione, e anche in alcune istituzioni terziarie. Mogkolodi funziona anche da riferimento per insegnanti alle prese con casi complessi di orientamento e counseling e vede clienti senza appuntamento.

- Usha Nair è di Singapore e vi ha lavorato come counselor fino al 2007, quando suo marito fu trasferito a Mumbai, in India. Nel 2010 Nair ha ottenuto un lavoro come counselor con una compagnia aerea locale di Mumbai, dove lavora con impiegati della compagnia che, lontano dalle loro famiglie, devono affrontare stress lavoro-correlato e la distanza dai familiari.

- Helena Ng vive a Macau. Ha una pratica privata sia a Macau che a Hong Kong e lavora anche come professore assistente in una università di Macau. Oltre ad insegnare, gestisce il servizio di counseling dell’Università e supervisiona studenti di counseling nel loro lavoro clinico.

- Huguette Ostiguy viene dal Canada ma ha lavorato nel Malawi dal 1979. Ostiguy lavora per il St. John of God Community Services, dove insegna al “St. John of God the College of Health Sciences”, che offre una formazione biennale in counseling.

- Gilberto Salinas è professore associato di psicologia e direttore clinico del Dipartimento di Counseling Studentesco e dei Servizi ai Disabili dell’Università Internazionale Texas A&M di Laredo, in Texas, appena al di là del confine con Nuevo Laredo, in Messico. Salinas, che conduce anche una piccola pratica privata, ha lavorato come counselor a Nuevo Laredo, ma non dal 2007 a causa dell’aumentare della violenza associata al traffico di droga. A tutt’oggi lavora con molte persone provenienti dal Messico che si sono dovute spostare o che hanno attraversato il confine e hanno cercato aiuto nel counseling.

- Arleen Swan lavora come “counsellor di adattamento” (ingl. “adjustment counsellor”) in una scuola secondaria delle Bermuda, dove fornisce counseling psicologico e di sostegno a studenti dal primo al quarto anno delle scuole superiori. Swan lavora come counselor nelle scuole delle Bermuda da 24 anni.

- Gudbjörg Vilhjálmsdóttir insegna in un programma di master biennale di orientamento lavorativo e counseling nell’Università dell’Islanda, dove ha insegnato sin da quando il programma di formazione in counseling ebbe inizio nel 1990.

- Gerardo Alfonso Steele Zúñiga viene dal Costa Rica, dove conduce una pratica privata di counseling nella capitale, San José.

Se ti presenti come counselor a qulacuno per strada che cosa significa per loro? Qual è il concetto di counseling nel tuo paese?

Nahla Eltantawy, Egitto: Se mi presentassi a qualcuno per strada probabilmente non saprebbe che cos’è il counseling. La maggior parte delle persone non capirebbe completamente neanche dopo una spiegazione, mentre alcuni penserebbero che io sia una psichiatra o una “life coach”. Il concetto di counseling non esiste in Egitto; la cosa più simile sarebbe parlare con una figura religiosa (sheikh), che significa “persona saggia”.

Huguette Ostiguy, Malati: Qui nel Malawi la parola “counselling” è arrivata insieme al riconoscimento della realtà dell’HIV e dell’AIDS all’inizio degli anni ‘80, quando il Ministero della Salute ha introdotto le linee guida sul Testing e il Counseling per l’HIV (HTC). Di conseguenza il lavoro del counselling è stato e tuttora rimane fortemente collegato all’HTC, dato che vi sono postazioni per l’HTC sparse in tutto il paese. Per la gente quindi il counselling significa soprattutto essere esaminati per l’HIV e ricevere spiegazioni a proposito dei comportamenti rischiosi o su come evitare di venire infettati ecc. Con lo sviluppo di una formazione più professionale nel counselling psicosociale – per sottolineare la differenza con l’HTC – lentamente, la parola counselling sta acquisendo un nuovo significato.

Raymond Cheong, Singapore: Counselling è una parola tabù in Asia. Di conseguenza, noi combiniamo apprendimento e counselling per creare un luogo olistico dove genitori e bambini possono venire ad imparare il counselling. Combinare il counselling e l’apprendimento costituisce il nostro modo di operare qui a Singapore. In Asia non succede spesso che un adulto richieda del counselling anche se se ne riconosce l’ importanza. Questo ha a che fare con l’idea sbagliata che se si visita un counselor si ha un problema e, di conseguenza, non si è normali. Fondamentalmente, gli Asiatici vivono in una società con molti preconcetti.

Becky Aud-Jennison, Nuova Zelanda: Non direi che il counseling abbia una forte identità in Nuova Zelanda. Mi sembra, e parlo dal punto di vista ingenuo di una nuova arrivata, che anche se la Nuova Zelanda è molto progressista quando si tratta di pensare, e di accettare, trattamenti non-tradizionali – modalità energetiche, agopuntura, vari approcci alternativi senza contatto diretto – il counseling e la terapia vengono piuttosto considerati in una prospettiva di tipo “medico” o “tradizionale”. Non sembra esserci una consuetudine di rivolgersi al counseling per risolvere i problemi. L’auto-invio appare limitato. La maggior parte degli invii – e si dice che ve ne siano ben pochi – arrivano da un medico di base e sono per una media di sei sessioni. I counselors della Nuova Zelanda vi diranno di sentire che i loro servizi non vengono utilizzati appropriatamente. Il Counselling non sembra essere un servizio che le persone sono disposte a ricercare privatamente come fanno invece negli US. I counsellors che incontro prendono il proprio lavoro molto seriamente e sembrano essere molto competenti, ma sembra esserci un vuoto di utilizzo, come se fossero gradualmente dismessi o se non fossero mai stati i benvenuti.

Helena Ng, Macau e Hong Kong: A Hong Kong il concetto di counseling è connesso a uno stigma – solo “gente pazza” avrebbe bisogno di counseling. Ho sentito molti descrivere il counseling come “parlare con qualcuno”. Per loro sembra accettabile il fatto di “parlare con qualcuno”, piuttosto che ricevere del counseling. Nella mia esperienza con clienti provenienti da retroterra diversi, noto che la gente che ha ricevuto più educazione sembra appoggiare l’idea del counseling. Vi sono alcune persone che sembrano essere familiari con l’idea del counseling, e queste persone poi raccomandano volentieri il counselor ai loro parenti e amici. Allo stesso tempo, se gli si chiede di vedere un counselor ti diranno che loro sono a posto. A Macau la situazione è più o meno simile, anche se la gente qui sembra avere meno familiarità con il concetto di counseling. La gente percepisce il lavoro degli assistenti sociali come una fonte importante di aiuto, e il counseling per loro è solo una componente che sostiene gli obiettivi degli assistenti sociali. In genere, la gente di Macau è meno disposta a pagare una tariffa elevata per un servizio di counseling.

Rachel Erhard, Israele: In effetti, l’evoluzione del counseling scolastico negli USA e in Israele è molto simile. Entrambi si sono evoluti secondo un modello vocazionale/educativo. Al giorno d’oggi in Israele vi è meno enfasi sull’orientamento vocazionale e più attenzione per lo sviluppo socio-affettivo degli studenti.

Gilberto Salinas, Texas e Messico: Purtroppo, la gente comune in Messico pensa che il counselor sia un “loquero”, qualcuno che lavora con “i pazzi”. Coloro che ne cercano i servizi in genere si aspettano che il counselor gli dia dei consigli e risponda alle loro domande. In ogni caso, una volta compreso il concetto di psicoterapia, le persone lo fanno proprio e tendono ad esservi fedeli.

Hildah Mokgolodi, Botswana: Il counselling nel Botswana è ancora un concetto poco compreso. Molti credono ancora che chiunque possa offrire del counseling e che si possa anche fare da soli, quindi cosa c’è di speciale? Con l’avvento dell’infezione pandemica di HIV e AIDS c’è stato un influsso di organizzazioni non governative che sostenevano di offrire counselling tramite counsellors non professionisti che ricevevano da un giorno a poche settimane di formazione sul counselling per l’HIV e l’AIDS. Questo tipo di sostegno non era tanto male, ma penso che andasse contro l’intero codice etico, o almeno contro la sua maggior parte. Allo stesso tempo, ha messo in luce il bisogno di counselling professionale nel paese. Alcuni che in qualche misura lo capiscono pensano ancora che il counselling sia solo per individui malati. La sfida più grande è il problema della confidenzialità. Molti individui non si fidano dei counsellors, e questo si riflette ancor di più nelle scuole, dove molti studenti vengono di solito inviati dai counsellors invece di rivolgervisi spontaneamente. Detto questo, coloro i quali comprendono il counselling per quello che è ne fanno pieno uso e continuano a tornare o a raccomandarlo ad altri quando lo ritengono opportuno.

Usha Nair, India: La maggior parte delle persone qui rispettano la professione, sapendo che richiede una laurea e un tirocinio clinico. Non fanno differenza tra i counselor e gli psicologi. Molti pensano che sia un lavoro interessante, specialmente dato che i counselor sono partecipi dei problemi/conflitti personali degli altri. Allo stesso tempo, molti indiani pensano anche che solo i “malati mentali” o le persone incapaci di gestire i propri problemi da soli si rivolgano al counseling. Di conseguenza, vi è un certo stigma associato alla ricerca di aiuto professionale.

Gerardo Alfonso Steele Zúñiga, Costa Rica: Di solito la traduzione in spagnolo dei concetti counseling o counselor è “orientación” o “orientador”, e le persone che hanno bisogno di aiuto mentale o affettivo tendono a cercare uno psicologo professionista. Di conseguenza, nella mente delle persone il counseling ha a che fare con un setting scolastico.

Grazia Di Giorgio, Italia: Il ruolo del/la counselor in Italia è separato rigidamente da quello degli psicologi o degli psicoterapeuti. Di conseguenza, siamo obbligati a specificare a ogni potenziale cliente che non forniamo cure mediche o psicologiche e che le sessioni di counseling non hanno una funzione terapeutica o diagnostica, funzione riservata invece alle figure degli psicologi, psicoterapeuti, medici o psichiatri. Con l’eccezione quindi di coloro tra noi che sono anche inclusi in una di queste categorie, le/i counselor qui hanno solo un ruolo marginale – o nullo – come consulenti o fornitori di servizi all’interno di organizzazioni sanitarie pubbliche o private. Direi quindi che la maggior parte di noi lavora in un contesto di pratica privata o di programmi di formazione in counseling. A causa di questa definizione riduttiva della nostra area di competenza, che naturalmente ha anche un impatto negativo sugli standard formativi e sui livelli di competenza dei counselor che studiano e lavorano qui, direi che in genere la gente che si rivolge a un/a counselor in Italia deve avere un livello abbastanza alto di funzionamento. Spesso, mi sembra che le persone siano motivate a iniziare questo tipo di lavoro dall’interesse per la specifica tecnica o modello teorico in cui la/il counselor si è formata/o.

Arleen Swan, Bermuda
I counsellors nelle Bermuda sono diventati un corpo integrato di professionisti che forniscono tutta una serie di servizi e risorse. Il setting lavorativo più ampio per i counselor è quello scolastico. A partire approssimativamente dal 1995, abbiamo visto counsellors collocati ad ogni livello del sistema educativo governativo: dagli asili nido alle scuole elementari, medie e superiori.

Amandi Mboya, Kenya: Il ruolo e la funzione di un counselor nella mia esperienza sono quelli di un insegnante – qualcuno che conosce e capisce le difficoltà di un’altra persona, sia che si tratti di problemi interni o esterni. Il suo ruolo è quello di guidare la persona in cerca di aiuto verso una qualche forma di guarigione o di adattamento migliore alla situazione.


Come si è sviluppato il counseling negli ultimi dieci anni nel tuo paese, e in che direzione lo vedi rivolto nel prossimo decennio?

Erik Mansager, Svizzera: C’è stata di recente una importante decisione legislativa a tutela dei counselor, che avevano chiesto al governo federale la concessione del privilegio di ottenere un diploma federale, necessario per il riconoscimento federale del ruolo ufficiale della professione. Questo è stato loro concesso nonostante l’obiezione della Società Psicologica Svizzera. Gli psicologi hanno obiettato per varie ragioni: che i counsellor avrebbero sottratto loro del lavoro; che il titolo e l’obiettivo di fornire psicoterapia avrebbero confuso il pubblico; e che i counselor non avevano la formazione necessaria per trattare la psicopatologia. La corte ha negato la validità di questo reclamo, osservando che la legge di mercato si sarebbe occupata dell’aspetto commerciale, e che altre nuove professioni nascono e svaniscono senza creare confusioni nel pubblico che non possano essere corrette dall’educazione; e che l’applicazione proposta dai counselor faceva già notare che i casi di severa psicopatologia sarebbero sempre stati indirizzati alle appropriate figure professionali. Questa è stata una importante vittoria per la nostra professione in questo paese. Promuoverne il risultato, disegnare ed offrire l’esame sono i compiti immediati che ci attendono ora.

Gilberto Salinas, Texas e Mexico: La gente è ancora legata al familismo, e tende a mantenere le cose in famiglia. Ciononostante, lo stigma connesso alla ricerca di aiuto professionale al di fuori dell’ unità familiare o della chiesa sembra decrescere lentamente, in particolare tra individui in età universitaria. In teoria, il counseling nel Messico è stato di forte impronta freudiana. Ciononostante, ultimamente altre teorie stanno guadagnando favore, come la Gestalt e quella basata sulla persona. Nelle decadi future credo che assisteremo a una proliferazione di diversi approcci teorici. A causa degli anni di violenza legata al traffico di droga, vedo il Messico come un crocevia per lo sviluppo e il consumo di approcci terapeutici centrati sul trauma.

Raymond Cheong, Singapore: Nell’ultimo decennio ho assistito all’ascesa della pratica del counseling nella scala professionale qui a Singapore, con una sempre maggiore consapevolezza da parte del pubblico a proposito dell’ importanza del counseling. Confido che attraverso una maggiore regolazione e migliori controlli possiamo rendere il counseling una professione più rispettata all’interno della cultura dominante come modo olistico di cercare aiuto umano a livello mentale, dell’apprendimento, e di prospettiva, senza bisogno di farmaci o di classificazioni spregiudicate delle persone all’interno di uno spettro di categorie svantaggiate, stabilite a fini didattici e per la convenienza di altri professionisti.

Gudbjörg Vilhjálmsdóttir, Islanda: Il counseling sta cambiando velocemente. Nel 2008 è stata approvata una legge che garantisce a tutti gli studenti il diritto al counseling. La professione del counseling ha ottenuto una licenza professionale nel 2009. A partire dalla crisi economica del 2009 i/le counselor per adulti sono stati/e molto attivi nel creare tipologie di intervento innovative e di successo con i disoccupati. Vedo il counseling in Islanda diretto verso una sempre maggiore organizzazione e una programmazione più comprensiva che enfatizza meno il counseling personale e più il counseling professionale e l’educazione professionale. Per il momento, mi piacerebbe che avessimo una visione più condivisa, e fortunatamente nel Ministero dell’Educazione vi è un’enfasi crescente sulla legislazione a questo riguardo.

Hildah Mokgolodi, Botswana: Il Botswana ha migliorato la propria formazione dei counselor professionali, con l’Università del Botswana che ha prodotto i suoi primi laureati a livello di Master un decennio fa. L’Università ha adesso dato inizio ad un programma di laurea triennale. Vi era un’associazione che ebbe inizio e poi morì di morte naturale. In ogni caso, sono orgogliosa di dire che adesso abbiamo una solida associazione di counselling che, insieme ad altri rilevanti portatori di interessi, sta lavorando sull’approvazione di una legge sul counseling da parte del Parlamento. Il Ministero dell’Educazione e della Formazione Professionale ha aumentato il numero di insegnanti che hanno partecipato a corsi di counseling e di psicologia a lungo termine, e questa rimane l’ intenzione anche per i prossimi anni.

Tolga Nasuh Aran, Turchia: Sono visibili molti segni di progresso nel counseling turco di oggi. In breve, ci confrontiamo con questioni riguardanti i ruoli e le funzioni dei counselor, come anche le credenziali necessarie per divenire counselor, questioni che restano a tutt’oggi senza una risposta. Come risultato, la professione del counseling in Turchia, come in molti paesi, sembra ancora essere in cerca di una propria identità professionale.

Amandi Mboya, Kenya: Il counseling tradizionale è esistito per anni. D’altro canto, il counseling professionale è un concetto nuovo che sta guadagnando terreno con la maggior parte delle persone. Probabilmente l’emergenza della pandemica dell’HIV/AIDS ha accelerato la diffusione del concetto di counseling professionale. Il counseling professionale è qui per rimanere.


Cosa terresti a far sapere ai lettori di quest’articolo a proposito del counseling nel tuo paese?

Nahla Eltantawy, Egitto: L’idea che vorrei comunicare ai counselor negli Stati Uniti, dopo avere lavorato sia negli US che in Egitto con individui, coppie e famiglie, è che la gente è la stessa dappertutto. Sono umani. Certo, ci sono differenze culturali di cui il counselor dovrebbe essere consapevole e sensibile, ma non si tratta di barriere. La gente condivide ovunque le stesse paure, le stesse insicurezze e gli stessi sogni.

Yukio Fujikura, Giappone: Per la maggior parte dei giapponesi non ci sono differenze tra i counselor e gli psicologi clinici. Però, per essere un rinsho shinrishi (psicologo clinico) devi sapere come usare e come interpretare un Rorschach test. Il problema è che sempre più giapponesi sono arrivati a credere che solo i rinsho shinrishi, con il loro ordine professionale sostenuto indirettamente dal Ministero dell’Educazione, siano counselor legittimi. Al contrario, gli psicologi clinici che lavorano part-time senza avere ricevuto una formazione appropriata non dovrebbero essere chiamati counselor scolastici. Dal mio punto di vista non abbiamo bisogno di test di Rorschach per aiutare studenti che soffrono a causa del bullismo o del rifiuto della scuola, o per aiutare una coppia a superare i propri problemi coniugali.

Rachel Erhard, Israele: Una cosa che colpisce nel counseling scolastico in Israele è la sua costante crescita e la diffusione del counseling in molti ambiti del sistema educativo. Continua a crescere il numero di questioni che vengono percepite come appartenenti al ruolo del/la counselor. La buona notizia è che il counseling scolastico è visto come parte integrante del sistema educativo israeliano. L’ostacolo è che i counselor scolastici hanno, oltre ai loro ruoli tradizionali, sempre più responsabilità professionali – molestie sessuali, deficit di apprendimento, intervento di crisi, figli di famiglie divorziate e altro – senza ricevere a livello contrattuale le risorse temporali addizionali (in termini di ore) che servirebbero per completare tutti i loro compiti.

Klaus Lumma, Germania: Vorrei che i lettori sapessero che il counseling in Germania ha due radici, entrambe nate nel 1913: La psicologia individuale di Alfred Adler, viennese, e il concetto di orientamento personale (Ingl: personal guidance) di Frank Parson, che ebbe inizio a Boston. Il primo è stato utilizzato con diversi sviluppi nel campo del counseling individuale psicodinamico/biografico, il secondo per la supervisione strategica e l’orientamento in relazione alle questioni professionali.

Buthaina Mohamed Baqir, Oman: In questa regione il counseling si trova ancora in uno stadio infantile del proprio sviluppo, e sarà necessario un ampio sforzo coordinato per renderlo una disciplina riconosciuta. L’appoggio familiare è ampio in questa regione, ma a causa del periodo di transizione e alle differenze generazionali tra genitori e figli/e, il counseling in questo momento è comunque necessario. La gente si rivolge ancora a familiari e amici per discutere le cose. Queste si possono risolvere in modo favorevole o no, ma vengono risolte. Il counseling come disciplina è ancora marginalizzato da molti ai vari livelli della società.

Nathan Fischer, Austria: Farsi conoscere qui come lo stesso tipo di professionista che si sarebbe negli Stati Uniti sembra essere una questione di stabilire la propria autorità. L’Austria ha fatto della burocrazia una scienza, e stabilire le proprie credenziali qui è un processo tedioso, lungo, e costoso, e che io non sono ancora stato in grado di completare pienamente. Se hai intenzione di lavorare qui come counselor dovrai fornire la documentazione corretta ed attraversare i canali appropriati. In breve, fai la tua ricerca prima! In secondo luogo, ovviamente, c’è la barriera del linguaggio. Sono arrivato in Austria credendo di trovare un lavoro in una scuola di lingua inglese come counselor scolastico. Quando quell’opportunità si è vanificata sono rimasto in cerca di un altro lavoro. Ovviamente, il counseling è un professione di tipo verbale – noi parliamo con i nostri clienti. Non solo ci parliamo; dobbiamo avere una vera padronanza della lingua che usiamo nel counseling. Il mio tedesco è migliorato molto negli ultimi tre anni, ma non mi sento ancora abbastanza confidente da poter discutere il mondo interiore di un/a cliente in tedesco.

Helena Ng, Macau e Hong Kong: Innanzitutto, vorrei che i lettori sapessero che le persone a Hong Kong e a Macau non sono completamente ignoranti o estranee al concetto di counseling. La gente a Hong Kong e Macau si è rivolta al counseling ormai da anni. In secondo luogo, l’identità del counseling è molto debole. Come potrebbe non esserlo? Non esistono qui programmi di counseling offerti dalle più importanti istituzioni scolastiche. Terzo, le credenziali e gli standard degli operatori possono essere molto diversi come risultato della mancanza di condizioni per ottenere una licenza o un certificato che ci metta in grado di praticare la professione. É cruciale che la professione stabilisca un insieme concordato di standard etici che guidino i comportamenti dei counselor professionali. Infine, il bisogno di counseling è evidente, ma sembra che questa richiesta non venga ancora avvertita. I motivi di questa situazione sono probabilmente legati all’ identità debole del counseling; allo stigma o connotazione negativa associati al counseling; alla mancanza di dati empirici che supportino l’efficacia del counseling; e all’assenza di pubblicità pertinente dei servizi di counseling.

Gudbjörg Vilhjálmsdóttir, Islanda: Vorrei che tutti voi che ci leggete sappiate che se non fosse per le associazioni internazionali come l’Associazione Americana di Counseling (ACA) o l’Associazione Internazionale per l’ Orientamento Vocazionale (IAEVC), così come le associazioni islandesi Nordiche, qui in Islanda noi non avremmo potuto progredire come veri professionisti. La cooperazione internazionale è vitale per noi.


Che lezione o idea del tuo paese vorresti condividere con i counselor negli Stati Uniti? In che modo pensi che il counseling negli Stati Uniti possa trarre beneficio dal modo in cui esso viene praticato nel tuo paese?

Hildah Mokgolodi, Botswana: Il counseling non è diagnostico, e si applicano poche etichette sui clienti nel Botswana, tranne che quando questo viene fatto da psicologi che fanno counseling. Crediamo che l’assenza di diagnosi riduca lo stigma, visto che anche solo servirsi del counseling viene comunque stigmatizzato di per sè.

Usha Nair, India: La maggior parte delle persone in India credono fortemente nel destino/fato. Se questo da una parte conduce all’apatia nel risolvere questioni personali, dall’altra aumenta la pazienza e la capacità di tollerare frustrazioni/sofferenza. Piuttosto che affidarci pesantemente a tecniche di counseling “da manuale” o concentrarci su quale teoria/approccio adottare verso i clienti, a volte è utile esplorare e rinforzare il loro spirito attraverso l’ascolto attivo, l’incoraggiamento, il pensiero positivo e, quando appropriato, l’umorismo. Inoltre, mi sembra che i counselor negli Stati Uniti siano piuttosto generosi nel dispensare “pensiero positivo” su ogni cosa e su tutto. Penso che vada bene ogni tanto lasciare che il cliente possa anche “guadagnerselo”.

Becky Aud-Jennison, Nuova Zelanda: Il mio messaggio per i counselor degli Stati Uniti sarebbe di considerarvi fortunati per il fatto che il counseling sia riuscito ad accumulare il rispetto e la regolamentazione professionale necessari per la legittimizzazione e lo sviluppo che questa pratica ha raggiunto in America. Non date per scontato che le altre nazioni siano più progressiste. E non perdete di vista il fatto che questa professione non si manterrà a galla magicamente. Sostenete nei vostri paesi gli standard di eccellenza e la regolazione che sono già serviti per il consolidamento del counseling come caratteristica permanente della società americana.


Cosa del modo di praticare counseling negli Stati Uniti vorresti venisse assorbito dal counseling nel tuo paese?

Erik Mansager, Svizzera: Anche se il passato ha visto una lunga lotta svolgersi anche negli Stati Uniti, sarebbe bello se le professioni dell’aiuto/d’aiuto potessero cooperare allo stesso modo qui di come stanno facendo sempre di più negli US in questo momento. Qui gli assistenti sociali e gli psicologi sembrano abbastanza protezionisti e, peggio ancora, esclusivi. Tende a succedere che se non si ha una formazione psicologica svizzera o un suo stretto equivalente non si è benvenuti a praticare qui.

Usha Nair, India: Nella mia esperienza, molti clienti in cerca di aiuto professionale si aspettano che il/la counselor si sostituisca a loro nel risolvere le loro questioni, oppure che possa offrire loro soluzioni e risposte entro una o due sessioni. Spesso sono abbastanza riluttanti a fare i “compiti” o ad esplorare opzioni diverse prima di prendere una decisione che possa migliorare la propria situazione. Il counseling qui trarrebbe beneficio dalla pratica di incoraggiare i clienti ad essere proattivi nel loro processo di guarigione ed “empowerment”, piuttosto che concentrarsi sulle soluzioni (fornite solo dal/la counselor).


Che ostacoli confrontano la professione del counseling nel tuo paese?

Nahla Eltantawy, Egitto: 1) La mancanza di conoscenza a proposito di questa professione. 2) Lo stigma. La maggior parte del pubblico pensa che solo persone folli o gente incapace di affrontare o di tollerare le difficoltà della vita vadano dai/lle counselor. Anche i media, a dire la verità, svolgono un ruolo importante a questo riguardo. 3) Il modo in cui gli uomini percepiscono la terapia. La maggior parte degli uomini in Egitto considera i counselor come invasori della propria privacy, e non permette alle proprie mogli di cercare aiuto. Inoltre, gli uomini pensano che sia una vergogna rivolgersi per aiuto ad estranei, dal momento che come uomini “sanno già tutto” e sono “perfettamente in grado di risolvere i propri problemi”, se pure dovessero ammettere di avere dei problemi, tanto per cominciare. 4) La mancanza di leggi che determinino le qualificazioni o i certificati necessari per praticare la professione. 5) Problemi finanziari. L’Egitto è un paese in via di sviluppo in cui il 40% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà - $2 al giorno - per cui pochissime persone possono permettersi di vedere un/a counselor. Inoltre, non abbiamo un sistema sanitario nazionale in grado di pagare per questo tipo di servizio. In aggiunta, le organizzazioni non-governative non forniscono questo tipo di servizi dal momento che hanno altre priorità più essenziali, come offrire ai poveri aiuto per i loro bisogni primari. Sfortunatamente, in un paese come l’Egitto il counseling viene considerato come “un lusso”.

Nathan Fischer, Austria: Direi che l’ostacolo maggiore è costituito dalla percezione culturale di come avviene il cambiamento, e del significato di una richiesta di aiuto. Il lavoro dei counselor è aiutare la gente a cambiare vari aspetti deIla propria vita. Negli ultimi tre anni, la mia esperienza è stata che quando l’austriaco medio cerca di cambiare qualcosa nella propria vita per la maggior parte cerca di lottare da solo. Non sono inclini a cercare l’aiuto di un/a professionista. Questa è una cultura orgogliosa, forte, resistente e lavoratrice, con molte qualità meravigliose, vorrei solo poter fare di più per educare la gente sui vantaggi del chiedere aiuto a un/a counselor, e su quanto questo possa davvero essere utile per migliorare la qualità della propria vita e delle proprie relazioni.

Hildah Mokgolodi, Botswana: Nel Botswana il counseling non è stato professionalizzato per molto tempo e tuttora non è regolato da alcun atto governativo. Di conseguenza, i counselor – professionali, paraprofessionali o non professionisti – non possono essere ritenuti responsabili per violazioni del codice etico.

Buthaina Mohamed Baqir, Oman: La consapevolezza di quello che il counseling può offrire, e della varietà dei servizi di counseling e delle diverse specializzazioni. Inoltre, qui non abbiamo protezione legale, per cui se un cliente dovesse suicidarsi non abbiamo nessuna legge che ci protegga [in quanto counselor].

Erik Mansager, Svizzera: Anche se abbiamo ottenuto un riconoscimento professionale e l’autorizzazione ad avere un diploma, la lotta per il riconoscimento di copertura assicurativa resta tuttora da iniziare. Ci vorrà del tempo, ma probabilmente sarà inevitabile.


In che modo speri che la professione del counseling possa evolversi nel tuo paese?

Gudbjörg Vilhjálmsdóttir, Islanda: Al momento sto lavorando alla creazione di un sistema web integrato per l’intero paese, il che significa che considero essenziale l’uso della tecnologia al fine di raggiungere tutti i membri della comunità. Mi piacerebbe che la professione del counseling evolvesse di pari passo con gli utilizzatori della tecnologia verso una situazione in cui ogni cittadino può accedere facilmente al counseling e può imparare a gestire la propria carriera, e che l’assistenza offerta sia ben organizzata ed utile.

Usha Nair, India: I counselor possono aiutare i loro clienti e il pubblico a vedere il loro servizio come un’ulteriore via per conseguire il benessere. Occorre che le entità interessate – il governo, la sanità pubblica, le scuole, le organizzazioni non-governamentali ecc. – lavorino tutte insieme per migliorare l’infrastruttura e per aumentare i sovvenzionamenti, affinchè questo servizio diventi accessibile a tutti coloro che ne hanno bisogno o che possono trarne beneficio. Esse possono anche combattere l’immagine negativa della malattia mentale attraverso l’educazione e la presenza sul territorio.

Klaus Lumma, Germania: Mi piacerebbe sentire i tedeschi usare il termine internazionale counseling invece del termine tedesco psychosoziale berating, che è equivoco ed anche troppo limitato. La professione del counseling in Germania avrebbe maggiore sostegno politico e potere se le varie scuole di counseling si unissero davvero in un’unica associazione e usassero il termine counseling.

Tolga Nasuh Aran, Turchia: Il progresso più importante e necessario sarà l’approvazione del counseling professionale. Dobbiamo creare leggi per la nostra professione. Dobbiamo costituire organizzazioni come la NBCC e CACREP (degli Stati Uniti). I counselor dovrebbero finire la supervisione. Dopo la supervisione, il concilio dovrebbe approvare la licenza. In questo modo, un counselor potrebbe lavorare con una licenza. I programmi post-universitari devono essere aperti non solo per i ricercatori ma anche per i clinici. Ci dovrebbe essere un programma di studio basato sul counseling in tutte le università.

Nahla Eltantawy, Egitto: Spero che un giorno in Egitto il counseling diventi un servizio strutturato, regolato, libero da stigma, accessibile, ed economico.


Volete saperne di più? Le seguenti risorse possono aiutare i counselor ad essere coinvolti e ad imparare di più sui temi del counseling internazionale:

- ACA International Counseling Interest Network (contattare Holly Clubb sll’indirizzo hclubb@counseling.org per iscriversi)
- Journal of Counseling & Development dell’ACA contiene una sezione speciale sul counseling internazionale in ogni numero.
- Counseling Around the World: An International Handbook, edito da Thomas H. Hohenshil, Norman E. Amundson e Spencer G. Niles, e pubblicato dall’ACA. Counselor nativi e principali esperti di 40 paesi discutono le opportunità di crescita e le sfide da affrontare nei propri pasei (visitate l’ACA Online Bookstore all’indirizzo counseling.org/publications/bookstore).
- International Association for Counselling (iac-irtac.org)
- International Journal for the Advancement of Counselling viene pubblicato con l’auspicio della International Association for Counselling e promuove lo scambio di informazioni sulle attività di counseling in tutto il mondo. (springer.com/psychology/psychotherapy+%26+counseling/journal/10447)
- NBCC International (nbccinternational.org)
- Counselors Without Borders (counselorswithoutborders.org)
- Journal for International Counselor Education, pubblicato dall’Università del Nevada, Las Vegas, è un giornale scientifico con revisione paritaria che promuove l’educazione e la supervisione dei counselor a livello internazionale (digitalscholarship.unlv.edu/jice).


Autore: Lynne Shallcross, Senior editor di Counseling Today
Traduttore: Maria Grazia Di Giorgio, Supervisor Counselor accreditata da AssoCounseling.

La versione integrale del presente articolo, pubblicata nel numero di giugno 2013 di Counseling Today è disponibile sul web all’indirizzo: http://ct.counseling.org/2013/06/global-influence/

titolo: Influenza globale
autore/curatore: Lynne Shallcross
argomento: Counseling
fonte: Counseling Today, giugno 2013
data di pubblicazione: 18/06/2013
keywords: american counseling association, counseling today, counseling nel mondo

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