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Il counseling in scena


 
Care colleghe, cari colleghi, in merito alle molte comunicazioni che nelle ultime settimane sono apparse sui social media, destando perplessità e generando dubbi, le scriventi associazioni professionali di categoria di counseling, unitamente alla federazione nazionale, attraverso questo breve comunicato congiunto intendono riportare un po' di ordine e di chiarezza nella confusione generale.

Le così dette "nuove professioni" vivono, per loro natura, un iter di inserimento complesso nel tessuto sociale, culturale e lavorativo, che richiede un tempo naturale di assimilazione.

Anche la nostra professione, emergendo sempre più nel quotidiano professionale, deve necessariamente attraversare questo passaggio. La resistenza opposta dalle realtà preesistenti è dunque parte naturale in questo processo ed è direttamente proporzionale alla forza con cui la nostra professione si sta affermando. La dinamica controversa tra le nuove professioni emergenti e gli ordini professionali è da oltre 15 anni oggetto di dibattito in questo paese. Non si tratta di un mero problema tra "counselor e psicologi": le radici sono da ricercare in un profondo mutamento antropologico e culturale che mette in crisi identità professionali storiche.

È in questa visione più allargata che vogliamo cogliere le strade da percorrere. È all'interno di questo naturale iter di inserimento del nuovo in un tessuto preesistente, che le resistenze si sono attivate.

Resistenze espresse da alcuni professionisti psicologi e da alcune sigle di categoria. Resistenze rappresentate, seppur con alcuni distinguo, dal Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi (CNOP) e da alcune sigle professionali.

Occorre però ricordare che non tutti i professionisti psicologi la pensano così. Molti di essi collaborano quotidianamente con counselor: nelle équipe professionali, all'interno di cooperative e comunità, nelle scuole e negli ospedali, negli studi associati, nelle aziende. Allo stesso modo non tutte le sigle che rappresentano la psicologia professionale italiana hanno assunto la medesima posizione.

È importante dunque ribadire che, questa fase di passaggio, non può e non deve trasformarsi in una battaglia tra professionisti. La dialettica deve rimanere sul piano istituzionale e politico professionale ed è proprio in questo contesto che va cercata la soluzione.

La sfida è dunque quella di definire in modo sempre più preciso e inequivocabile "Chi è il counselor", "Cosa fa il counselor", "Come lo fa" e "A chi si rivolge" e ciò a tutela dei nostri clienti, di noi professionisti e della nostra professione e della sua identità. A tal fine sono stati attivati gruppi di lavoro inter-associativi dedicati ad approfondire queste specifiche tematiche che produrranno a breve le loro riflessioni condivise e che a nostra volta condivideremo con tutta la comunità professionale.

Questo nostro impegno vuole rendere sempre più chiara la nostra identità e il nostro intervento anche ai nostri clienti che, seppure a nostro avviso sono già assolutamente in grado di distinguere tra un counselor e un professionista di altra formazione, riceveranno un ulteriore beneficio da questa nostra chiarezza. Questa è la nostra posizione congiunta: operare con forza per la chiarezza e il rafforzamento dell'identità della professione di counselor.

Alle frequenti domande poste nelle ultime settimane e inerenti la sentenza n. 13020/2015 del TAR Lazio, che ha interessato il Ministero dello Sviluppo Economico, quello della Salute e l'associazione AssoCounseling, trovate esaustive risposte sui nostri rispettivi siti web.

Ci preme tuttavia evidenziare almeno un paio di punti:

1) Tale sentenza riguarda esclusivamente il procedimento amministrativo con cui i due Ministeri hanno valutato la richiesta di inserimento di AssoCounseling negli elenchi del Ministero dello Sviluppo. Infatti il ricorso del CNOP è stato mosso contro i due Ministeri e non contro l'associazione di counseling.

2) Tale sentenza, di primo grado e appellata (il Consiglio di Stato si esprimerà tra circa un paio di anni), non riguarda minimamente il counseling tout-court. Vogliamo inoltre ribadire l'assoluta necessità di affiancare il CoLAP - e gli oltre 300.000 professionisti che rappresenta - lungo la strada che porta alla piena applicazione della Legge 4/2013, con l'obiettivo di condividere una strategia comune di affermazione della libertà professionale nel nostro paese.

Ci teniamo infine a sottolineare che il nostro riferimento principale è l'utente finale: ricordiamo infatti che tutte le associazioni professionali di categoria - pur non vincolate da alcuna norma - portano avanti da sempre la logica dell'aggiornamento e della supervisione professionale permanente e obbligatoria, la diversificazione dei livelli di esperienza e degli ambiti professionali, la promozione di un'informazione completa e trasparente.

Tutto questo ad esclusiva tutela del cittadino che, opportunamente informato e salvaguardato dal monitoraggio delle competenze dei professionisti associativi a cui si rivolge, esercita così il suo pieno diritto di scegliere il tipo di percorso che ritiene più adeguato per il proprio benessere.

22 dicembre 2015

Scarica il comunicato congiunto in formato Pdf.

f.to Chiara Bartoletti, Presidente AICo
f.to Immacolata Bruzzese, Presidente ANCoRe
f.to Patrizia Guazzoni, Presidente AProCo
f.to Lucia Fani, Presidente AssoCounseling
f.to Raffaele Mastromarino, Presidente CNCP
f.to Salvatore Danilo D'Alessandro, Presidente FAIP Counseling
f.to Tommaso Valleri di Setriano, Presidente Federcounseling
f.to Marco Andreoli, Presidente REICO
f.to Candida Mantini, Presidente SICOOl

titolo: Sentenza 13020/2015: cosa dicono le associazioni
autore/curatore: Segreteria
fonte: AssoCounseling
data di pubblicazione: 23/12/2015
tags: sentenza 13020/2015, tar lazio, assocounseling, federcounseling, riforma professioni, cnop

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